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La Stampa: la Juve di Sarri prende forma ma resta l’incubo dei calci piazzati

La vulnerabilità sulle palle inattive è un vizio antico, antecedente al tecnico toscano, ma acuito dalla sua scelta di marcare a zona

La Stampa: la Juve di Sarri prende forma ma resta l’incubo dei calci piazzati

La partita di Champios giocata dalla Juventus a Madrid offre diverse chiavi di lettura, scrive Antonio Barillà su La Stampa. Da un lato dà ottimismo, perché pareggiare in casa dell’Atletico non è mai scontato e anche per i due gol segnati. Dall’altro però, apre la strada ad inquietudine e critiche, per la vanificazione dei due gol e per leggerezze inammissibili da parte della squadra.

I tifosi bianconeri si dividono. C’è chi osanna Sarri per i due gol segnati, cosa mai riuscita ad Allegri, e chi lo accusa di essersi fatto rimontare, cosa che l’ex allenatore non avrebbe mai permesso.

“La verità è che la Juve sta cambiando pelle e dobbiamo abituarci a un modo nuovo di vivere le sfide: più sfacciato e insieme più rischioso, fatto di emozioni e di brividi, da valutare senza paragoni, attenti a non eccedere in elogi o frecciate”.

Non si può pretendere che in poche partite siano metabolizzati i dettami del sarrismo, del resto. La buona notizia, però, è che il gioco di Sarri almeno si intravede. Si era visto già a Napoli per un’ora, si è rivisto a Madrid, anche se poi è arrivata la rimonta.

Quello che invece allarma, scrive Barillà, è

“l’illusorietà del controllo, la vulnerabilità improvvisa specie sulle palle inattive. Vizio antico, antecedente a Sarri, ma acuito dalla scelta di marcare a zona: su 5 gol subiti finora, 4 sono sbocciati da piazzati”.

Lo stesso Sarri ha dichiarato, dopo il pareggio con l’Atletico, di avere difficoltà a digerire il primo gol degli spagnoli, una “palla lentissima, su cui bastava toccare l’avversario”.

Ha detto che c’è da migliorare, e che i particolari costano tanto.

“Non cambierà idea, anche perché il problema, a suo giudizio, non è quello: «Servono aggressività e attenzione, se siamo passivi lo siamo anche a uomo». «È un problema di cattiveria e posizione – aggiunge Blaise Matuidi -. Riguarda tutti, dobbiamo imparare». Serve pazienza, in fondo è una rivoluzione: un cambio di filosofia, non solo di tattica”

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