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Anche a Lisbona vogliono bene a Koulibaly

Dopo l’autogol al Perugia, a Ferrario abbiamo voluto ancora più bene. Vale lo stesso per Kalidou. Potrei innamorarmi di Lozano e addirittura prendere in simpatia Llorente, ma una cosa alla volta

Anche a Lisbona vogliono bene a Koulibaly
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Domenica mattina a Lisbona, dove mi trovo per qualche giorno di vacanza, in una delle tante meravigliose e bianche scalinate, incappo in un albero sulla cui corteccia è scritto il nome Kalid. Non ci sono biglietti o altri segnali che possano aiutare a comprendere il motivo di quel nome scritto su di un albero. Decido di attribuire un significato personale: quel Kalid non è altro che un Kalidou abbreviato, dev’essere il segnale che Lisbona manda al difensore del Napoli, un segnale di conforto, di speranza, e – contemporaneamente – un disegno di forza e resistenza. Cos’altro significa, altrimenti, un albero grande che cresce tra le scale in salita? Che altro vuol dire trovarlo sotto un cielo azzurro, talmente intenso da togliere il fiato? In tutto questo ci ho visto bellezza e qualcosa che ricomincia. Perciò ho scattato una foto di quell’albero, l’ho mandata a Koulibaly su Instagram e ho scritto una cosa molto semplice: “Anche a Lisbona ti vogliono bene”. Non è una cosa scritta tanto per dire, penso sul serio che quelle case bianche, gli azulejos, le viste mozzafiato, le chiese, il fiume e poi l’Atlantico, tutta quella bellezza messa insieme, se interrogata, non avrebbe motivo di non voler bene al difensore del Napoli.

Di autogol incredibili è piena la storia del calcio, ad alcuni finisci per affezionarti. Tutti i tifosi del Napoli ricordano quello incredibile di Ferrario in spaccata, contro il Perugia, nel campionato 1980-81. A Ferrario dopo gli abbiamo voluto più bene. Quello di Koulibaly fa parte di quella categoria di autogol, incredibile per essere vero, e invece è vero. Ma è un episodio, è accaduto a inizio campionato, ha tutto per non essere decisivo, Kalidou farà sì che lo resti. Anche i campioni sbagliano, si sa. In questo caso parlerei proprio di sfortuna, che comprende l’errore, il minuto in cui accade, il fatto che risolva una partita recuperata da 3 a 0 a 3 a 3, il fatto che la risolva a una Juventus che non ci sperava più, che nemmeno provava a sperarci. Così vanno le cose. A Lisbona il cielo azzurro e fa caldo, un caldo secco che non fa sudare, fino alle cinque, sei, del pomeriggio, poi arriva il vento, arriva puntuale, torna sempre. Kalidou tornerà ogni volta che verrà fischiato l’inizio di una partita.

Voi che l’avete vista, della partita, saprete più di me. Io guardavo gli aggiornamenti mentre cenavo, e dopo il quarto gol della Juve speravo che ci fosse più tempo per recuperare, che cavolo, io ero un’ora indietro, doveva pur contare qualcosa.

Il Napoli ha perso, proseguiamo, andiamo avanti. Ci sono cose che non ci convincono, che ancora non capiamo, ma sono le prime giornate, sono certo che dopo la sosta ne sapremo di più. La felicità, però, per i 3 gol realizzati da tre calciatori nuovi, grandi speranze, di nuovo.

Alcune cose sparse che vi voglio dire prima che questo pezzo breve finisca. A Lisbona il ristorante più brutto che io abbia visto si chiama CR7. Britos, per esempio, dove è finito? Ho comprato una stecca di un vecchio biliardino, quella di centrocampo, gli omini hanno i colori del Benfica. Il ragazzo che la vendeva si è dichiarato tifoso, poi ha finto di provare una grande passione per il Napoli, ma non mi ha convinto. Potrei innamorarmi di Lozano e addirittura prendere in simpatia Llorente, ma una cosa alla volta.

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