Ponte Morandi. Dubbi sui due progetti di retrofitting: troppo diversi tra loro

Dal secondo incidente probatorio emerge il sospetto che il disegno di rafforzamento (mai realizzato) sia stato alterato dolosamente

Ponte Morandi. Dubbi sui due progetti di retrofitting: troppo diversi tra loro

Il progetto di retrofitting che avrebbe dovuto rafforzare gli stralli delle pile 9 (quella crollata) e 10 del Ponte Morandi – elaborato nel 2017 e che avrebbe dovuto partire a fine 2018 se il viadotto non fosse crollato – non ricalcava per niente quello che aveva interessato il precedente intervento, datato 1992, effettuato sul pilone 11. Il pubblico ministero Massimo Terrile, adesso, vuole capire come mai.

Lo scrive Repubblica Genova. Il paragone tra i due progetti è venuto fuori ieri, nel corso della prima udienza del secondo incidente probatorio sul crollo, che sarà incentrato sulle vere e proprie cause della tragedia che ha provocato 43 vittime.

Interrogato dal pm nei mesi scorsi, Bruno Santoro, dirigente della prima Divisione alla Direzione generale della vigilanza sulle concessionarie autostradali ed ex membro della commissione di inchiesta del Mit, aveva rilasciato importanti dichiarazioni sul progetto di consolidamento del 2017. Uno dei pochissimi a non fare scena muta, il suo verbale di interrogatorio è tra i più interessanti finora raccolti.

Santoro aveva raccontato che Autostrade aveva presentato l’intervento di retrofitting come un intervento meramente locale, cosa che secondo lui era assolutamente inaccettabile per l’importanza del lavoro e che dipendeva da un tentativo della concessionaria di eludere verifiche e collaudi, data la criticità del ponte.

Gli aveva risposto Autostrade, dichiarando che la qualifica di “intervento locale” rispettasse rigorosamente il Decreto Ministeriale 14 gennaio 2008.

In mezzo, però, c’è anche il ruolo del Mit: ha vigilato sulla concessionaria? Ne aveva mezzi e risorse, soprattutto?

Il gip dovrà adesso decidere quali dei 40 quesiti preparati dalla Procura (che ripercorrono un po’ tutta la storia del ponte) vorrà accogliere.

Scrive Il Secolo XIX:

“Sono tantissimi gli argomenti sui quali occorre fare piena luce, soprattutto da quando hanno preso campo le prime ipotesi di falso. Procura e Guardia di Finanza ipotizzano, infatti, che i dati sulla salute del Ponte Morandi trasmessi da Autostrade al Ministero, proprio a corredo del progetto di retrofitting, siano stati «alterati»”.

Ora, anche i legali degli indagati dovranno poter avere tempo sufficiente per esaminarli e, eventualmente, contestarli. A tale scopo il gip ha rinviato l’udienza al 3 giugno prossimo.

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