“Gli smartphone? Non prima dei 13 anni e a regolarne l’uso deve essere il padre”

Repubblica.it intervista il pedagogista Daniele Novara: “Le madri hanno minore capacità di negoziazione”

“Gli smartphone? Non prima dei 13 anni e a regolarne l’uso deve essere il padre”

Il Papa ha paragonato il telefonino a una droga e genitori ed esperti si soffermano a ragionare sul tema. È di ieri, su Repubblica.it, l’intervista a Daniele Novara, fondatore del Centro Psico Pedagogico di Piacenza.

Novara conferma che la dipendenza dallo smartphone può essere assimilato a quello dalle sostanze stupefacenti, perché il suo uso smodato disattiva le aree cerebrali del controllo e si aggancia a quelle del piacere e indica come, principale imputato, soprattutto l’uso del cellulare per i videogiochi.

“I videogiochi sono la forma più pericolosa di dipendenza: devi partecipare nella logica del raggiungimento di un obiettivo. E il cervello si attiva in senso compensatorio: non stacchi sino a che non arrivi al risultato che cambia sempre e non è mai definitivo”.

Per questo, afferma il pedagogista, è necessario porre dei limiti ai ragazzi nell’utilizzo del cellulare, soprattutto, consegnare nelle loro mani uno smartphone non prima dei 13 anni, per non più di un’ora al giorno e mai di sera, per evitare disturbi del sonno.

C’è una parte dell’intervista di Novara che però ci ha colpiti più del resto. Quella in cui l’esperto ragiona su chi deve essere a porre i limiti, se mamma o papà. Ebbene, è il padre a dover dettare le regole, in una famiglia.

“Un adolescente è in grado di aggirare gli sbarramenti materni. Ha bisogno invece di una regolazione paterna. La madre tende ad essere affettiva ed emotiva. Normalmente il padre ha una capacità maggiore di negoziazione”.

Novara dichiara di rivolgersi ai genitori, “sempre più fragili nel mettere delle regole”, per aiutarli. E richiama i padri a intervenire. Sicuramente uno spunto di riflessione.

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