Ora i giornali grondano elogi per Allegri: «Odia il calcio ripetitivo, è l’unico in grado di sorprendere»

Repubblica: “adatta il pensiero laterale alla fissità tattica generalizzata, sa che i calciatori è meglio non ingolfarli di troppe nozioni». Persino Sacchi gli fa i complimenti

Ora i giornali grondano elogi per Allegri: «Odia il calcio ripetitivo, è l’unico in grado di sorprendere»
Photo Matteo Ciambelli

“Allegrata”

Fino a tre giorni fa era un allenatore superato, il freno a mano della Juventus. Viviamo tempi durissimi, in cui si è scambiato il calcio per la ginnastica ritmica. Dopo la gara di ritorno tra la Juventus e l’Atletico Madrid, i quotidiani grondano elogi per l’allenatore bianconero Massimiliano Allegri.

Repubblica si sofferma sull’idea chiave della partita: “arretrare Emre Can e stupire l’Atletico allargando il gioco”.

Soprattutto, Repubblica insiste su un elemento che contraddistingue Allegri e che è sempre più arduo trovare nel calcio di oggi: cambiare, “inventarsi qualcosa”.

I colpi di genio gli vengono sempre nelle partite senza rete, nelle situazioni disperate, quando sta con le spalle al muro e per uscirne deve inventarsi quella mossa inattesa, destrutturante, che è entrata nel vocabolario alla voce “allegrata”.

Scrive il quotidiano diretto da Verdelli: “Allegri è l’unico allenatore in circolazione, almeno a questi livelli, che abbia ancora il gusto di sorprendere, che adatti il pensiero laterale alla fissità tattica generalizzata, che non si vergogni di modellare la sua squadra su quella altrui: quello che altri definirebbero una genialata, per lui è intelligente umiltà”.

“I calciatori è meglio non ingolfarli di troppe nozioni”

E ancora:

Lui odia il calcio meccanizzato, ripetitivo, costruito sull’insistenza dei movimenti mandati a memoria, che poi rischiano di imballarsi nel pantano dell’imprevisto. Sa che una buona idea può anche funzionare senza provarla e riprovarla all’infinito e difatti la formazione che ha triturato l’Atletico è stata preparata in due giorni, tra domenica e lunedì, anche se in testa ce l’aveva da un po’. Ma lui sa che i calciatori è meglio non ingolfarli di troppe nozioni: in fondo, si tratta pur sempre di giocare al pallone.

Balsamo per le nostre orecchie. L’articolo prosegue ricordando le tante altre invenzioni di Allegri, come quando incartò Guardiola a Monaco di Baviera e perse all’ultimo secondo.

Walter Veltroni

Ma non è solo Repubblica. Lo fa anche la Gazzetta che ospita gli interventi di Walter Veltroni e Arrigo Sacchi che scrivono rispettivamente

Tra i difetti del nostro dna nazionale – è il finale dell’articolo di Veltroni – ce ne sono due: l’emotività dei giudizi per cui un allenatore è un genio se vince due partite ed è un minus habens se ne perde due. E questo vale non solo per il calcio. Tutto è emotivo, superficiale, mosso dal livore più che dalla ragione. L’altro difetto è la permanente tentazione di saltare sul carro del vincitore, cambiando spregiudicatamente casacca e opinione. Allegri quest’anno ha vinto, con la Juve, l’81,5% delle partite. Discuterlo è ridicolo. Apprezzarlo oggi significa non rimpiangerlo domani.

Arrigo Sacchi

E persino Sacchi è costretto a complimentarsi con lui:

Complimenti ad Allegri, grande protagonista di questa vittoria. A volte ho scritto che avrebbe dovuto avere più coraggio e giocare un football più offensivo: è andato oltre, ha indovinato tutto. Ha stravinto il confronto con Simeone, non soltanto con la tattica, ma anche con la strategia, come dimostra il dominio totale della partita. Diceva Sun Tzu, filosofo e generale cinese: «Quando si uniscono strategia e tattica nella stessa persona, questa diventa difficile da contrastare».

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