“Panni sporchi” il folgorante esordio di Stefania Surace

“GLI ABUSIVI” – Un romanzo di formazione scritto con un flusso di coscienza forte. Un testo che può essere paragonato ad un “Non ora, non qui” al femminile

“Panni sporchi” il folgorante esordio di Stefania Surace

Un romanzo di formazione

C’è una nascita letteraria folgorante nell’editoria napoletana: stiamo parlando di “Panni sporchi (pagg. 128, euro 12)” che il libraio-editore partenopeo Raimondo Di Maio ha da pochi giorni dato alle stampe. L’autrice è Stefania Surace una compositrice calabrese che ha distillato un racconto che è un romanzo di formazione scritto con un flusso di coscienza forte. Una ragazza vive in un paesino della Calabria dove frequenta lo Scientifico: è in uno di quei momenti che possono segnare ogni pubertà. Passa dalla realtà all’irrealtà senza una soluzione di continuità e la morte dei nonni la costringe a costruirsi un involucro dove rifugiarsi. Ha un’amica Lavinia che ha una madre depressa, che dipinge e s’innamora della prof milanese di Lettere; che ha molte esperienze sessuali ed un atteggiamento strafottente. Lei invece è una ragazza ordinaria che studia con profitto e pensa ad un saggio di pianoforte de la romanza senza parole di Mendelssohn.

Lavinia compone quadri dove c’è un buco nello spazio ed anche la sua amica ha nella vita queste aporie di senso. Perché anche lei ha un padre autoritario ed una madre che non la ama. Come il pino di una favola quindi dovrà trovare la forza dentro di sé e proteggere la sua vita come fa con il gattino cieco Leone. Perché ha capito che “quando smettevo di leggere e tornavo alla vita reale, mi sembrava di vedere tutto un po’ meglio. Solo l’arte e le parole la facevano essere sé stessa: “era come fabbricarsi da soli un nuovo paio di lenti a contatto. E poi mettersele e andare in giro e vedere chiaramente i fili che collegano tra loro i gesti con i pensieri, le facce con i sentimenti, le espressioni con i movimenti del­l’anima”.

“Non ora, non qui” al femminile

Tutto attorno a lei congiurava a non sentire ed a non essere se stessa e cominciava a capire il funzionamento di certi meccanismi: “Ero circondata da un senso di palude. Da forme arcaiche e primitive di esibizione di potere, di servilismo e strane forme di rispetto dell’onore. Ero circondata da un mondo torbido e falso, fatto di cose sporche, spacciate per oneste e sincere. E da un’assur­da, e folle, e ostinata, negazione dell’evidenza”. Quei panni sporchi che Lavinia voleva rendere trasparenti per essere amata. Quei panni sporchi che lei tentava di ripulire nella fuga dalla Calabria. La lingua della Surace è perfetta ed il suo testo può essere solo paragonato ad un “Non ora, non qui” al femminile. È nata una nuova scrittrice? Non lo sappiamo, ma quello che abbiamo letto testimonia di un esordio letterario che vale già molto.

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