La favola di Ianniello tra illusioni che generano la realtà

“GLI ABUSIVI” – “La Compagnia delle illusioni” opera seconda del 49enne casertano: un “Nel corpo di Napoli” neopostmoderno

La favola di Ianniello tra illusioni che generano la realtà

Opera seconda

Secondo titolo per il 49enne scrittore casertano Enrico Ianniello dopo il pluripremiato “La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin”. Per Feltrinelli ora c’è in libreria il suo ultimo “La Compagnia delle illusioni (pagg. 272, euro 17)”.

Antonio Morra è un attore che ha alle spalle una carriera fatta di un personaggio indimenticabile da soap opera il portiere Raffaele Baselice. Ma ora non riesce a dare sostanza concreta ai suoi sogni perché Lea la sua compagnia di vita e d’arte è morta in un incidente a Roma portando con lei il frutto della loro relazione: un figlio mai nato. Per sbarcare il lunario ora Antonio – che vive ancora a casa della madre, con la sorella Maria – ha due occupazioni precarie: dirige una compagnia amatoriale che sostanzialmente serve a coprire i sotterfugi dei dentisti che la patrocinano, e si è inventato una nuova identità, quella de ‘O Mollusco nella Compagnia delle illusioni.

‘O Mollusco

Cos’è questa creatura di una fantomatica Zia Maggie? È una company teatrale nascosta che agisce sulla realtà su committenza per deviarne il corso secondo il dettame: lascia che il fiore della tua illusione generi il frutto della tua realtà. Le rappresentazioni degli attori illusori vanno avanti finché ‘O Mollusco viene messo in quarantena dal gruppo perché troppo immedesimatosi dopo un caso.

In questo frangente il 48enne Antonio incontra la 25enne barista Beatrice ed inizia una storia con lei, mentre un non-partito che intreccia realtà e finzione inquina virtualmente le elezioni per il Sindaco di Napoli. Mollusco scoprirà il raggiro di cui è vittima e tra vari accadimenti cercherà una sua strada.

All’inizio delle lettura del testo sembra di trovarsi in un romanzo alla Pino Montesano: un “Nel corpo di Napoli” neopostmoderno de La Città partenopea, ma andando avanti si scopre il vero fine dell’opera: quello di strutturare il rapporto tra illusione e realtà trovando il giusto rapporto vitale tra i due termini antipodici. Magari ancorando bene alla realtà ogni nostra illusione. Ianniello ha uno stile suo proprio fatto di ritmo e poesia. Cosa dimostra la sua favola? Bisogna camminare per cercarsi nel vero rapporto tra la prigionia dei sogni ed il reale scelto e vissuto.

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