Diabete e sport, a Napoli un convegno scientifico di due giorni

Al Royal Continental il punto sui passi avanti compiuti nella pratica sportiva e anche agonistica: «Raggiunti traguardi impensabili»

Diabete e sport, a Napoli un convegno scientifico di due giorni

Al Royal Continental

“Diabete e sport”. Domani e dopodomani , presso l’albergo Royal Continental di Napoli, si terrà un convegno scientifico che farà il punto su uno dei temi più dibattuti della moderna medicina: il rapporto tra la terapia medica e l’esercizio motorio nella cura del diabete di tipo 1 e 2. Si partirà, naturalmente, da un dato ormai stabilmente acquisito: nel diabete di tipo 2 l’esercizio fisico, opportunamente controllato, è uno strumento terapeutico, mentre è un valore aggiunto nella cura e nel miglioramento della qualità della vita nel diabete di tipo 1. In entrambi i casi, comunque, è argomento scientifico di grande attualità. E non va dimenticato che proprio a Napoli scoccò la prima scintilla che portò alla fondazione dell’Associazione nazionale italiana atleti diabetici (Aniad).

Il  sottotitolo del convegno aiuta a capire l’importanza e l’attesa per questo evento: «È ora di passare all’azione». Ci sono e ci sono stati non pochi atleti diabetici: nel calcio ricordiamo l’ex calciatore del Napoli Amodio e soprattutto l’ex colonna del Manchester United Paul Scholes.   

Per la definizione di questo protocollo, occorre agire su un doppio binario – scientifico e motorio – tenendo nel giusto conto i risultati conseguiti negli ultimi quindici anni. «La pratica sportiva anche agonistica – affermano Gerardo Corigliano e Felice Strollo, responsabili scientifici del convegno – ha consentito di raggiungere traguardi anche molto impegnativi e impensabili fino a pochi anni fa contribuendo a migliorare l’immagine del diabetico  nella collettività».

I risultati più apprezzabili sono stati raggiunti nel nuoto, nella subacquea, nell’alpinismo e nelle discipline dell’endurance, ma anche nel calcio, nel canottaggio e nel rugby che sono considerate discipline più impegnative sul piano fisico. I progressi, su questa strada, e, quindi, sul miglioramento della qualità della vita del diabetico, sono stati straordinari, e “passare all’azione” significa appunto definire un nuovo disciplinare che tenga conto delle mutate esigenze e del controllo dei rischi: del team diabetologico, ad esempio, deve necessariamente far parte anche il laureato in scienze motorie. Il convegno affronterà gli aspetti fisiopatologici, metodologici e clinici dell’argomento; di grande interesse saranno anche le due sezioni dedicate ai farmaci antidiabetici di nuova generazione in rapporto alla pratica fisica e agli aspetti medico-legali e socio-economici.     

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