Ponte Morandi. Interrogato l’ex ministro Maurizio Lupi: “I controlli spettavano al Mit”.

Lupi dichiara che la sicurezza era per lui una priorità, di non aver mai avuto notizie di criticità del ponte e di aver aumentato il personale della Dgvca

Ponte Morandi. Interrogato l’ex ministro Maurizio Lupi: “I controlli spettavano al Mit”.

C’è sempre qualcun altro, in Italia, a cui spetta fare le cose. Qualcun altro a cui rimandare le competenze. Qualcun altro responsabile. Oppure, alla fine, mancano i soldi o il personale. In ogni caso, non si sa mai chi deve controllare chi.

L’interrogatorio dell’ex ministro dei Trasporti Maurizio Lupi con i pm di Genova, ieri, lo dimostra ancora una volta.

Due anni cruciali

A chiamarlo in causa, lo ricordiamo, era stato l’ex ministro Antonio Di Pietro durante il suo interrogatorio del 19 dicembre quando aveva affermato che era stato proprio Lupi a firmare la convenzione con Autostrade.

Non solo. Sempre durante la gestione Lupi sono calati vistosamente i controlli sulla sicurezza dei viadotti. I poteri di ispezione, infatti, nel biennio di gestione dell’ex ministro, passarono da Anas alla Direzione generale per la vigilanza delle concessioni autostradali (Dgvca) del Mit. Erano poteri già abbastanza deboli, in base alla convenzione firmata con Autostrade nel 2007 dall’allora presidente Anas e dall’ad di Aspi Castellucci, scrive Repubblica Genova, ma sono stati ulteriormente indeboliti dalle pochissime risorse messe a disposizione dal ministero.

La denuncia di Mauro Coletta

A denunciarlo era stato, molto prima del crollo – ricorda l’edizione genovese di Repubblica – nel settembre 2016, davanti alla commissione parlamentare Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, l’allora direttore per la vigilanza delle concessioni autostradali Mauro Coletta (tra gli indagati per il disastro del 14 agosto), che aveva spiegato che dal 2011 al 2015 i controlli di sicurezza si erano praticamente dimezzati: dal 2011 al 2015 le ispezioni erano passate da 1.400 a 820.

Coletta ne aveva dato anche una motivazione: “I collaboratori della Dgvca dovevano anticipare le spese di viaggio e i rimborsi arrivano dopo quattro-cinque mesi. Questo costituiva un problema”.

L’interrogatorio di Lupi

Sentito per un’ora e mezzo dal pubblico ministero Massimo Terrile, Lupi ha dichiarato che “spettava al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture il compito di controllare il Ponte Morandi”.

Ha aggiunto che durante la sua gestione ha posto tre priorità: “La sicurezza, la manutenzione ordinaria e straordinaria, con la realizzazione delle grandi opere, e il tema delle tariffe”,  che erano “corrette in base agli investimenti effettuati” e che non potevano continuare ad aumentare.

Lupi ha anche spiegato di non essere mai stato a conoscenza di problemi presentati dal Morandi: nei due anni del suo ministero, i rapporti con Autostrade e con le autorità locali hanno sempre riguardato la realizzazione della Gronda, ovvero il modo per sbloccarne la realizzazione. “Non avrebbe sostituito il ponte Morandi – ha dichiarato – ma lo avrebbe alleggerito del traffico pesante e indirettamente secondo me avrebbe portato a una situazione diversa. Le note contrarietà locali hanno fatto allungare i tempi”.

L’ex ministro ha spiegato anche di aver fatto fronte alla richiesta di personale da parte della Direzione generale di vigilanza sulle concessioni autostradali (Dgvca) assumento, sotto la sua gestione, più di 50 operatori e di aver stanziato quasi 600 milioni di euro per la messa in sicurezza di ponti e viadotti.

La Direzione, però, chiedeva più personale, “ma a quel punto bisognava fare i conti con i soldi che poteva dare il ministero dell’Economia”, ha detto, come riportato dall’edizione genovese di Repubblica.

I prossimi interrogatori

Nei prossimi giorni i pm di Genova sentiranno, come persone informate sui fatti, Pietro Ciucci, ex presidente di Anas (il 6 febbraio) e Vito Gamberale, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (il 15 febbraio).

Sembra che entrambi siano stati chiamati più volte in causa – scrive Repubblica Genova – dagli imputati e testimoni finora ascoltati.

La demolizione del moncone Ovest inizierà a febbraio

Tra il 6 e l’8 febbraio, per la precisione. Lo ha dichiarato il commissario Bucci, con un leggero ritardo sulla tabella di marcia già annunciata (la terza settimana di gennaio).

Si tratta di un’indicazione prudenziale, scrive Il Secolo XIX: il giorno “x” potrebbe arrivare un poco prima.

Il motivo dello slittamento è dovuto ai tempi maggiori richiesti dalle operazioni “che non avevamo programmato come le prove di carico sul moncone Ovest”.

Bucci ha anche aggiunto che “i costruttori sono già al lavoro sulle fondazioni e stanno eseguendo i carotaggi” per sondare il terreno che dovrà ospitare le fondazioni del nuovo ponte che poggeranno fino a 40 metri di profondità.

 

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