Mertens: «Voglio essere capocannoniere, col Frosinone avrei potuto segnare…»

Bella intervista di Dries Mertens al Times: «Sarri è pazzo per il calcio, con lui sembra di giocare in dodici. Ancelotti è meno stressato, io lo sono molto di più».

Mertens: «Voglio essere capocannoniere, col Frosinone avrei potuto segnare…»

L’intervista al Times

Dries Mertens intervistato dal Times alla vigilia di Liverpool-Napoli. L’attaccante belga racconta tanti aneddoti interessanti, ricordando il suo primo (e unico) impegno ad Anfield. Era l’Europa League 2010/2011, vestiva la maglia dell’Utrecht. I Reds e la squadra olandese erano nello stesso girone del Napoli. «Ricordo questo cartello con la scritta “This is Anfield”. Tutti ne parlavano, io mi aspettavo una cosa enorme ma invece non è così grande. Così non lo notai entrando in campo per l’inizio della partita. Prima della ripresa lo vidi, e chiesi: “È così speciale?”».

Non che Mertens minimizzi l’impatto di Anfield sui giocatori, anzi. Solo che dice di arrivare da una realtà che regala le stesse emozioni: «Magari quando ci sono stato io c’era un prezzo speciale per i bambini e l’atmosfera non era così carica. Ma noi siamo abituati, il calcio in Italia è vissuto con grande trasporto, le persone impazziscono per noi. La spinta del pubblico avversario ci aiuterà a salire di livello, queste sono le partite che noi calciatori vogliamo affrontare».

A Napoli con Benitez

Per Mertens, «il posto dove vivo è il più bello del mondo. C’è il sole, il mare, mi piace il calore della gente». È arrivato a Napoli grazie all’intercessione di Benitez: «Mi ha chiamato lui direttamente al telefono. “Ti voglio davvero”, queste sono state le sue parole. Qui nessuno parlava inglese, ma lui conosceva tante lingue. Mi ha fatto sentire a casa. Alla prima sessione di allenamento mi ha detto: “Cerca di imparare questa lingua il prima possibile. Ma, se c’è qualcosa che ti serve, chiedi pure a me”. Era come un padre».

Con Sarri, invece, il rapporto è stato diverso: «C’è una maggiore distanza con lui. Però è davvero incredibile nel suo lavoro, quando parla di calcio si vede che conosce tutti gli aspetti di questo sport. È pazzo, per me dorme un’ora a notte e pensa sempre al calcio. Ma sa sempre come farti interessare alle cose che dice. Ho imparato tanto da lui. La mia trasformazione in attaccante? Era un momento in cui avevamo solo Manolo Gabbiadini come prima punta, Milik era infortunato. Solo che Sarri non vedeva Gabbiadini, allora ha provato me. Avevo più libertà rispetto ad ora, mi potevo muovere in tutte le zone offensive e giocare molto di più la palla. Contro il Cagliari ho segnato tre gol, da lì tutto è cambiato. Dal punto di vista calcistico, Sarri ti fa sentire come se giocassi in dodici, non in undici. Schiera la difesa molto alta, gli attaccanti sentono sempre i centrocampisti molto vicini».

Ancelotti e Jorginho

Il rapporto con il nuovo allenatore: «Ha un’aria di tranquillità, fa sembrare tutto così facile. Normalmente vedi allenatori molto stressati, ma penso che io sia molto più stressato di lui. Tanto che all’improvviso dice: “Oh, abbiamo una partita da giocare”. Contro il Liverpool all’andata abbiamo fatto davvero bene, speriamo di poter fare bene anche ad Anfield. Il turn over? È meglio per il club, ma è stato un peccato per me. Voglio diventare capocannoniere, non ho giocato contro il Frosinone e avrei potuto segnare…».

Il giornalista del Times chiede a Mertens di spiegare perché Jorginho è così importante nel gioco di Sarri: «Ti rendi conto del suo impatto solo giocandoci insieme. Lui è sempre lì, pronto a intercettare un pallone lungo degli avversari e a cucire il gioco. Tocca 100 palloni in ogni partita, io arrivo a 25 o 30. Questo significa che la manovra passa dai suoi piedi».

Chiosa finale ancora su Sarri e la Premier: «Mi piace, è un bel campionato. Tra due anni sarò libero, magari Sarri mi chiamerà. Vedremo».

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