Cagliari-Napoli: quando Nené fu vicino agli azzurri

Calcio in Soffitta – Nel 1975, all’indomani del secondo posto, Vinicio cercava un centrocampista d’esperienza. Nené, brasiliano campione d’Italia a Cagliari, era il primo della lista.

Cagliari-Napoli: quando Nené fu vicino agli azzurri

Il Napoli di Vinicio

Quando le voci e le trattative di mercato possono portare ad acquisti impensati ed impensabili può succedere di tutto nella costruzione di una squadra. Nella buona e nella cattiva sorte se gli ingaggi poi si concretizzano, altrimenti le parole avranno solo riempito le pagine dei giornali e colpito la fantasia dei tifosi. Tanti anni fa, come oggi, poteva anche capitare che Luis Vinicio pensasse ad un ex campione d’Italia, a fine carriera, per rinforzare il suo Napoli del dopo secondo posto.

Nell’estate del 1975 Ferlaino ha appena comprato Beppe Savoldi dal Bologna e lo va ad inserire in un telaio già bello e funzionante. La squadra è la stessa che ha perso lo scudetto nella sfida di Torino con la Juventus. Bisognava riprovarci. Via Clerici e Rampanti e dentro Savoldi, la formazione poteva essere, ancora una volta, snocciolata a memoria come un rosario. Bastava inserire Peppeniello Massa all’ala destra e Beppe-gol col ‘nove’. Ed il gioco era fatto.

I dinosauri al Napoli?

L’allenatore di Belo Horizonte volle, però, anche un suo vecchio pallino e dal Brindisi arrivò Boccolini a rinforzare un centrocampo già ottimo. Sperotto in attacco, reduce dall’ottima stagione col Varese, fu l’altro acquisto che concluse un mercato ridotto proprio per l’arrivo di Savoldi. Tutti in ritiro, si parte? Vinicio non è contento, vorrebbe anche un alter-ego di Juliano o Esposito, una mente pensante, un giocatore dai piedi buoni, uno che vede il gioco e all’occorrenza vada a crossare sulla fascia.

Giovani interessanti all’orizzonte non se ne vedono, le casse sociali non possono più spendere, meglio puntare sull’usato sicuro. Ed allora succede che i mai tanto rimpianti settimanali dell’epoca sparano in prima pagina titoloni che scatenarono la fantasia dei tifosi sia per le indubbie qualità dei giocatori tirati in ballo, ma anche l’ilarità, per l’età degli atleti trattati dalla società azzurra. Che fa il Napoli, prende dei dinosauri?

Il titolo di Sport Sud

“Per il nuovo Napoli Vinicio vuole un altro centrocampista” fu uno dei titoloni di Sport Sud, con relativo articolo, di quella calda estate. I nomi caldeggiati ed appuntati sul taccuino erano tre, tutti belli maturi, tutti pronti a giocarsi un campionato da panchina o a subentrare in corsa in caso di necessità. Vada per Giorgio Bernardis, 30 anni, un cursore col fiuto del gol, il faro del Vicenza, un giocatore che è apertamente in rotta con la sua società per il contratto.

Ma i primi dubbi arrivano quando nella lista compare addirittura Giacomino Bulgarelli, 35 anni, trasformato da Pesaola in libero-centrocampista dopo i trascorsi da regista in uno dei Bologna più belli di sempre. Di lui si dice che vorrebbe dare un’ultima impennata d’orgoglio alla carriera e cambiare aria dopo essere stato un simbolo dei rossoblu. Il classico canto del cigno, insomma. Andiamo a svernare a Napoli che l’aria è buona.

L’atleta più appetito, il primo nella lista di Vinicio, è però un trentatreenne, anche lui un monumento della squadra dove sta spendendo gli ultimi anni della carriera. È Claudio Olinto De Carvalho detto Nené. Ala tattica e centrocampista all’occorrenza, è un giocatore estroso che sembra aver perso un po’ l’entusiasmo dopo tanti anni trascorsi in Sardegna. A distanza di anni non comprendiamo pienamente la richiesta di Vinicio.

Nené al Cagliari

Sarà perchè é brasiliano come il tecnico, sarà perché dotato di tecnica sopraffina, vincitore di uno storico scudetto col Cagliari, sarà perché voglioso di riscatto, ma si vocifera che appena la società partenopea chiede la disponibilità al trasferimento, il Cagliari alzi improvvisamente il prezzo del giocatore. Ovviamente nessuno dei tre arrivò ed il Napoli, orfano dei brasiliani Canè (fine attività) e Clerici (al Bologna nello scambio con Savoldi) non riuscì a rimpiazzarli col dinoccolato Nené. Così la squadra partì con il solo acquisto boom di Savoldi e il contorno di Boccolini e Sperotto.

Cresciuto nel Santos

Nené, nato a Santos nel 1942, aveva vestito le maglie del Santos (con il quale vinse tutto quello che c’era da vincere) giocando con Pelè, Sormani, Pepe, Zito, Lima e Coutinho. Poi lo aveva preso la Juve nel 1963 dopo averlo visto in un’amichevole. Un anno più tardi, vista l’incompatibilità con Sivori, lo smistò al Cagliari. Rimase in Sardegna sino al termine della carriera, nel 1976. Con i rossoblu è stato uno dei protagonisti assoluti dello scudetto del 1969-70 ed è tuttora lo straniero con il record di presenze. In più conta anche 23 reti. Dal momento in cui appese le scarpe bullonate al classico chiodo decise, come molti suoi compagni di squadra, di stabilirsi per sempre in Sardegna con moglie e figli.

Fu uomo-spogliatoio nel senso più stretto del termine, col Cagliari fece mirabilie e le sue scorribande sulla fascia destra rimasero nella mitologia del calcio giocato e bailado tra gli anni ’60 e ’70. Si racconta che una volta, dopo un Roma-Cagliari in cui fece impazzire i difensori giallorossi con una progressione degna di Bolt, superando come una freccia due avversari dalla sua area per arrivare al fondo e crossare, l’allenatore capitolino Pugliese lo rincorse sulla fascia laterale gridandogli di tutto.

Stagione 1968/69

La svolta della sua carriera Nené la ebbe con l’arrivo in panchina di Manlio Scopigno che schierava puntualmente Domenghini sulla fascia destra e spostò il brasiliano a mezzala. In quella squadra funzionava tutto alla perfezione e Nené, con Riva, Cera e Albertosi, ne era l’anima vera. Un’anima pronta al sorriso, a spendere una parola buona per tutti. Un tipo solare, uno che era capace di improvvisare lezioni di samba durante le pause negli allenamenti; scherzava con tutti, cercava gli amici per andare a mangiare fuori, per cementare l’affiatamento di uno spogliatoio fantastico. Il Cagliari vinse lo scudetto con soli 14 uomini, questo bisogna dirlo. Albertosi in porta; Zignoli e Martiradonna terzini; Niccolai stopper e Tomasini libero. A centrocampo Cera, Greatti, Nené e Domenghini; Riva e Gori in attacco. Tra le riserve pochissime presenze per Brugnera, Mancin e Poli.

Una rosa così ristretta, per qualsiasi tipo di obiettivo, è impensabile nel calcio moderno. Ma tutti davano l’anima, si aiutavano l’un con l’altro e quando capirono che stavano facendo un’impresa storica e probabilmente irripetibile, quella di dare il tricolore alla terra dei quattro mori, si strinsero ancora una volta in un granitico abbraccio. Per essere eroi per sempre.

Napoli-Cagliari, 1975. Gol di Clerici, Nené è a destra

Un episodio su tutti, che riguarda proprio Nené, merita di essere raccontato. In una partita, dove al solito il brasiliano aveva fatto ammattire i difensori, gli avversari iniziarono una caccia all’uomo proprio nei suoi confronti. A quel punto intervenne Gigi Riva, che iniziò a mostrare pugni e muscoli, pronto a dare di karate, difendendo a spada tratta il compagno. Lo stesso “Rombo di tuono” confessò poi, sull’episodio: «Non ci vidi più dalla rabbia, volevano fargli male, ma guai a chi ce lo toccava».

Il Cagliari dell’annata che lo portò allo scudetto fu impietoso col Napoli. A Fuorigrotta arrivò la doppietta di un incontenibile Riva, che Panzanato non riuscì a fermare tanto da costringere Chiappella a sostituirlo con Improta; al ritorno, il primo marzo del 1970, stesso punteggio di due a zero con reti di Gori e Riva su rigore al vecchio stadio Amsicora. Quattro punti tolti agli azzurri e quattro reti sul groppone di Zoff che nelle gerarchie di Valcareggi veniva dopo Albertosi (solo 11 reti subite in tutto il campionato!).

Zoff e Albertosi

Dopo aver allenato le giovanili di Fiorentina, Juventus e Cagliari, Nené visse come una tragedia la separazione dalla moglie e man mano si spense nell’anima e nel cuore prima che nel fisico. Ripercorrere il suo ‘triste y solitario final’ rimanda subito alla mente la fine prematura di un’altra grande ala destra brasiliana, Garrincha, anche lui spirato nella solitudine più totale, dimenticato da tutti, povero, lasciato attaccato alla sua bottiglia di gin.

Negli ultimi anni di vita anche Nené era sofferente, paralizzato, mangiava attraverso un sondino e muoveva gli occhi per cercare di rispondere agli stimoli dei vecchi compagni che lo andavano a trovare senza farlo mai sentire solo. I suoi occhi parlavano per lui. Li spalancava, sembravano più grandi del solito, aveva bisogno di raccontare del suo triste destino ma non poteva più farlo. E, quando i compagni lasciavano la stanza dell’ospedale dove era, i suoi occhi continuavano a vivere, a seguire con lo sguardo gli amici che si congedavano da lui. Una tristezza infinita, nella struttura che lo ha ospitato a Capoterra fino alla fine dei suoi giorni, nel settembre del 2016. Lì, vicino al mare, nei pressi del Golfo degli Angeli, adesso riposa in pace un giocatore che fu la Gioia del suo popolo.

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