Anastasio è lo specchio degli artisti indifferenti di oggi

Anastasio ha deciso di non prendere una chiara posizione politica. Proprio come l’universo intellettuale italiano, che ha portato il nostro paese a essere vittima del populismo.

Anastasio è lo specchio degli artisti indifferenti di oggi
Foto tratta dal profilo Facebook X Factor Italia

Le reinterpretazioni

Si sta facendo un gran parlare di Anastasio, il 21enne rapper vincitore dell’ultima edizione di X-Factor. Il 21enne di Meta di Sorrento ha dimostrato di essere il profilo artisticamente più interessante del programma in onda su Sky. Le sue performance, improntate tutte sulla personale reinterpretazione intimista – in versi e rime dal sapore d’east-side americano – del grande cantautorato italiano o del rock internazionale, ci hanno consegnato l’immagine di un potenziale artista impegnato. E dalle spalle tanto grandi da poter sostenere una carriera autonoma rispetto al cono d’ombra di un talent. Una rarità, insomma.

Hanno fatto, però, discutere alcune sue passate posizioni ‘politiche’, recuperate da Noisey in un esegetico articolo. Nel quale, tra il serio ed il faceto, è stato notato come il cantante di punta del talent di punta della tv italiana, avesse un profilo Facebook pieno zeppo di riferimenti all’universo nazional-populista.

Pesare i like

Naturalmente, vanno dette due-tre cose: voler ricostruire un posizionamento politico ovvero la dimensione pubblica di un artista basandosi su un like alla pagina di Matteo Salvini o di Donald Trump è operazione inutile e dannosa. Perché un like alla pagina non equivale ad un sostegno; e poi perché si scrivono talmente tante stupidaggini su internet per potersi limitare a tratteggiare un profilo ‘pubblico’ che sia rispondente effettivamente alla realtà. Ed infine, che il caro Marco Anastasio, quando condivideva articoli sul segreto piano di sostituzione etnica o post in supporto dei razzisti di Rocca di Papa, non poteva avere nemmeno idea che la sua dimensione privata potesse divenire pubblica. E dunque, spulciabile da chiunque.

Allora quando un mio amico, l’altro giorno, mi ha mandato il pezzo di Vice, ho provato subito a frenarlo. “Ma dai, anche io ho il like a The Donald, che vuol dire. Per me, è una forzatura”. Così ho chiuso l’argomento, convinto che ‘danneggiare’ l’immagine pubblica di Anastasio potesse essere una scelta quasi ritorsiva. Soprattutto da parte di un ambiente, quello autenticamente vicino alla scena rap e hip/hop, restio all’idea di un rapper sul palco di un talent.

Le parole di Anastasio

I fatti, però, si sono incaricati di smentirmi presto. Le interviste rese qualche ora dopo la vittoria di giovedì mi hanno turbato, e parecchio, costringendomi ad un clamoroso revirement. Non vorrei citare a caso Gramsci, ma penso che l’indifferenza mostrata da Anastasio sia la perfetta sintesi del perché la ricetta populista è vincente in questo momento storico.

Alfonso Fasano, ieri sul Napolista, ha parlato di ignavia dantesca. Beh, senz’altro, quella riguarda molta parte del mondo intellettuale italiano, che in tempi tanto cupi e violenti, non ha praticamente preso posizione sulle centinaia di episodi che hanno trasformato l’Italia nella patria dell’intolleranza e dello strisciante ‘securitarismo’ xenofobo. Il mondo della cultura, anche e soprattutto quella popolare, resta inerte, quando non addirittura connivente con l’imbarbarimento del linguaggio politico, con il quotidiano scolorimento dei valori democratici, con lo sdoganamento delle idee para-fasciste, limitandosi al conformismo dell’oramai abbiamo provato tutti, e abiurando il compito di indirizzare criticamente l’opinione pubblica su tematiche che di politico hanno l’essenza e non tanto il colore.

I sintomi della destra

Anastasio, però, nella schiettezza delle sue dichiarazioni, è andato oltre la semplice equidistanza, scendendo involontariamente invece nell’agone della militanza politica. Sostenere l’indifferenza tra destra e sinistra è solo un modo – patetico, aggiungo io – per affermare di appartenere alla prima, vergognandosene. Le semplificazioni, la cultura del sospetto cosmico, la certezza che tutti tramino alle spalle del popolo sono elementi caratterizzanti la maggioranza dell’elettorato dei due partiti che governano: e lo sono anche la disabitudine al confronto, l’insofferenza nei confronti delle istituzioni democratiche, la sistematica delegittimazione dell’avversario e l’intolleranza nei confronti del diverso.

Non è dunque ignavia soltanto, quanto vera e propria rivendicazione di un modo di intendere la vita e la politica. È la perfetta espressione del pensiero dominante di questi anni. Con ciò, auguro ogni fortuna ad Anastasio. In cuor mio spero che la sua generosa anima napoletana prenda presto il sopravvento sulle sirene sovraniste che facilmente attecchiscono nella testa di un ventenne.

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