Ai prossimi cori razzisti, il Napoli si ritiri. Anche se perderemo

In tanti stadi del Centro-Nord quei cori se non condivisi sono visti con bonomia da buona parte della maggioranza dei presenti

Ai prossimi cori razzisti, il Napoli si ritiri. Anche se perderemo

La fascia di capitano a Koulibaly

Premesso che Koulibaly è stato ingenuo, anche se comprensibilmente esasperato, Insigne incomprensibile, forse innervosito da un’altra prestazione incolore contro una “pari grado”, e, soprattutto, come ci ricorda spesso Max Gallo, abbiamo una comunicazione schizofrenica, succube del narcisismo di De Laurentiis, c’è soltanto due cose serie da fare contro i cori razzisti, beninteso non soltanto i buuuu, ma anche quelli sul Vesuvio e sul “noi non siamo napoletani”.

La prima dipende dal Napoli, la seconda da una campagna stampa che dubito si riuscirà ad attivare in Italia, dove finora su questi cori di “discriminazione territoriale” si è minimizzato, definendoli o spiritosaggini da tifosi, oppure oscurandoli con l’ipocrita scusa che parlarne fa il gioco dei razzisti!

Quando il 27 gennaio il Napoli si ripresenterà a San Siro con di nuovo in squadra Koulibaly, dargli la fascia di capitano (come peraltro propone di fare all’Inter con Asamoah il sindaco Sala) e se, casomai già dal sorteggio d’inizio gara, iniziano i cori razzisti, andare subito via, senza aspettare gli arbitri che – ormai l’abbiamo capito – non la fermeranno mai una partita. Sì, il Napoli deve seriamente pensare di poter ritirare la squadra e perdere la partita a tavolino. Dovesse anche accadere in tutte le partite fuori casa di questo girone di ritorno, dovesse anche compromettere la corsa Champions. In palio c’è ben altro.

Non sono “pochi idioti”

Cos’è questo “ben altro”? Non tanto l’ignoranza e il razzismo strisciante di chi fa questi cori, quanto l’ignavia di tutto il resto dello stadio, se non la connivenza. Basta essere stati soltanto una volta sugli spalti di Firenze, Bologna, Torino, Milano, Verona per sapere che – di fatto – quei cori se non condivisi sono visti con bonomia da buona parte della maggioranza dei presenti. Bisognerebbe iniziare a parlare di questo, piuttosto che ripetere il solito mantra dei “pochi idioti”.

In fondo basterebbe davvero poco, basterebbe che la supposta maggioranza “benpensante” fischiasse sonoramente i cori, anche se provengono da tifosi della tua stessa squadra, e acclamasse a gran voce il nome dell’offeso, anche se è il più pericoloso giocatore della squadra avversaria. Per poco, soltanto per dieci secondi, e poi si riprende a tifare per i propri. Questo è l’unico vero isolamento possibile e i media potrebbero farsi promotori di questa campagna.

Ma siamo pronti davvero a farlo, in un Paese dove tutti i media applaudono la decisione della squadra più blasonata, quella che ha l’allenatore ELEGANTE ed EDUCATO che incita i suoi denigrando le squadre avversarie (vedi Bernardeschi), di riempire la curva squalificata per cori razzisti con ragazzini che subito cercano di eguagliare i loro predecessori in curva per sguaiataggine?

Al Napoli e ai media (almeno quelli partenopei) il dovere di provarci. E vediamo davvero che succede!

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