Futre: «Ammiro lo stile di Ancelotti, è un grande tecnico»

L’intervista di Paulo Futre a Repubblica: «Sono un cholista convinto, ma anche Ancelotti ha proposte originali, in un’epoca di grandi allenatori».

Futre: «Ammiro lo stile di Ancelotti, è un grande tecnico»

L’intervista a Repubblica

Paulo Futre è stato un grande centravanti, un simbolo del calcio portoghese, il suo passaggio in Italia è stato breve e malinconico, segnato dagli infortuni. Oggi, alla vigilia del match tra gli azzurri di Mancini e la Seleçao campione d’Europa, l’ex attaccante di Atletico Madrid, Reggiana e Milan è stato intervistato da Repubblica.

Ecco le sue dichiarazioni più significative: «Ho vissuto in Italia il giorno più
doloroso, l’infortunio all’apice della mia storia, ma anche l’orgoglio più grande, firmare per il Milan di Capello. La squadra più forte di sempre, con Baresi, Maldini, Baggio, Boban, Savicevic, Donadoni, Desailly. Una sola partita ufficiale, ma ho vinto lo scudetto del ’96. Già nel 1986 dovevo andare alla Juventus, mi voleva Agnwlli. Viola tentò più volte di portarmi alla Roma. Nel 1987 ero dell’Inter, mi accordai a cena con il presidente Pellegrini. Però poi Jesus Gil arrivò a Milano e propose il doppio a me e al Porto. Così finii all’Atletico Madrid».

I rapporti con l’Italia

Futre racconta un tempo in cui l’Italia era il centro dell’universo calcistico: «Tifavo per voi al Mondiale 1982. Avevo 16 anni, ero innamorato di Bruno Conti, m’immaginavo con lui nella Roma. Per la mia generazione, la Serie A era “il” sogno. Perciò accettavi anche la provincia, oggi non sarebbe possibile. Il Mondiale senza gli azzurri è stata una tragedia non solo per voi, ma per chiunque ami il calcio. Con tutto il rispetto per la Svezia, come si fa a giocare uno spareggio con De Rossi e Insigne in panchina? Avete avuto Giannini e Baggio, Totti e Del Piero, ora non allevate numeri 10. I vostri dirigenti dovrebbero domandarsi cos’hanno combinato in questi anni. La mia impressione è che la sentenza Bosman abbia fatto del male all’Italia più che agli altri Paesi».

Come il Portogallo è arrivato ai vertici: «Dopo il Mondiale 2014 eravamo in grande difficoltà. Non avevamo un futuro oltre Ronaldo. Credevamo on ci fossero alternative a Veloso, Moutinho e Meireles. C’è stata la lungimiranza e il coraggio di puntare sugli emergenti: Renato Sanches, Adrien Silva, Bernardo Silva, André Gomes, André Silva, Joao Mario, Cancelo».

Ronaldo: «Un fenomeno assoluto, il più continuo sotto porta. Come goleador è il migliore della storia, però Messi, Pelé, Maradona sono extraterrestri. È un atleta irraggiungibile. Eppure in Portogallo c’è chi lo critica appena ha un momento di difficoltà o sbaglia una dichiarazione a caldo. Il 99 per cento del Paese è orgoglioso di lui. Poi c’è l’1 per cento di stronzi, che non lo ama».

Simeone e Ancelotti

Da buon colchonero, Futre stravede per Simeone. Ma anche per Carlo Ancelotti. Leggiamo: «Il cholismo unisce solidità difensiva, organizzazione, grinta, coraggio di attaccare. Simeone ha cambiato pelle all’Atletico, ma questa è un’epoca di tecnici fenomenali, ciascuno con un’idea originale, diversa. Penso a Mourinho, Guardiola, Ancelotti. Nell’ultimo articolo su Record ho tessuto l’elogio di Carlo: l’ho sempre ammirato per l’eleganza da avversario nei derby di Madrid, mi ha fatto piacere la sua proposta di sospendere le partite in caso di insulti: si è dimostrato un cavaliere, una volta di più».

Il gesto di Mourinho a Torino: «L’Italia conosce José e José conosce l’Italia. Ha fatto una cosa naturale, dopo essere stato insultato per tutta la partita. Non è la prima volta, non sarà l’ultima».

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