La lezione di Allan in Nazionale: superare i propri limiti

Non era un predestinato eppure ce l’ha fatta. Con le sue forze. Un lavoro di miglioramento continuo. Fino a costruirsi la dimensione di top player.

La lezione di Allan in Nazionale: superare i propri limiti

Non era un predestinato

Chi ama il calcio non può essere rimasto insensibile all’immagine di Allan Marques Loureiro con la maglia del Brasile. È un cocktail di sensazioni e suggestioni: il giallo oro, il verde, il blu dei calzoncini, la mistica della Seleçao che segna la carriera di un calciatore di 27 anni che non avrebbe mai dovuto giocare con certi colori. È il superamento dei limiti, il topos narrativo che ormai da anni caratterizza la storia di un campione che non era un predestinato. E che ha lavorato così tanto, così bene, da arrivare ai massimi livelli. Alla maglia del Brasile, conquistata a furor di popolo.Al punto che neanche Tite, uno che evidentemente non lo considerava adatto, ha dovuto cedere.

Allan con Neymar, accanto a lui, pochi giorni dopo averci giocato contro. Pochi giorni dopo aver affermato il suo calcio sull’esemplare di giocatore che oggi incarna meglio o peggio di tutti, a seconda dei punti di vista, il brasilianismo in purezza. È l’ossimoro di una coppia che non si pensava e che invece prende forma, perché è giusto, perché era inevitabile. Anche e proprio contro Neymar, Allan ha mostrato di poter essere efficace, determinante, ha saputo accedere a un livello superiore senza snaturare sé stesso. Piuttosto, ha reso così performanti le sue caratteristiche da non poter essere più ignorato. È successo al Napoli, quando negli ultimi due anni non c’è stato modo e non c’è stato verso di pensare a una squadra senza Allan, un’eventualità che nell’annata 2016/2017 era possibile – perché Zielinski premeva con il suo talento e Hamsik era insostituibile.

Una situazione che si è ripetuta identica a se stessa con Ancelotti in panchina. E pure con il cambio di modulo, con Allan che ha saputo adattare il suo calcio a un nuovo schieramento di centrocampo. Non più mezzala, ma uomo di destra del doble pivote. Cambiano le definizioni tattiche, non cambia il rendimento. Anzi, cresce, migliora, si affina.

Costruire un top player

È la storia di un calciatore che ha saputo costruire una propria dimensione di élite. Nel senso più profondamente metaforico del termine, perché Allan è uno che fa legna a centrocampo, secondo le vecchie definizioni dei gregari e dei mastini, dei calciatori che lavorano per la squadra. Ha lavorato talmente tanto, evidentemente, da diventare un abbozzo di top player. Perché giocare nel Brasile vuol dire essere questo, non tanto per la mistica della nazionale più forte del mondo, quanto per la qualità dei giocatori a disposizione di Tite. A centrocampo, per dire, il ct brasiliano può schierare Fernandinho o Casemiro come uomini d’ordine e/o corsa. I pivote del Real Madrid e del Manchester City, due delle migliori squadre al mondo.

Eppure Allan è lì, e ci sta giustamente. Andate a chiedere in Francia cosa ne pensano, anzi ve l’abbiamo riportato noi, addirittura So Foot ha scritto che durante le due partite tra Napoli e Psg ha visto «troppo, troppo Allan, un calciatore per cui Al-Khelaifi avrebbe dovuto spendere dei milioni». È una lezione del calcio e del mercato ai tifosi del Napoli, può succedere che un calciatore lavori così tanto bene sul campo da diventare un top player pur non essendolo in purezza. Anzi, questi sono i migliori acquisti, i migliori affari: elementi che dovevano essere di contorno e che invece si rivelano protagonisti. A 28 anni da compiere, Allan potrebbe essere venduto a 50-60 milioni dal Napoli. Senza problemi. Ora c’è anche la certificazione Dop della nazionale brasiliana sul suo curriculum vitae.

Il modello-Napoli

Allan è il Napoli in purezza: scouting, acquisto al prezzo giusto, valorizzazione tecnica ed economica. Fino all’affermazione ai massimi livelli. Forse solo Koulibaly e Insigne, oggi, hanno una dimensione superiore a quella di Allan, una potenzialità composita più alta. Mertens e Callejon sono più impattanti dal punto di vista offensivo ma meno giovani, Zielinski e Fabian Ruiz hanno invece il “problema” inverso, devono ancora imporsi in maniera compiuta.

Allan, invece, ce l’ha fatta. Con le sue forze, con la sua forza. È migliorato tantissimo dal punto di vista tecnico e intanto ha alimentato il suo calcio di sacrificio ed equilibrio fino al punto da essere indispensabile per il Napoli, un candidato a giocare nelle migliori squadre d’Europa, un convocato del Brasile. Nessuno poteva aspettarselo, tranne lui stesso e forse il Napoli. Il punto più bello di tutta questa bella storia è proprio questo.

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