Un suicidio quegli applausi a Cavani al suo ingresso in campo

Va bene l’ospitalità, va bene l’omaggio durante il riscaldamento ma a partita in corso è troppo. E se avesse segnato, avremmo applaudito?

Un suicidio quegli applausi a Cavani al suo ingresso in campo
L'abbraccio di Cavani con Tommaso Starace (tratta da spazionapoli.it)

Ok l’ospitalità, ma il troppo è troppo

Che bello il San Paolo pieno, caldo, elettrizzante, generoso. E generoso a tal punto che lo stadio ha rasentato il suicidio. San Paolo e san Gennaro si devono essere messi d’accordo e devono aver riso a crepapelle immaginando la scena di Totò “e che mi chiamo Pasquale?”. Va bene che l’ospitalità napolegna è risaputa in tutto il mondo, ma quando i ragazzi del Psg sono entrati in campo per il riscaldamento sono stati tutti applausi, inchini, “ma la prego” e “ma le pare”.

E quando è entrato el Matador l’arena si è trasformata in un tripudio di applausi e di invocazioni. Come se il torero avesse infilzato la bestia nera. Uno pensa alla commovente manifestazione dei napoletani. Come dire? “Nun tengo soldi, ti posso dare solo affetto e calore”. Ci può stare.

E se avesse segnato?

Ma quando nel secondo tempo Edinson Cavani è entrato in campo, è scattata la sfida suicida degli spalti. Quegli applausi erano incomprensibili a qualsiasi logica razionale. E se poi il “nueve” parigino avesse segnato? Avremmo applaudito? E quanti pazienti avrebbero dovuto essere ricoverati al Frullone? L’abbiamo capito. Lui l’ha capito. Edinson torna a casa, ti aspettiamo. Noi intanto sogniamo e cerchiamo di cavarcela anche senza di lui.

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