Benitez: «Sono d’accordo con Ancelotti: nel calcio conta vincere»

Benitez intervistato dalla Gazzetta: «Napoli mi è rimasta nel cuore, gran lavoro di Sarri a Londra. Koulibaly è già tra i migliori difensori al mondo».

Benitez: «Sono d’accordo con Ancelotti: nel calcio conta vincere»

L’intervista alla Gazzetta

Lunga intervista di Rafa Benitez alla Gazzetta dello Sport. Il manager spagnolo del Newcastle ricorda il suo periodo a Napoli: «Due anni bellissimi, Napoli è rimasta nel mio cuore. Abbiamo vinto due titoli, ma soprattutto è nato un gruppo di grandi giocatori, ben assortito. Perché andai via? Il presidente De Laurentiis mi aveva offerto un contratto pluriennale, ma le mie due figlie erano piccole e ho dato priorità alla famiglia che voleva tornare in Inghilterra o Spagna. Resta il fatto che Napoli è unica, in ogni posto in cui lavoro provo sempre a calarmi nella realtà. Ma lì ho avuto compagni di viaggio speciali: Fabio Pecchia è stato un ottimo vice, Riccardo Bigon mi ha portato Koulibaly, Ghoulam e Mertens».

L’arrivo a Napoli: «Mazzarri aveva fatto un buon lavoro, la squadra girava. Però l’arrivo di giocatori come Albiol, Callejon e Mertens ha aiutato i più giovani al salto di qualità. E Reina merita una citazione a parte per il suo contributo in campo e nello spogliatoio. Higuain? Fu semplicissimo convincerlo.  Avevamo già preso tutti gli stranieri più in gamba e Gonzalo si è subito fidato. Penso non se ne sia mai pentito».

Koulibaly

Benitez è considerato anche lo scopritore di Koulibaly: «Oggi è uno dei migliori difensori al mondo. È già al livello dei più quotati in Premier, può migliorare ancora. Per me un difensore centrale dà il meglio di sé tra i 28 e i 32 anni».

Insigne e Jorginho: «Lorenzo ha imparato tanto nel tempo. Già allora spiccava per velocità, abilità tecnica e resistenza fisica. E poi è un bravo ragazzo. Come Jorginho, anche lui è cresciuto tanto».

Il Napoli di Ancelotti: «Può arrivare in fondo, su tutti i fronti. Con Carlo e Allegri, di recente, abbiamo concordato su come sia importante vincere, la pensiamo alla stessa maniera. Con Carlo c’è un grandissimo feeling, ma a lui non piace parlare di Istanbul, come io ho rimosso Atene. Sono due ferite ancora aperte per entrambi, meglio pensare ad altro. Sarri non ha ancora vinto? Dettagli. In Premier il suo Chelsea sta facendo bene mostrando il bello del suo calcio: Sarri ha grandi meriti. Ma ha pure trovato un’ottima base: il lavoro di Conte negli anni precedenti. Il Chelsea di Conte esprimeva un calcio più meccanico ma giocava bene. Ora con Sarri i Blues palleggiano di più. E divertono».

L’esperienza all’Inter

Benitez ricorda il suo periodo nerazzurro: «Alla fine insieme abbiamo vinto due titoli (Supercoppa Italiana e Mondiale per club, ndr) ed è la priorità per chi fa questo lavoro: vincere con i giocatori che abbiamo a disposizione. Moratti resta un signore, innamorato della sua Inter anche se forse un po’ troppo emotivo. Per i suoi giocatori dava tutto, poi bastava un risultato storto e s’innervosiva. Arrivammo a Brema già promossi in Champions e decisi di schierare i giovani per risparmiare i titolari in vista del Mondiale per club. Lo avvisai e fu d’accordo. Ma perdemmo e si lamentò con la stampa».

Il mercato di quella stagione: «C’era il problema del fair play finanziario, ma lo seppi a mercato chiuso. Peccato perché con Branca, Ausilio e il presidente avevamo stilato un bel programma triennale. Volevamo puntare su tre giocatori di peso. Poi si era concordato di acquistare tre italiani con meno di 25 anni e altri tre under 21 di prospettiva importante Avevamo visto i dati della stagione precedente. In rosa c’erano
15 giocatori con più di 30 anni e un’alta percentuale di infortuni. Per aprire un nuovo ciclo era fondamentale puntare gradualmente sui giovani. Tra questi c’era Coutinho, lo lanciai subito. Fu un bel colpo di mercato, si vedeva che aveva i numeri. Se un calciatore ha qualità deve giocare: non bisogna guardare la sua carta d’identità».

L’addio all’Inter

Molti dicono che Benitez andò via perché vinse la vecchia guardia. «Non è vero. Ebbi l’appoggio del nucleo storico: Zanetti, Cordoba, Milito, Walter Samuel, Cambiasso e dello stesso Eto’o che con me fece 18 gol. Peccato non aver avuto il tempo per andare oltre le due vittorie nelle coppe. Diciamo che forse papà Moratti non se l’è sentita di staccarsi dai suoi pupilli. Ma ormai è andata in quella maniera. L’importante  che ora l’Inter sia tornata competitiva

Un eventuale ritorno in Italia? «Ho ancora voglia di lottare per vincere dei titoli e alzare trofei, di competere ai massimi livelli. E la serie A italiana è uno dei campionati piu importanti del mondo. Inoltre ho il vantaggio di parlare la lingua, di conoscere e ammirare la cultura italiana: questo aiuta. Quindi non si sa mai in futuro hiacosa potrà accadere».

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