Il Napoli di Ancelotti senza modulo né possesso palla

Il 4-4-2 esiste solo in fase difensiva, per il resto il Napoli si muove a seconda degli accorgimenti pensati di partita in partita.

Il Napoli di Ancelotti senza modulo né possesso palla

Un Napoli senza modulo

La partita contro il Sassuolo chiarisce una volta di più l’insensatezza del concetto di modulo, almeno per quanto riguarda la descrizione del Napoli di Ancelotti in fase offensiva. Durante la partita di ieri, le due linee da quattro sono esistite solo ed esclusivamente quando il Sassuolo teneva palla. Ovvero – questo è il dato sorprendente – per il 55% del tempo di gioco. L’idea di Ancelotti è teoricamente semplice, nella misura in cui è difficile da applicare e raccontare: il Napoli gioca con un sistema strutturato in fase difensiva e opta invece per una disposizione fluida in fase d’attacco. Allo stesso modo, può decidere di tenere il dominio del pallone (come contro il Parma) così come di lasciarlo agli avversari.

Certo, ci sono aspetti positivi e negativi in tutti gli approcci, anche perché altrimenti tutti giocherebbero allo stesso modo. E allora il compito di chi vuole analizzare questa squadra dal punto di vista tattico passa per l’interpretazione delle (possibili) idee di Ancelotti riguardo la singola partita. Dei suoi accorgimenti minimi ma sostanziali riferiti alle dinamiche interne ed esterne, tra calciatori disponibili ed avversari.

Ieri, contro il Sassuolo, le scelte sono state abbastanza chiare. In fase offensiva, il Napoli si disponeva in maniera asimmetrica, con Verdi e Ounas sbilanciati verso la fascia sinistra; in più, Zielinski veniva a giocare all’interno del campo. Sotto, le posizioni medie dal report della Lega Calcio:

La differenza tra difesa a tre e difesa a quattro

Questa chiave tattica va approfondita secondo due ordini di motivi: il primo riguarda l’assenza di Mario Rui, per cui Ancelotti ha preferito sovraccaricare il lato di Hysaj in modo da rendergli facile lo smistamento del pallone, anche in condizione di scarsa coordinazione. Il terzino albanese soffre la fase offensiva giocata col piede debole, tende sempre a perdere un tempo di gioco per spostarsi la palla sul destro. E allora i continui interscambi tra Verdi e Ounas (tra l’altro entrambi mancini) servivano proprio a dare ampiezza al gioco su quella corsia, che alla fine è stata quella più sfruttata (addirittura il 48% delle azioni è nato sul lato mancino). Corso accelerato: come sorprendere l’avversario sfruttando addirittura una doppia assenza in una zona del campo.

L’altra dinamica di cui tener conto è la presenza di Kevin Malcuit, terzino offensivo di tipo classico. A differenza di un calciatore come Ghoulam, che tende a venire a giocare anche dentro il campo, Malcuit ha bisogno di avere ampio spazio sulla linea laterale,  di avere la fascia libera da attaccare in verticale. Altra buona prestazione ieri per il francese. Che, esattamente come contro il Parma, ha beneficiato della presenza di un (mezzo) esterno in grado di liberare la corsia. Zielinski non ha giocato una partita brillante, ma intanto è al quarto slot diverso in stagione, se non addirittura al quinto – ha giocato da mezzala sinistra, da esterno di centrocampo destro e sinistro, da sottopunta e da centrocampista centrale nel doble pivote.

A pochi istanti di distanza

Nei due frame consecutivi che vediamo sopra, c’è la spiegazione argomentata dei concetti che abbiamo espresso. Il Napoli difende in maniera ordinata, orientandosi sul pallone, con due attaccanti e quattro centrocampisti in linea. Una volta recuperato il possesso, la squadra di Ancelotti muove le sue pedine in base agli accorgimenti pensati per la partita. Ieri ad esempio lo sbilanciamento a sinistra ha portato a sovraccaricare quella zona di campo, come si vede nella seconda immagine. Tanto che Ounas si abbassa in posizione di interno sinistro, con Hysaj e Verdi sovrapposti sulla stessa direttrice.

L’altra caratteristica esasperata ieri è stata quella del doble pivote fisso. Con Rog e Diawara, in maniera ancora più netta che nei match in cui viene utilizzato Allan, il Napoli ha sempre due riferimenti centrali di tipo statico, nel senso che tendono a occupare quella posizione senza grandi tentativi di inserimento. Contro il Sassuolo, si è trattato di una scelta precisa: De Zerbi è un amante del gioco di posizione, del possesso palla, e allora chiudere i corridoi interni e nei mezzi spazi è stato fondamentale per ridurre le imbucate tra le linee degli avversari. Non a caso, nel momento di sofferenza nella ripresa, Ancelotti ha tolto Diawara e ha inserito Allan. Il guineano era già ammonito, ed era necessario fare qualcosa di più in fase di interdizione.

Il possesso palla

Come detto in apertura, Ancelotti ha deciso di costruire una squadra capace di vincere anche lasciando il possesso palla agli avversari. Ieri, però, abbiamo assistito anche ad alcuni segmenti di gioco in cui questa scelta è parsa leggermente avventata per il Napoli.

Ci spieghiamo: per caratteristiche tecniche e (soprattutto) mentali, il Napoli resta ancora una squadra che sa gestire i momenti della partita quando tiene il pallone tra i piedi. Non a caso, nel primo tempo si è giocata una sorta di partita a ping pong, un’azione a testa. E allora la maggior qualità dei calciatori di Ancelotti ha portato a creare un numero decisamente superiore di occasioni, oltreché a difendere con ordine. Il risultato ancora in bilico e l’identità stessa del Sassuolo – oltre ai correttivi di De Zerbi nella ripresa – hanno fatto in modo che il Napoli perdesse sicurezza, soprattutto nella fase di uscita. E allora l’inerzia delle occasioni è cambiata, come vediamo nel grafico sotto, che confronta i tiri in porta tra primo e secondo tempo.

In azzurro il Sassuolo, in arancione il Napoli. Risultati parziali: 11-4, 4-8

Il Napoli non ha ancora una sicurezza radicata e radicale rispetto a questo suo nuovo modo di approcciare il gioco, in questa alternanza (richiesta dall’allenatore) tra fasi di possesso dominante e di grande verticalità. È anche una questione di condizione fisica. La squadra vista ieri nel primo tempo – in grado di accorciare e ripartire con immediatezza – non può tenere lo stesso ritmo per 90 minuti.

Al netto dei gol non realizzati, che avrebbero indirizzato in maniera più netta la partita, c’è da fare un discorso di tipo mentale. Anzi, un allenamento di tipo mentale. Il Napoli deve sentirsi più sicuro rispetto alla propria forza, anche in momenti della partita in cui gli avversari prendono il sopravvento nella gestione della palla. Non a caso, le sconfitte contro Sampdoria e Juventus sono arrivate contro avversari iper-organizzati (come il Sassuolo di ieri) e/o che hanno costretto il Napoli a prolungati periodi con uno scarso controllo del pallone. E allora tornano alla mente le parole di Ancelotti ieri in conferenza: «Non abbiamo ancora personalità per gestire un ambiente ostile». 

È un discorso valido anche dal punto di vista tattico. Il passaggio da un sistema meccanico ad uno fluido per definizione passa per l’acquisizione di una consapevolezza nuova, per cui il controllo della partita può avvenire anche senza il pallone tra i piedi. E contro avversari che sanno controllarlo anche meglio. Contro il Liverpool, una squadra che sceglie di dominare il gioco attraverso il restringimento degli spazi, questo deficit di personalità si è avvertito molto meno. Solo che il futuro riserverà altri incroci con squadre di grande qualità nel palleggio. A quel punto il Napoli e Ancelotti dovranno aver completato questo percorso di consolidamento mentale, prima che tattico.

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