Izzo: «Ho fatto la fame, Mazzarri mi ha comprato le scarpe da ginnastica»

La storia di Armando Izzo su Sportweek: «Avevo lasciato il calcio, mio padre era morto e dovevo aiutare la famiglia. Santoro e Mazzarri mi hanno salvato».

Izzo: «Ho fatto la fame, Mazzarri mi ha comprato le scarpe da ginnastica»
Foto Torino Fc

L’intervista a Sportweek

Armando Izzo racconta la sua storia a Sportweek. La storia di un napoletano che ce l’ha fatta, con un lieto fine che deve insegnare tanto, a tutti. Il difensore del Torino lo spiega in modo chiaro: «Il calcio mi ha salvato». Una bellissima intervista.

La sua vicenda umana e professionale è simile a quella di tanti ragazzini napoletani che poi hanno preso strade sbagliate: «Sono nato a Scampia, il quartiere delle Vele. Mio padre si chiamava Vincenzo ed è morto a 29 anni. In due mesi se l’è portato via la leucemia. Faceva il magliaro, il venditore ambulante di biancheria e stoffe. Un giorno andava a Roma, un altro a Firenze, un altro ancora a Milano: quando tornava lo aspettavo in strada, perché ogni volta sapevo che mi avrebbe portato un pallone. Non lo lasciavo neanche salire in casa che ci mettevamo a giocare: lui in porta, io e i miei amici divisi in due squadre».

Lo stop al calcio

In realtà, Izzo aveva smesso con il calcio. Dopo la morte del padre, ha dovuto iniziare a lavorare per aiutare la famiglia: «Giocavo nella Scuola Calcio di Scampia. Quando mio padre morì e non potevamo più permetterci di pagare la retta mensile, il presidente Antonino Piccolo telefonò a mamma: “Continua a mandarmi Armando. Rimane con noi gratis”».

Poi, ecco il primo incontro che gli ha cambiato la vita: «Giuseppe Santoro, che all’epoca era responsabile del settore giovanile del Napoli e oggi ho ritrovato al Torino, mi vide e iniziò a seguirmi. Avevo 12 anni quando mi portò al Napoli. A 15 dissi basta: dovevo lavorare per mantenere la famiglia, il Napoli non mi dava un soldo, non c’era nessuno che mi accompagnasse e riportasse a casa dagli allenamenti. Avevo deciso di smettere col calcio. Fu ancora Santoro a intervenire: mi procurò qualche rimborso spese, mi faceva venire a prendere dai suoi collaboratori per andare al campo…».

Mazzarri

Il secondo incontro decisivo per Armando Izzo è con Walter Mazzarri: «A luglio 2010 cambia la mia vita. Insieme ad altri ragazzi della Primavera, parto per il ritiro estivo e  conosco Mazzarri. Un giorno mi chiama e dice: “Il preparatore mi ha detto che non hai corso insieme agli altri. Perché?”. “Non ho le scarpe da ginnastica”. Lui apre il portafogli e dice a uno dello staff: “Vagliele a comprare”. Mazzarri è uno che per i suoi giocatori è disposto a morire. Se gli dai quello che vuole, ti fa stare da dio. È una persona umana».

Oggi, la vita di Izzo è cambiata. Così come quella della sua famiglia: «Ho due figlie, la prima ha otto anni e parla già inglese. Io faccio fatica con l’italiano, e lei mi parla in inglese. Uso il traduttore del cellulare per non fare brutta figura. Fino a pochi mesi fa, mia madre viveva ancora nella casa di Scampia. Ora le ho comprato un pezzo di terra a Mugnano, in provincia di Napoli. I miei due fratelli più piccoli vanno a scuola, l’altro non lavora. Gli passo io uno “stipendio”. Ma adesso, insieme a Paolo, il mio agente, sto costruendo per lui due campi di calcetto, così avrà una sua attività e non dovrò più passargli i soldi. Si era messo a fare qualche piccola cazzata, ma a me non piaceva. Aveva deragliato, così gli ho detto: “Se vuoi che ti aiuti, devi mettere la testa a posto. A me non ha regalato niente nessuno, per otto anni abbiamo fatto la fame”. Si è messo in riga».

Izzo calciatore

Dietro l’uomo, c’è il calciatore. Che ha ritrovato Mazzarri al Toro: «Quando ho saputo che anche il mister mi voleva in granata, non ho avuto dubbi. Ho detto al mio procuratore che avrei firmato subito, se avessero avuto intenzioni serie. Se non fossi stato squalificato per un’omessa denuncia in una storia di calcioscommesse, sarei arrivato già in nazionale. Però forse sono io che devo lavorare di più».

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