Sampdoria-Napoli amarcord: i destini incrociati di Luca Fusi e Fausto Pari

Calcio in Soffitta / I mediani Fusi e Pari hanno segnato due cicli consecutivi a cavallo dell’età dell’oro. Prima, però, sono passati per la Doria.

Sampdoria-Napoli amarcord: i destini incrociati di Luca Fusi e Fausto Pari

Azzurri e blucerchiati

Uno che gioca nove anni consecutivi nella Doria non può non aver lasciato un pezzo di cuore a Genova, un altro che pareggia le presenze tra Napoli e Samp (60 con i blucerchiati e 60 col Napoli, più due gol in maglia azzurra), magari ha il cuore diviso in due. Uno monogamo, Fausto Pari, anche a fronte dei bei ricordi che lo legano a Partenope; un altro, Luca Fusi, con due… mogli.

Il primo è un romagnolo doc, gioioso, sempre sorridente nelle foto. Ha un caratteristico spazio tra i denti e sembra che abbia appena raccontato una barzelletta facendo fare una grassa risata ai compagni di squadra. L’altro è più sornione, come un vero “lumbard”, ma anche lui con una faccia da furbo e da scaltro uomo di lago. Il loro ruolo, però, li accomuna nell’analisi tecnica, quella del classico mediano che deve tirare la carretta e che cerca di impostare, magari meno fisico dei calciatori di oggi ma tutto sostanza e diga davanti alla difesa.

Entrambi sono passati per Napoli, chi per quattro anni (Par ) chi per due (Fusi), ma alla Sampdoria hanno anche condiviso epiche battaglie e partite di alto livello contro gli azzurri di Diego Maradona. I due si sono, in pratica, quasi passati il testimone. Fusi ha, infatti, giocato nel Napoli dal 1988 al 1990 vincendo uno scudetto ed una Coppa Uefa, mentre Pari gli è ‘subentrato’ dal 1992 al 1996 centrando solo una qualificazione Uefa con Lippi dove giocò solo le ultime gare di campionato. Il confronto tra i due Napoli potrebbe essere impietoso se pensiamo che Fusi è stato fedele scudiero di Maradona (il quale, pare, lo abbia espressamente richiesto a Ferlaino quando si cercava un altro cursore da affiancare a Crippa). Fusi, invece, ha vissuto momenti alterni sotto la guida di Ranieri, Lippi e Boskov.

Fusi e Alemao festeggiano lo scudetto del 1990

Quando, però, erano insieme alla Sampdoria ed hanno giocato in casa, a Marassi, le hanno sempre buscate dal Napoli. Due i precedenti. Il primo risale al 12 ottobre 1986, entrambi i ‘sette polmoni’ sono in campo, Fusi indossa la numero 4 e Pari la 7. È l’anno del primo scudetto degli azzurri ma ad ottobre, dopo quattro giornate di campionato, quasi nessuno pronosticava il Napoli vincente. Tra l’altro la squadra di Bianchi aveva colto due pareggi contro Avellino ed Udinese

Invece gli azzurri, condotti in campo dalla personalità di Diego, vincono meritatamente nonostante i due legni colpiti da una Samp che schiera tre punte mentre Giordano è l’unico attaccante del Napoli in campo. Segna prima Caffarelli, pareggia Vialli su rigore. Maradona, ancora su un dubbio penalty, ribalta il risultato. In campo, per la cronaca, il Napoli non schiera la sua formazione migliore. Ed affida a Volpecina e Sola le ‘chiavi’ di un centrocampo tecnicamente ‘povero’.

Nel torneo successivo la trasferta a Genova capita all’inizio del nuovo anno col Napoli in testa alla classifica. È il 17 gennaio 1988, la gara si gioca su un terreno infame, zuppo di pioggia, al limite della praticabilità. I due futuri giocatori napoletani non cambiano maglia nemmeno in questa occasione. Sembra sentirlo ancora il buon Boskov : “Quando squadra vince mister non cambia squadra”. In effetti quell’anno la Samp ha una signora squadra e finisce quarta, va in Uefa, a otto lunghezze dal Milan vincitore del campionato. Il tecnico, che passerà poi al Napoli nella “era” Pari, aveva Briegel sulla fascia e Cerezo a dettare legge a centrocampo, un mastino come Vierchwood nelle vesti di francobollatore, Mancini e Vialli in attacco a dare fantasia e velocità alla squadra, uno stantuffo come Mannini sull’altra corsia. E ovviamente i due piccoletti, Fusi e Pari, a vigilare la zona mediana.

Il gol del fango

Stava nascendo la squadra che due anni dopo avrebbe vinto il primo ed unico tricolore della Sampdoria. All’epoca poteva accadere, oggi la sorpresa la si trova solo nell’uovo di Pasqua. Partita combattuta, il terreno infame segna di fatica i muscoli ed i nervi dei ventidue atleti ma con Diego in campo “mai dire mai”. Garella ci mette del suo e salva ripetutamente il risultato su uno scatenato Vialli. A tre minuti dalla fine, il giocatore argentino raccoglie un lungo passaggio di De Napoli, che scavalca tutto il centrocampo, arpiona la palla al limite dell’area e con uno strano tiro di punta butta la palla alle spalle di Bistazzoni.

È la famosa segnatura dopo la quale Diego si tuffa nel fango e si rotola insieme ai compagni fino a diventare una maschera melmosa. Ebbro di felicità. Vittoria fondamentale del Napoli. Se l’anno precedente era troppo presto per pronosticare la vittoria finale, con questi due punti nell’ultima giornata del girone d’andata al Napoli viene accreditata più di una chance per lo scudetto bis. Ahimè, sappiamo come andò a finire col Milan e la stessa Sampdoria “chiuse in bruttezza” il torneo del Napoli andando a vincere al San Paolo per 2 a 1 (Carnevale, Pellegrini e Vialli per i blucerchiati) nella irreale chiusura di quel maledetto anno.

Fausto Pari nel Napoli 1995/96

L’anno dopo Fusi è già un giocatore del Napoli, c’è da sostituire Bagni, uno dei quattro epurati (insieme a Garella, Giordano e Ferrario), quelli della rivolta di maggio. Il mediano di Lecco è il prescelto insieme a Crippa, Alemao e Corradini per riassestare il centrocampo napoletano. È un atleta molto affidabile, si sa che il suo apporto sarà sempre importante nell’economia della squadra, una sorta di guardia del centrocampo azzurro. Quando il Napoli va a giocare a Genova, esattamente un anno dopo la famosa ‘partita del fango’, il risultato non si schioda dallo 0 a 0 iniziale.

Pari continua a fare scorribande in una Doria ormai quasi pronta per il titolo. Ai giocatori di cui sopra il presidente Mantovani ci aveva aggiunto, infatti, un signor portiere come Pagliuca ed un nazionale come Dossena sulla trequarti. Una curiosità, quel giorno la “10” del Napoli la indossa De Napoli per l’assenza di Maradona. Pari e Fusi si incrociano a centrocampo, ricordano per un attimo i bei trascorsi insieme e poi partecipano alla battaglia. Come dei veri professionisti quali sono.

Quando il Napoli decide di puntare su Pari, nell’estate del 1992, in città non hanno ancora dimenticato gli anni d’oro di Diego. Si cerca di ricostruire un ciclo, forse Ferlaino in cuor suo crede ancora di poter arrivare al triangolino tricolore. Per farlo ingaggia Fonseca e la coppia con Careca, sulla carta, diventa di primo livello. Poi un animale jolly come Policano, un uomo di esperienza come Nela e fa un signor centrocampo con l’acquisto dello svedese Thern e Pari dalla Samp. Era l’anno delle grandi attese, del rilancio, diventa l’anno delle delusioni. Il Napoli, con l’esonero di Ranieri e il ritorno di Bianchi, si salva dalla retrocessione per soli due punti.

Quattro acquisti nell’estate 1992

Pari non gioca tanto, eppure è un trentenne di qualità ed esperienza. Ha un’ottima tenuta atletica, non gli manca il senso tattico, è grintoso quanto basta, ha un ottimo rapporto con i compagni e le sue pagelle vanno raramente sotto la sufficienza. In realtà, è un po’ chiuso da altri giocatori e paga l’anno no del Napoli. Anche il suo entusiasmo sembra venire meno, ma giocherà con gli azzurri ancora per tre anni, gli ultimi due con Boskov addirittura col numero 2 sulle spalle perché con Bordin, Pecchia e Buso il centrocampo è già al completo. Chissà se, in cuor suo, si sarà mai chiesto se stava meglio alla Samp. Dove, tra l’altro, aveva vinto tre Coppe Italia, uno scudetto, una coppa delle Coppe ed una Supercoppa italiana. Chissà….

Dopo aver attaccato le scarpe al chiodo Pari ha intrapreso la carriera di direttore sportivo/dirigente mentre Fusi (che ha giocato anche 10 partite nella Juve e risulta ‘campione d’Italia’ del 94-95) ha iniziato ad allenare in categorie inferiori, molto spesso ragazzi della Primavera ed allievi. Niente, veramente niente, in confronto a quando il loro cuore batteva a Marassi e poi al San Paolo.

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