Zoff sta con Ancelotti: «L’evoluzione del portiere non esiste: deve saper parare»

Intervista del Napolista: «L’unica differenza è che oggi la costruzione del gioco può passare anche dal portiere. Meret? È uno dei più promettenti ma è giovane e ha giocato poco»

Zoff sta con Ancelotti: «L’evoluzione del portiere non esiste: deve saper parare»

L’intervista al Napolista

Uno dei temi calcistici più ricorrenti negli ultimi anni, dal punto di vista puramente tattico, riguarda il ruolo del portiere. A Napoli, per esempio, la percezione rispetto ai compiti di un estremo difensore è stata influenzata dal rapporto con Reina, con le sue caratteristiche connesse al gioco della squadra: la capacità di trattare il pallone con i piedi, di gestire la difesa rimanendo in una posizione molto avanzata. Lo sweeper-keeper, se vogliamo utilizzare un termine da nerd. L’evoluzione del ruolo rispetto alla scuola classica dei portieri di posizione: Dino Zoff, per esempio.

Ecco, per capirne qualcosa di più siamo andati direttamente alla fonte. Abbiamo intervistato proprio Dino Zoff, l’abbiamo sentito al telefono e gli abbiamo chiesto un parere sulla frase di Ancelotti. Questa frase, pronunciata l’altro ieri in conferenza stampa: «Il calcio sta cambiando molto, si sta cercando di cambiare anche le caratteristiche che deve avere un portiere, adesso dev’essere bravo coi piedi, dev’essere bravo nella costruzione. Per me il portiere ideale è il portiere che para, punto. Poi può essere bravo con i piedi, può arrampicarsi sugli alberi. L’importante è che abbia due mani che possano parare».

Controrivoluzione

Dino Zoff è d’accordo con Ancelotti, sposa completamente la sua tesi. Anzi, forse riesce addirittura a renderla più estrema, più tranchant: «L’evoluzione del portiere, inteso come ruolo in campo, per me non esiste. È cambiato qualcosa, di certo ora una squadra di calcio si rifugia più spesso dalle sue parti, fa in modo che la costruzione del gioco possa passare anche da lui. Però per me la cosa fondamentale resta la sua capacità di parare. È questa la differenza tra un portiere bravo e un portiere che non lo è».

In ogni caso, Zoff chiarisce un punto importante, fa una distinzione significativa: «Attenzione, però. Con questo non voglio dire che tutti i portieri debbano giocare in un certo modo. La gestione della terza linea resta una parte fondamentale nel ruolo, e ci sono estremi difensori che sanno uscire molto bene e per questo controllano con grande attenzione lo spazio dietro la difesa. Non si tratta di uscire poco, questo è un altro discorso e fa riferimento alle caratteristiche difensive della squadra. Giocare con i piedi è un’aggiunta, un di più che qualche allenatore può ricercare, ma io resto della mia idea: non si tratta dell’evoluzione del portiere, quanto dell’evoluzione del gioco. Il portiere migliore è quello che para bene». È il manifesto di una controrivoluzione. Redatto e firmato da Ancelotti, sottoscritto da Dino Zoff. Anche se le gerarchie anagrafiche e del ruolo andrebbero ribaltate, ma è stata solo una questione di timing.

Meret

Il passaggio dal ruolo del portiere ai portieri è automatico. Una delle suggestioni più ricorrenti nelle schede di presentazione di Meret, nuovo portiere del Napoli, è stato l’accostamento alla parabola di Zoff. Entrambi acquistati giovanissimi dal club partenopeo (i 25 anni del 1967 sono “proporzionati” ai 21 del 2018), entrambi friulani, entrambi cresciuti nel vivaio dell’Udinese. Il giudizio di Zoff è estremamente positivo, rispetto al ragazzo e all’operazione che l’ha portato al Napoli: «Credo che si tratti di uno dei migliori prospetti della sua generazione, sicuramente uno dei più promettenti. Poi tutto andrà confrontato con i responsi del campo, parliamo di un ragazzo ancora giovane, che ha giocato poco. Tutto si vedrà con il responso del campo. Potenzialmente, è uno dei migliori portieri in circolazione, avvicinabile a Donnarumma».

A questo punto, Zoff mantiene una promessa: non è un tipo che si sbilancia, che si fa prendere dalle situazioni. È un freddo. E infatti risponde freddamente quando gli chiediamo chi preferisce tra i due giovani portieri, Meret del Napoli e Donnarumma del Milan: «Non rispondo a questa domanda».

Chiudiamo parlando di Cristiano Ronaldo alla Juventus, una domanda inevitabile in questi giorni di (inevitabile, giustissima) concentrazione mediatica sul passaggio del portoghese in bianconero: «Credo sia d’aiuto a tutto il calcio italiano, parliamo di un grandissimo campione che ha scritto la storia del calcio. Non darà benefici soltanto alla Juventus, ma anche a tutti gli altri club. Che però non devono sentirsi battuti in partenza».

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  1. è parecchio che zoff non gioca più…….
    si vede.

  2. Luigi Ricciardi 13 luglio 2018, 16:50

    Mah, io credo si stia esagerando con le estremizzazioni: nessuno credo abbia pensato che un portiere moderno debba prima di tutto giocare bene coi piedi, ma che debba anche giocare bene con i piedi.
    Reina era quasi un’ eccezione, nel senso che era sufficiente con le mani ed eccellente con i piedi, oltre che perfetto nella gestione degli spazi in uscita bassa, ma non e’ che fosse totalmente scarso secondo dei parametri piu’ classici.
    Di sicuro, i portieri moderni devono saper fare piu’ cose, ma prima di tutto parare, cosi’come un difensore difendere, un attaccante attaccare, e un centrocampista… centrocampare! 🙂

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