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Vi racconto Meret (dopo averlo visto due anni alla Spal)

Difficile dire se valga tutti quei soldi. Ma ha senso della posizione, coraggio, riflessi pronti, freddezza, e può crescere tanto. Ha subito già due infortuni

Vi racconto Meret (dopo averlo visto due anni alla Spal)

Vale davvero tutti quei soldi?

Se alla base di questo pezzo ci fosse una domanda del tipo “Davvero Meret vale una cifra tra i 25 e i 35 milioni di euro?” faticherei a rispondere. Da un lato propenderei per un “sì”, perché un classe 1997 con questo talento vale un investimento da parte di una grande squadra; dall’altro mi verrebbe spontaneo un “no” perché mi sembra fin troppo evidente che il prezzo sia figlio di un mercato drogato – direi quasi allucinato – in cui basta un buon campionato per giustificare un’operazione milionaria.

Che poi, a dirla tutta, un campionato di serie A intero Alex Meret nemmeno l’ha fatto. Per la precisione ha collezionato 13 presenze all’interno di una stagione contrassegnata da una certa iella. Detto questo (ci tornerò più avanti), quella manciata di partite è sembrata sufficiente – non a me, ma a gente che se ne intende – per dire che sì, Meret, farà strada. A meno che non sia il fisico a tradirlo, visti i poco confortanti precedenti annotati nella sua cartella clinica.

La convocazione in Nazionale due anni fa

Il suo sbarco a Ferrara nell’estate 2016 fece alzare qualche sopracciglio meno noto di quello di Ancelotti. Ma come? La Spal torna in B dopo 23 anni e dà le chiavi della porta a un ragazzo che ha fatto solo il campionato Primavera? Già, questa è stata la scommessa del ds Vagnati. D’altra parte quando Antonio Conte lo aveva convocato nel ritiro pre-Europeo del 2016 mica poteva aver preso un abbaglio o aver obbedito a qualche strana ragione di marketing. Davanti a Meret c’erano tre signori come Gianluigi Buffon, Federico Marchetti e Salvatore Sirigu.

Il Meret formato apprendista aveva già fatto parlare di sé con l’Under 19 e con un percorso particolarmente convincente nelle giovanili dell’Udinese, ma allora era ancora sconosciuto al grande pubblico. Memori dell’ottovolante sul quale era stato proiettato Scuffet – di un anno più giovane – a Udine hanno voluto essere più cauti, proteggendo maggiormente il percorso di crescita un altro talento puro uscito dalle scuderie friulane.

Gli infortuni

Dopo un paio di mesi di rodaggio, caratterizzati da qualche assenza e un paio di prestazioni titubanti, nel resto della stagione Meret ha saputo diventare un elemento insostituibile per la Spal dominatrice del campionato, facendo addirittura gridare allo scandalo (e al complotto) i tifosi spallini quando l’allora ct Ventura decise di convocarlo in nazionale maggiore, facendogli perdere lo scontro diretto col Frosinone.

L’ascesa era ormai iniziata e nessuno avrebbe potuto fermarla. Se non gli infortuni. Il polso in serie B (con un problema rimediato sempre in azzurro, ma con la U21) una fastidiosa pubalgia, probabilmente un po’ sottovalutata, nel corso dell’estate vissuta da fresco promosso in serie A. Napoli e Juventus lo hanno tenuto comunque d’occhio, trovando la porta chiusa. L’Udinese ha preferito fargli continuare il percorso intrapreso con Semplici e la Spal, ma non aveva fatto i conti con le complicanze che hanno costretto il giovane portiere a ricorrere alla chirurgia per risolvere i problemi all’inguine sorti già nella parte conclusiva della stagione 2016-2017.

Nonostante questo, una volta rientrato dopo mesi di faticosa riabilitazione, Meret ha ripreso a far vedere bagliori di puro talento. Peccato che sia durato poco. Ma anche nei tre mesi in cui è stato arruolabile (nel frattempo Gomis gli aveva tenuto in caldo il posto) ha fatto vedere i pezzi forti del suo repertorio: senso della posizione, coraggio, riflessi pronti, freddezza, anche quando è ora di giocarla con i piedi. Per farsi un’idea un po’ più precisa: azioni salienti di Fiorentina-Spal e Napoli-Spal, per dirne due. Uno dirà: avrà pure dei difetti. Sulle uscite alte può migliorare, ma più in generale il suo preparatore alla Spal (Cristiano Scalabrelli) è convinto che Meret “abbia ancora un 40, 50 percento di margine di miglioramento”, pur partendo da una base eccellente che gli è valsa anche i complimenti di Walter Zenga.

Il San Paolo non è il Mazza

Altra possibile obiezione: giocare al Mazza di Ferrara è una cosa, farlo al San Paolo è un’altra. Sicuro, ma se c’è una dote che Meret sembra avere è proprio la capacità di non farsi condizionare dalla pressione. Lo si vede dal suo comportamento fuori dal campo: un ragazzo riservato, educatissimo, che frequenta i social, ma lo fa con la discrezione di un trentenne. Alla Spal dicono tutti che deve per forza avere dieci anni in più per come si comporta. Non è necessariamente un male, in questo caso: un ragazzo fin troppo normale in un’epoca di fenomeni da display.

*direttore de lospallino.com

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