Il gol di Milik è un’assicurazione sul futuro del Napoli

La splendida conclusione a Marassi spiega che Milik è e sarà una presenza fondamentale nella costruzione del nuovo Napoli. A prescindere dal nome dell’allenatore.

Il gol di Milik è un’assicurazione sul futuro del Napoli
Foto Ssc Napoli

Un tiro bellissimo

Forse, la miglior descrizione del gol di Milik è quella del nostro Fubi, con il suo consueto appuntamento con lo schizzo d’arte pospartita. «Solo lì posso metterla», c’è scritto nel suo pezzo. Ed è vero, è esatto, Milik poteva metterla solo lì. E l’ha messa proprio lì. Questa serie di frasi ha un valore inestimabile, perché descrive la perfezione del gesto tecnico del centravanti polacco. C’era un solo modo per trasformare in gol quel pallone, certo magari un’apertura su Insigne avrebbe potuto dare il la a un’azione più lunga ed ugualmente efficace, ma il gol nasce dall’intuizione di un grande calciatore. Per dirla facile: Milik poteva segnare in maniera rapida solo in quel modo lì, poteva siglare lo 0-1 senza fare casino solo con un tiro del genere. È stato in grado di pensarlo. È stato in grado di provarci. L’ha fatto, ci è riuscito. Gol. Il guizzo del campione. Un tiro bellissimo.

Il futuro nei numeri

C’è tanto altro, in questo gol. Andiamo oltre la retorica della rete che risponde e punisce e schernisce (insieme all’esultanza) i cori razzisti di Marassi. In questo momento stiamo parlando di calcio. E di futuro. Sì, perché Milik ha segnato e ha dimostrato (per l’ennesima volta) di rappresentare una garanzia sul futuro del Napoli. Una sorta di polizza d’assicurazione sulla prossima stagione di questa squadra. Sul fatto che il ridimensionamento è un’ipotesi lontana, perché è già scongiurato.

È una questione di numeri, se ci pensi: il Napoli migliore degli ultimi 28 anni ha voluto/dovuto fare affidamento su Dries Mertens, che ha ripagato questa fiducia con la moneta sonante dei gol e del gioco. Fin quando ci è riuscito, va detto. Poi è arrivato Milik, che non è bastato ma abbiamo imparato a conoscere ed amare di nuovo. Per Dries, in questa stagione e tre quarti da centravanti 56 gol in tutte le competizioni, in 93 partite. Uno ogni 133′, tra il picco dello scorso anno (una rete ogni 94′) e questa stagione un po’ più altalenante (una rete ogni 172′). Per Milik, invece, un gol ogni 102′ con la maglia azzurra. Certo, il campione di riferimento è meno ampio, ma avete capito di cosa stiamo parlando. Magari, proprio in virtù di questi numeri, Arek avrebbe potuto anche giocare di più in questo finale di stagione, vissuto a denti un po’ stretti da Mertens.

Il futuro nella forza

Quindi, per sintetizzare tutti i concetti: sappiamo che il Napoli non ha ancora definito il suo futuro tecnico. L’ipotesi di un addio di Sarri è assolutamente realistica, la sua permanenza è tutt’altro che scontata. Potrebbero arrivare tanti allenatori, dal background similare a quello dell’attuale tecnico (Fonseca, Giampaolo), o dall’impostazione diversa (si pensi, per esempio, a Simone Inzaghi). La costruzione della nuova rosa, ovviamente, è legata a questa dinamica di mercato, e non sappiamo chi ci sarà ancora e chi resterà.

La sostanza e l’importanza di Milik, però, non cambiano. Il peso che Arek avrò sul futuro di questa squadra sembra prescindere dalla successione della panchina. Questione di forza riconosciuta, di forma che sta tornando, di valori che inevitabilmente vengono fuori – insieme ai rimpianti di Sarri per non aver potuto contare sul centravanti polacco. Il gol di ieri è l’immagine tecnicamente più pura di questo discorso, è la copertina di un album in cui entrano a pieno titolo la rete col Chievo, il tiro intercettato da Donnarumma, le doppiette contro Bologna, Milan, Dinamo Kiev. Roba di quasi due anni fa, che sembra lontanissima e che non ha potuto avere continuità per via della sfortuna.

Ecco, se non dovessero ripetersi altri cataclismi, il futuro di Milik è il Napoli. Anzi, diciamolo meglio: Milik è il futuro del Napoli, ne fa parte, anzi sarà una presenza ingombrante. Ieri sera ce ne siamo accorti una volta di più. Ed è difficile pensare che questa squadra possa non essere più competitiva, se ha avuto la fortuna e la capacità di poter pensare di costruirsi intorno a un centravanti così. Con Mertens accanto a lui, tra l’altro.

 

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