Hamsik o non Hamsik, il dilemma sembra più dei giornali che di Sarri

La condizione di Hamsik non è brillante (eufemismo), lo slovacco ha vissuto una stagione difficile. Ma è quantomeno irriverente pensare ad un Napoli che va a Torino rinunciando a lui.

Hamsik o non Hamsik, il dilemma sembra più dei giornali che di Sarri

Gazzetta e Mattino

Ieri abbiamo scritto dei “casi” che agitano la vigilia di Juventus-Napoli nella real casa bianconera. La condizione (tattica e mentale) di Paulo Dybala rappresenta un rebus difficile da sciogliere, per Allegri e per l’intero mondo juventino. Anche il Napoli, però, ha qualche gattino da pelare, qualche dubbio da cancellare o quantomeno silenziare. Uno di questi risponde risponde al nome di Marek Hamsik.

Intendiamoci, come abbiamo scritto ieri parlando di Mertens-Milik, siamo nel mondo dei “dolci tormenti”. Ovvero: se Sarri ha un solo dubbio sulla titolarità di Hamsik a Torino, è perché Zielinski offre un’alternativa valida e funzionale al gioco della sua squadra. Tutto dipenderà dal risultato del campo, ci avviamo verso una finale scudetto e il tecnico ha una responsabilità enorme: avrà ragione solo se vincerà. Altrimenti, avrà sbagliato.

Sul “caso-Hamsik” si soffermano La Gazzetta dello Sport Il Mattino. Entrambi i giornali raccontano il calo di Marek. Cominciamo dalla rosea: «L’involuzione del capitano azzurro è abbastanza evidente, in pratica Sarri lo impiega dall’inizio ogni volta, ma allo stesso modo lo sostituisce dopo i primi quindici minuti della ripresa. Ormai la sua crisi è diventata un caso». Proseguiamo con il quotidiano napoletano: «Marek ha colpito per la sua passività nella prova contro l’Udinese ma anche per il suo atteggiamento non brillante contro il Milan. Non ci fossero alternative, il capitano scenderebbe in campo senza dubbio: ma lo Zielinski visto in azione contro l’Udinese, pungente nelle sue incursioni offensive e disciplinato tatticamente, gli consente di poter riflettere».

Come la pensa Il Napolista

È una condizione tecnico-emotiva complicata quella in cui si trova Sarri. Da una parte ci sono Dries Mertens e Marek Hamsik che non stanno rispondendo in maniera esplosiva (eufemismo) alle sollecitazioni del finale di campionato; dall’altra, ci sono fattori da non cancellare, come riconoscenza umana e identità tattica. Come dire: non è impensabile un Napoli senza (questo) Hamsik, stesso discorso si potrebbe fare per (questo) Mertens. Allo stesso tempo, però, non è possibile dimenticare che il 17 e il 14 sono stati e sono ancora due degli uomini di riferimento per questa squadra.

Già una volta, a Kiev contro il Dnipro, il Napoli giocò una partita decisiva e fondamentale per la sua storia rinunciando ad Hamsik – almeno dall’inizio. Non andò proprio benissimo, e quell’esclusione è stato uno dei motivi per cui Benitez fu attaccato senza quartiere. È il discorso di cui sopra: se il Napoli avesse sbancato l’Ucraina, ora staremmo parlando di una scelta felice. Mestiere rischioso quello dell’allenatore di calcio.

Il Napolista tende ad escludere l’ipotesi per cui Sarri starebbe organizzando il ribaltone, soprattutto se parliamo di Hamsik. È una questione non tanto e non solo di coerenza tattica («Marek è un fuoriclasse, e per me parte sempre titolare»), quanto di riconoscimento e di intoccabilità. È una condizione a tempo, nel senso che se il Napoli soffre a inizio ripresa viene sacrificato il calciatore sacrificabile in questo momento. Parliamo di Hamsik, e parliamo di Hamsik in questi termini fin dall’inizio di questa stagione. La sua condizione non è mai stata realmente brillante, i periodi di scarsa incidenza sono stati di gran lunga superiori ai segmenti di brillantezza.

Magari il sortilegio finisce a Torino, sarebbe una bella storia. Dovesse andar male, sarà l’ennesima sostituzione. Per il bene del Napoli, viene da dire. Anche se fa male. La realtà, a volte, può essere dolorosa. Come il rimpianto per una scelta sbagliata, ma inevitabile.

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