Nulla è perduto, nel 1990 il Napoli rimontò il Milan di Sacchi

Una situazione simile alla Juventus 2018: il Milan di Sacchi rincorreva il Triplete, era favorito alla vigilia e superò il Napoli dopo che la squadra di Bigon era stata in testa per tutto un campionato.

Nulla è perduto, nel 1990 il Napoli rimontò il Milan di Sacchi

I rossoneri per il Triplete

C’è stato, nella storia, un campionato molto simile a quello in corso. In cui il Napoli partiva da favorito ma non troppo, seppe imporsi come primo in classifica fino a un certo punto e poi crollò, che davanti era arrivato il turno degli eletti. Poi, però, finì diversamente rispetto alle attese. Vinse proprio il Napoli, perché gli eletti crollarono sul traguardo.

È la stagione 1989/90, erano il Milan di Sacchi e il Napoli di Bigon. Entrambi, proprio come Allegri e Sarri, sono tecnici fatti da soli nella provincia, che avevano risalito la piramide del calcio attraverso un lavoro di ideologizzazione in chiave modernista e preservazione dello status quo del football italico. Le fazioni erano opposte, Sacchi rappresentava l’avanguardia tattica e Bigon era l’uomo della tradizione, ma i rapporti di forza erano ancora dalla parte degli “altri”. Il Milan, semplicemente, era la miglior squadra italiana e d’Europa. Vincitore dell’ultima Coppa dei Campioni, della Supercoppa Europea, della Coppa Intercontinentale. Dello scudetto 1988, che manicomio. Ed era in corsa per un incredibile (allora) Triplete, campionato, Coppacampioni (bis) e Coppa Italia. Il Napoli era stato buttato fuori dalla Coppa Uefa in autunno (dal Werder Brema), era arrivato alla semifinali di Coppa Italia (da giocarsi contro il Milan) e aveva tenuto botta in campionato.

Il racconto

A febbraio ci sono da giocare due Milan-Napoli. Il primo a San Siro, in campionato. Il secondo al San Paolo, in Coppa Italia (andata 0-0 a Milano). Napoli avanti di due punti in classifica. Bene, il Milan fa 6-1 in totale (3-0 in casa e 3-1 in trasferta) e sembra cancellare i sogni di gloria di Maradona e compagni. Vittorie schiaccianti, meritate, assolute. Decisive, pensano tutti. È l’aggancio in campionato. È l’addio alla Coppa Italia, mentre il Milan viaggia verso l’ein plein.

Napoli ripreso

Sorpasso e allungo

Dopo quelle due partite, avvengono tante altre cose succose. Sembra tutto scritto, esattamente come nel 2018. Il Milan perde alcuni punti, e incredibilmente succede la stessa cosa anche al Napoli. Azzurri e rossoneri si affrontano alla settima, alla nona avvenne l’allungo del Milan: Bigon di nuovo sconfitto a Milano, contro l’Inter (1-3) e Milan vittorioso per 4-0 (!) all’Olimpico contro la Roma.

Viaggio appaiato alla decima giornata (vittorie per entrambi), e poi Juventus-Milan 3-0 nel giorno di Lecce-Napoli 1-1. Un’incredibile occasione perduta, Rui Barros fa impazzire la difesa di Sacchi mentre il Napoli si fa agganciare da Pasculli. Stesso incredibile risultato nel turno seguente: il Milan crolla di nuovo, perde il derby con l’Inter mentre Maradona e compagni si fanno battere a Genova, dalla Sampdoria.

La monetina e il crollo

Sembra finita, in realtà è finita. A cinque giornate dalla fine, il super-Milan deve affrontare Lecce, Bologna, Sampdoria (in casa), Verona e Bari. Un punto di vantaggio che può durare fino alla’ultimo turno. E che invece non dura niente, perché a Bologna finisce 0-0 (con un clamoroso gol fantasma non assegnato ai rossoblu) mentre il Napoli si prende il 2-0 a tavolino a Bergamo. Alemao, colpito da una monetina, reindirizza il campionato.

Reperto numero uno: Atalanta-Napoli 0-2 a tavolino

È l’aggancio decisivo, il Napoli le vince tutte (ha già battuto la Juventus, dopo Bergamo fa un solo boccone di Bari, Bologna e Lazio) e trionfa tre anni dopo il primo tricolore. Indimenticabile il penultimo turno, 4-2 a Bologna il giorno in cui crolla il Milan. A Verona, nella solita Fatal Verona. Uno a zero per i rossoneri, ipotesi spareggio. Il pareggio di Sotomayor, poi la testa si spegne: espulsi Rijkaard, Van Basten e Costacurta, anche Sacchi fuori dal campo. Arbitraggio “importante” di Concetto Lo Bello, figlio d’arte. Verona-Milan 2-1, Napoli campione. Prima, i rossoneri hanno perso anche la finale di Coppa Italia. Si consoleranno a Vienna, il 23 maggio, battendo il Benfica di Eriksson nella finale di Coppa dei Campioni.

Reperto numero due: Verona-Milan 2-1

Parallelismi

Insomma, ci sono quasi tutti gli ingredienti per il parallelo storico. Un Napoli meno forte e non favorito; un avversario ritenuto più attrezzato che effettua l’atteso sorpasso in carrozza; la strada verso il Triplete; le occasioni che ci sono e non vengono sfruttate e poi sembrano terminare all’improvviso; qualche polemicuccia arbitrale sparsa, giusto per non farci mancare niente.

Insomma, tanti punti in comune. Nel campionato di oggi mancano dieci partite e lo scontro diretto da giocare a Torino, in trasferta, proprio come allora. Le distanze e i rapporti di forza, forse, sono più ampi. Ma ci sono ancora la Champions e gli scontri diretti, di mezzo. Sarà divertente giocare col presente e il futuro, mischiarli con la storia. Senza monetina, però: l’istituzione della responsabilità oggettiva è stata abolita subito dopo quell’Atalanta-Napoli, per fortuna.

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