Non mi sono mai pentito di aver abbandonato la Juve per tifare Napoli

Nel mio paese, Roccasecca, tifavano tutti per la Juve o per la Roma. Poi arrivò Maradona e cambiò tutto per me. Ricordo la “prima” al San Paolo, contro l’Inter

Non mi sono mai pentito di aver abbandonato la Juve per tifare Napoli
Maradona
Due sono i miei giorni all’improvviso: 5 luglio 1984 e 16 marzo 1986

Come in un matrimonio, c’è la promessa e la conferma. Nella  storia con il Napoli,  “il mio giorno all’improvviso”, in realtà sono due. Mi sono innamorato del Napoli il 5 luglio del 1984. Faceva caldo e non riuscivo a dormire, come di solito accade nei pomeriggi estivi. Sono sceso in cucina e ho acceso la Tv. Ho visto uno stadio San Paolo pienissimo, nonostante fosse estate e il campionato fermo, applaudire e osannare un riccioluto ometto di un metro e sessanta che palleggiava. Era Diego Armando Maradona, appena arrivato da Barcellona.

Io, che avevo appena 10 anni e avevo fino ad allora tifato per la Juventus, ho finalmente capito cosa fosse veramente la passione per il calcio. Premetto che abito in provincia di Frosinone, Roccasecca, dove, all’epoca, tifavano tutti per la Juve o per la Roma, soprattutto i ragazzi. La mia scelta è stata rivoluzionaria, controcorrente, diversa. Ma è proprio questa la forza del calcio, che per me rappresenta anche identità, cultura, valori. E la mia terra è quella dell’ex Alta Terra di lavoro, diventata provincia di Frosinone solo nel 1926.
Questo è stato il mio giorno all’improvviso, parte I. Il secondo è stato il 16 marzo 1986, quando mio padre, anche lui tifoso del Napoli, mi ha portato per la prima volta al San Paolo. Si giocava Napoli-Inter. A Napoli faceva freddo, c’erano le nuvole e minacciava pioggia. Maradona era in dubbio, per un leggero infortunio. Ma alle 14,28, quando i giocatori stavano per salire le scalette per entrare nel campo di gioco, ecco che appare lui. El Pibe de Oro e subito un raggio di sole squarciò le nuvole. Un tifoso seduto vicino a me, urlò: “E’ sciut o’ sole”.
Il Napoli vinse, 1 a 0, naturalmente gol di Maradona. Da allora non ho più perso una partita, alla radio, prima Radio Marte, poi Kiss Kiss, spesso allo stadio, ora in tv. Ho gioito e sofferto, mai pentendomi di quella scelta di cambiare dalla Juve al Napoli. La passione, il cuore e la tradizione non si barattano con le vittorie anonime e non colorate di entusiasmo.
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