Raffaele Sergio, doppio ex di Benevento e Napoli. Ed emblema delle stagioni più brutte

Raffaele Sergio è stato uno dei terzini sinistri nell’anno della retrocessione, è passato come calciatore e come allenatore nel capoluogo sannita.

Raffaele Sergio, doppio ex di Benevento e Napoli. Ed emblema delle stagioni più brutte

Un giocatore finito

Con quella faccia da ragioniere, i capelli curati e un sorrisetto beffardo, giunse a Napoli come colui a cui nessuno poteva togliere la fascia sinistra. Di lui riuscivi a stento a capire quale fosse il nome e quale il cognome, tanto fu anonima l’avventura alle pendici del Vesuvio di Raffaele Sergio da Cava dei Tirreni. Il terzino, al quale il Napoli affidò la sua fascia di competenza nell’annata  più disastrosa della sua storia, contò 8 squadre diverse nel suo curriculum  vitae a fine carriera. Di queste, due erano campane, oltre al Napoli. La natia Cavese e il Benevento dove giocò in due fasi diverse prima di diventarne allenatore per un breve periodo nel 2005-06.

I misteri gaudiosi del calcio ci dicono ancora che il suo acquisto fu quello di un buon terzino che tanto si era fatto valere ad Udine e prima ancora con la Lazio e il Torino. Addirittura una convocazione in Nazionale A con Sacchi nel suo scarno carnet. Un giocatore di rendimento sicuro in teoria ma a Napoli si rivelò un brocco di razza. Non a caso, dopo due anni al Napoli, dove totalizzò solo 14 presenze, il giocatore cavese fu gentilmente messo alla porta. Destinazione Benevento, Serie C, dove totalizzò quasi lo stesso numero di presenze fatte col Napoli in due anni.

Il mesto ritorno alla Cavese, dove non giocò nemmeno una partita, ne segnò poi l’inevitabile declino. Resta un dato oggettivo, dunque, che Sergio fu preso dal Napoli a 31 anni e che la sua carriera era quasi al declino, c’era poco da scommettere sul futuro. Dopo lo trovammo nella vetrina delle svendite, al Benevento. E non ce ne vogliano i simpatici stregoni. Quindi il giocatore che arrivò in pompa magna nell’estate in cui gli azzurri si rifecero il look (belle anche le maglie della Nike) era già un giocatore finito, alla frutta. E dopo averlo visto al San Paolo iniziammo a rimpiangere Valente, Marangon e Tesser con lacrimoni amari.

Due anni bui

Questo tipo di acquisti non erano insoliti qualche tempo fa. E non li faceva solo il Napoli, sia ben chiaro. Giocatori cotti e bolliti li prendevano un po’ tutti, soprattutto quando si giustificava la scelta con un “eh, sì, sarà maturo ma è di grande rendimento ed affidabilità”. La faccenda è che Mutti lo volle fortemente, impressionato dal campionato di Udine dove, tra dribbling, giocate di fino e cross, Raffaele Sergio si era segnalato tra i difensori esterni più continui del campionato. Nel suo primo anno col Napoli, Mutti lo impiegò 4 volte prima di essere esonerato, Mazzone 2, Galeone 4 e Montefusco mai. Nel secondo anno, con Ulivieri alla guida, Sergio giocò solo due volte. Aveva una concorrenza spietata in Nilsen, Mora e Facci.

Eppure quando sbarcò al lido Partenope il trentunenne difensore venne per giocarsi il posto con altri potenziali terzini di fascia. Uno era Crasson e l’altro era Facci con possibili alternative in Malafronte e Panarelli. Insomma una serie di top player che solo il portafogli di Ferlaino poteva permettersi. Nell’anno in cui vide Prunier in televisione e disse “Lo voglio”, nell’anno in cui un emissario argentino gli disse “Prendete Calderon, è un fenomeno!”. E lo prese.

12 minuti

Nella gara col Parma in casa, avvenne un episodio quantomeno emblematico nel primo campionato di Sergio a Napoli. Era il 14 dicembre 1997 e gli azzurri, guidati da Galeone in quel periodo, affrontavano il Parma in casa, una corazzata con Buffon, Thuram, Cannavaro, Dino Baggio, Crippa, Chiesa e Crespo, allenatore Ancelotti. Sul tre a zero per i ducali Galeone mandò in campo Sergio al posto di Facci al ’70. Beh, che successe? Nuova sostituzione degli azzurri. Entrò il giovane Cimadomo al 82′. Indovinate al posto di chi? Ma di Sergio, ovviamente. Sì, l’ex Udinese fu tolto dal campo dopo 12 minuti di confusione totale. Se non è un record questo, poco ci manca. I fantasmi di Frappampina e Citterio, in quei frangenti, furono epici eroi al confronto di tale Sergio.

Ma le strade del Napoli e di Sergio si dovevano incontrare di nuovo nel 2005, nel primo anno di C. Stavolta, il 13 marzo del 2005, gli azzurri vanno a giocare al Vigorito, è anche l’ultima volta prima di quella di domenica prossima. Il Napoli, in corsa per la B, liquida la pratica con un gol di Inacio Pià e uno di Sosa di fronte ad un Benevento da centro classifica. In campo c’è ancora l’indimenticato Carmelo Imbriani a fare da chioccia e sulla panchina dei sanniti c’è lui, Sergio, subentrato a Benedetti a campionato in corsa.

Proprio alla vigilia della gara il ‘traghettatore’ dei giallorossi aveva rilasciato un’intervista in cui aveva fatto balenare l’ipotesi di un esordio di Pino Taglialatela, quell’anno accasatosi col Benevento, contro la sua ex squadra. Esordio che poi non avvenne. Un po’ di fortuna, chiamiamola pure così, Sergio l’ha avuta solo come allenatore dell’Aversa Normanna con cui passò dalla D alla C. Un evento che, nella città del casertano, lo fece diventare una sorta di icona.

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