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Trione: «La mostra del Napoli al Mann è solo una trovata pubblicitaria ed è kitsch»

Lo storico d’arte contemporanea stronca la scelta di Giulierini di ospitare i cimeli del Napoli in un luogo come il Museo Archeologico

Trione: «La mostra del Napoli al Mann è solo una trovata pubblicitaria ed è kitsch»

 

Una mostra estemporanea, kitsch, di carattere esclusivamente pubblicitario. Che forse porterà all’Archeologico qualche visitatore in più. Rischiando, tuttavia, di incrinarne la missione e l’identità.

La stroncatura

Così sul Corriere della Sera Vincenzo Trione chiude quella che possiamo definire stroncatura della scelta del Mann di Paolo Giulierini di ospitare la mostra dedicata al Calcio Napoli (“Il Napoli nel mito”). Trione è una figura molto nota nell’ambiente dell’arte contemporanea, molto discussa fu la sua nomina alla direzione del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia. A lui non è affatto piaciuta l’accoppiata Maradona-Ercole Farnese o, se preferite, Mertens-Venere Callipigia. Non a caso, ha recentemente pubblicato – in coppia con Tomaso Montanari – il libro “Contro le mostre” edito da Einaudi, che ha in copertina le seguenti righe

Un sistema di società commerciali, curatori seriali, assessori senza bussola e direttori di musei asserviti alla politica sforna a getto continuo mostre di cassetta, culturalmente irrilevanti e pericolose per le opere. È ora di sviluppare anticorpi intellettuali, ricominciare a fare mostre serie, riscoprire il territorio italiano.

Gli iniziali complimenti a Giulierini

Il suo articolo comincia con i complimenti al direttore del Mann (Museo Archeologico Nazionale Napoli) Paolo Giulierini, la sottolineatura delle sue capacità innovativa e imprenditoriali. Tra i meriti di Giulierini, Trione annovera non solo la mostra sui longobardi ma anche il videogame Father and Sons “che permette di conoscere la straordinaria collezione del Mann in modo diverso”.

Una scelta non casuale da parte di Trione che così prova a mettersi al riparo da critiche di conservatorismo, anche se aggiunge che: “Giulierini ha scelto di aprire l’Archeologico a «situazioni» talvolta troppo eccentriche, non sempre di buon livello. Personali d’arte contemporanea promosse in maniera piuttosto episodica. Ma soprattutto eventi di dubbio gusto. Come l’esposizione dedicata al Napoli Calcio, che documenta quasi un secolo di storia attraverso video e reliquie varie”.

Quando hanno senso le “incursioni pop”

Qui non si tratta di essere progressisti o conservatori. Sarebbe inattuale oggi invocare un’asettica purezza che difenda da tante possibili contaminazioni i nostri maggiori musei, da tempo impegnati in un difficile e controverso ripensamento. Da circa vent’anni prestigiose istituzioni museali internazionali dedicano sezioni tematiche allo sport e ospitano molte presenze extra-artistiche (dalle motociclette agli abiti di moda, agli emoji). La questione è che simili «incursioni pop» hanno un senso se davvero necessarie; se condotte con rigore e con serietà; se criticamente motivate; se concepite in dialogo con il patrimonio conservato dal museo; infine, se capaci di suggerire un modo differente per guardare quel medesimo patrimonio. È quel che non accade con Napoli nel mito.

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