Il manifesto ideologico dello Sputtanapoli, chissenefrega della rappresentazione della città

Non mi interessa nulla della rappresentazione della città, noi sputtanatori siamo più interessati alle mancanze che sono incredibili e purtroppo realissime

Il manifesto ideologico dello Sputtanapoli, chissenefrega della rappresentazione della città

“Sono uno sputtanatore seriale”

Rispondo all’articolo di Jim Catanzaro. Ebbene sì, lo ammetto, sono uno “sputtanatore” seriale: gran parte delle mie giornate trascorse a Napoli sono fatte di pesantissime lamentele e invettive contro la città e i suoi abitanti. Sono uno “sputtanatore” incallito, e sul Napolista affiggo il mio manifesto ideologico.

Una cosa, però, lasciatemela dire prima della gogna digitale: della rappresentazione di Napoli non me ne importa nulla. Non me ne frega della rappresentazione – buona o cattiva che sia – che può dare una serie tv; non ho bisogno dell’aiuto di un regista per interpretare la mia quotidianità. Piuttosto, penso di essere uno spettatore abbastanza maturo da riuscire a godere del prodotto senza trarne per forza un insegnamento o (peggio ancora) una funzione morale.

A New York si indignarono per “The Warriors”?

E penso, soprattutto, che a Milano, a Buenos Aires o a Pechino, ci siano tanti spettatori che come me non si accontentano di una rappresentazione cinematografica per dare un giudizio morale tranchant (ammesso che Napoli sia al centro dei pensieri e delle preoccupazioni di tutto il mondo come spesso crediamo).

Sarei piuttosto curioso di sapere in quanti si siano stracciati le vesti a Marsiglia per la pessima immagine della città nella (pessima) serie targata Netflix, o a New York per tutti i blockbuster da “The Warriors” in poi. Non penso poi che possa essere nociva la rappresentazione che danno della città gli altri “sputtanatori” come me, e non sono certo fra quelli che pretendono una “par condicio” delle rappresentazioni nei tg e nei programmi nazionali.

Mi interessano i fatti

Mi reputo una persona molto più concreta: non mi importa dello storytelling, ma dei fatti. Nessuno, infatti, tira merda per moda o per diletto, e chi lo fa è un cretino. Ma lasciatemelo dire, qui (nell’articolo di Catanzaro e in tanti altri che sto leggendo da un po’) si sta perdendo il senno con ‘sta storia della rappresentazione. Agli “sputtanatori”, di cui da oggi mi faccio portavoce ufficiale, interessa molto poco del dibattito sulle rappresentazioni: siamo più interessati alle mancanze, che sono incredibili e purtroppo realissime. Il dibattito sulla città si è già spostato irreversibilmente dal fenomenico al filosofico: non si parla più dei problemi urgenti, ma della loro rappresentazioni e se queste siano o meno opportune. Siamo alla follia!

Vorrei quindi dire a Catanzaro: non è Napoli che prescinde dalla sua rappresentazione, ma i napoletani. Nello specifico, gli “sputtanatori”, visto che ciò di cui ci lamentiamo sopravvive – ahimè – allo storytelling. I lodatori a oltranza invece, della rappresentazione ne hanno bisogno: se non esistesse quella patinata e un po’ decadente che si sforzano di tenere in vita a tutti i costi, non saprebbero di che dire (e probabilmente di che fare).

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  • michele o pazzo

    Applausi a scena aperta

  • cave canem

    Articolo quanto mai ideologico e astratto.
    Intanto, non è affatto vero che qualcuno possa essere indifferente allo storytelling personale, collettivo e civile, a meno che non sia dotato di un cinismo ipertrofico o ricavi qualche vantaggio materiale da “quello che si dice” sul proprio conto.
    Citare la famiglia Angela come depositaria di un’immagine positiva di Napoli è un’ingenuità commovente. Gli Angela, che hanno un diritto di manomorta sulla divulgazione storica in TV, in combutta col trasformista Mieli e col negazionista prof. Barbero, dispensano non solo a Napoli ma a qualsiasi luogo di cui si interessano immagini oleografiche per ovvi motivi di audience. Ma col pretesto dell’immagine da cartolina, lavorano indefessamente per difendere la storiografia ufficiale italiota, macinando luoghi comuni e occultando la verità dei fatti.
    Infine, non ci dovremmo preoccupare dell’astio antropologico che circonda la città? Bene, allora pongo questa domanda: Lei pensa che in questo Stivale sarebbe possibile una convivenza pacifica se tutto il rancore razzista non si incanalasse tutto contro gli africani e gli islamici? Davvero pensa che Lombroso non comparirebbe al centro della bandiera nazionale, quando i meridionali sono disposti anche ad ascoltare le parole di un Salvini?
    Infine, su questa serie televisiva “Gomorra” non avrei molte parole da sprecare. Un prodotto seriale e kitch per un pubblico di bocca buona, che spinge all’emulazione frange giovanili emarginate e diffonde della città un’immagine stereotipa e fantascientifica.

  • artemisia

    “uno sputtanatore seriale”..detto tutto!