Cina, Pechino “stoppa” il calcio: bloccati gli investimenti all’estero, molti club europei nei guai

Il Corriere della Sera racconta la situazione difficile del calcio cinese: la Chinese Super League è stata limitata nelle possibilità d’acquisto, sono state vietate esportazioni di capitali fuori dal Paese. I casi di Milan, Inter e Wolverhampton.

Cina, Pechino “stoppa” il calcio: bloccati gli investimenti all’estero, molti club europei nei guai

L’articolo del Corriere della Sera

Un doppio allarme, dalla e per la Cina. Il Corriere della Sera spiega il momento complicato per gli investitori cinesi nel football, che sia quello della Super League interna o anche all’estero. Leggiamo: «L’ultima minaccia è arrivata l’altro ieri dalla Federcalcio cinese, con un comunicato durissimo. “Controlleremo attentamente il mercato dei trasferimenti, non permetteremo
nessuna violazione e saremo intransigenti con chi violerà le regole”». Nel mirino, ovviamente, gli affari a cifre enormi, gonfiate. Ieri, sul Napolista, abbiamo scritto del possibile passaggio di Bakambu al Beijing Guoan per 74 milioni di euro. Il Corsera chiama in causa Aubameyang, nel mirino del Guanzghou Evergrande di Cannavaro. Ma la sostanza delle cose non cambia.

Il senso di questa frenata viene spiegato, all’interno dell’articolo del Corsera, da Alain Wang di Titan Sports, uno dei più grandi giornali sportivi cinesi. Leggiamo: «Due-tre anni fa gli uomini d’affari cinesi pensavano che l’economia interna avesse toccato il suo picco. Così hanno iniziato ad acquistare qualunque cosa all’estero: aziende, ville, vigneti e squadre di calcio. Si comprava, soprattutto per cambiare valuta cinese in moneta forte. Così si portavano capitali all’estero, in molti hanno usato il calcio per riciclare soldi. Il governo ha giustamente detto stop».

Le ripercussioni

Pensiamo al caso dell’Inter: Suning è un’azienda fortissima, con capitali enormi. Eppure non può esportare capitali all’estero, quindi ha varato una politica di autofinanziamento assoluto. Il Milan, dal canto suo, vive una situazione ancora peggiore, date le incertezze (eufemismo) economiche riferite alla proprietà cinese.

Il problema, però, va ben oltre l’Italia. Sei club inglesi, una trentina in Europa (gestiti direttamente o in compartecipazione). Si tratta di squadre non di primissima fascia (il West Bromwich, il Southampton di Gabbiadini, il Birmingham in Championship). Certo, c’è qualche caso virtuoso: il Wolverhampton di Guo Guangchang è primo in classifica, con un progetto legato a doppio filo all’influenza sul mercato di Jorge Mendes. Non il massimo della trasparenza, ma una certa sicurezza sulla possibilità di acquistare, valorizzare e rivendere calciatori. Insomma, da Pechino hanno chiuso rubinetti, e a una certa parte del calcio europeo manca acqua potabile.

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