Milan, il no dell’Uefa al Voluntary Agreement: decisive le perplessità su Li Yonghong e fondo Elliott

Un articolo della Gazzetta spiega motivazioni, possibili sanzioni e prossime tappe per il risanamento economico del Milan. Difficile rientrare anche nel Settlement Agreement.

Milan, il no dell’Uefa al Voluntary Agreement: decisive le perplessità su Li Yonghong e fondo Elliott

L’articolo della Gazzetta

Un giorno decisivo, di svolta (negativa) per il Milan del presente e del futuro. La Gazzetta dello Sport scrive di come l’Uefa abbia rigettato la richiesta di Voluntary Agreement da parte del club rossonero. È una notizia d’anteprima, la riunione ci sarà domani ma la rosea cita «diverse fonti vicine alla confederazione internazionale».

Cosa comporta questa decisione: «Sul piano dell’immagine il diniego del massimo organismo europeo è uno schiaffo pesante, perché evidentemente l’Uefa non ha dato credito al piano di sviluppo e risanamento presentato dal management rossonero e all’affidabilità e consistenza patrimoniale della proprietà cinese. Sul piano pratico il no al voluntary presuppone che il Milan sarà sottoposto a delle sanzioni, in vista di un’eventuale partecipazione alle coppe europee: la quantificazione delle stesse verrà decisa in primavera».

Prima volta

La Gazzetta spiega come il Milan sia (fosse) la prima squadra ad avanzare questa richiesta di “patteggiamento” all’Uefa. Che è consistita in «un documento di 150 pagine discusso a novembre a Nyon davanti alla commissione presieduta dall’ex primo ministro belga Yves Leterme. In realtà il Milan ci aveva già provato a giugno, poco dopo il passaggio di quote da Fininvest a Li Yonghong, ma i ricavi commerciali attesi dal mercato cinese (oltre 200 milioni annui a regime, nel 2021) erano decisamente fuori mercato, le informazioni sull’assetto azionario scarne e la stessa Uefa aveva invitato i rossoneri a ritirare il piano, emendarlo e ripresentarlo in autunno». Non è bastato, evidentemente.

Sempre secondo il pezzo della Gazzetta, i dubbi dell’Uefa sarebbero da ricercare nelle incertezze su Li Yonghong e sul rifinanziamento del debito con il Fondo Elliott. Inoltre, citiamo testualmente, «il nuovo business plan del Milan prevedeva scenari prudenti e differenti ipotesi di ricavi. Ma evidentemente le informazioni fornite non sono bastate. Perché ha pesato in maniera negativa il contesto di incertezza che avvolge l’intera operazione rossonera firmata da Li Yonghong, uomo d’affari su cui in Cina si sa poco o nulla e che recentemente è finito nel mirino del New York Times, in particolare per la misteriosa miniera di fosforo. L’appesantimento del bilancio 2017-18 (e di quellisuccessivi) per via della sontuosa campagna acquisti dell’estate ha aggiunto un ulteriore elemento alle valutazioni di Nyon».

Dei delitti e delle pene

La strada è ora in salita. Bisognerà quantificare la pendenza, però: il Milan sarà sanzionato, ma l’entità delle pene è ancora tutta da valutare. Il Milan avrebbe difficoltà anche a rientrare nei parametri del Settlement Agreement, il che rende ancora più complessa la situazione del club in vista di una (possibile) qualificazione alle prossime coppe europee. Le possibilità sono una grossa multa, una riduzione della rosa per gli impegni europei, addirittura il ritiro della licenza di iscrizione. È capitato ad altri club in giro per l’Europa, del resto. Vedremo come andrà.

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