L’Italia fuori dai Mondiali. Ma il Napoli insegna, dal fallimento nascono grandi cose

Le parole di Buffon sono esemplari: «Mi dispiace, ma non per me». Gli unici vincitori sono gli abitanti della Rete, loro hanno solo certezze

L’Italia fuori dai Mondiali. Ma il Napoli insegna, dal fallimento nascono grandi cose
Le lacrime di Buffon

Una strofa struggente di calcio

Mi commuovono le lacrime di un acerrimo nemico e portiere sublime come Gianluigi Buffon. Vi rispecchio la mia amarezza, di quasi coetanei. Dice le parole che gli italiani non riescono a pronunciare: “Mi dispiace – poi si tiene la fronte – ma non per me”. Una strofa struggente di calcio. È il capitano, ex campione del mondo e con ogni ragione, di questa nazionale. Un uomo che si guarda finalmente attorno, che pensa al resto, a quanto scorre grazie anche alle sue mani, al movimento. Viene una lacrima anche a me – e forse sono sorelle – pensando ai miei figli, italiani nel mondo, che non potranno seguire le loro maglie tra le tante l’estate prossima. Non finisce stasera l’universo, ma sono amarezze che si scrivono sul libretto. Un detrimento della gioia che si cerca di accendere ogni giorno.

Il web è il magnifico il libro delle risposte

Poi c’è il web. Il magnifico libro delle risposte. Apri un tweet, un post, un blog, ed è come sfogliare un bignami di istruzioni della vita. In rete non perde nessuno. È come assistere a trecentosessantacinque giorni di analisi politiche post elezioni. Al massimo ci sono erosioni, mai sconfitte. I più melanconici, tuttavia, rimangono quelli che, dalle nostre parti, tifano Argentina. Come i soldati fantasma giapponesi nascosti sulle isole del pacifico.

Si sostiene l’Albiceleste in ricordo di quell’Italia Argentina del 1990. Maradona che, da uomo di mondo, conosceva i suoi polli, tirò giù tutto l’armamentario moralistico della retorica più bieca sulla condizione del sud d’Italia, l’arretratezza del Mezzogiorno, il razzismo nazionale, le bandiere vietate, in uno sfavillante calderone che ricordava alla lontana il misto tra un discorso di De Mita e un colpo di putipù. Un tocco da maestro. Ci cascarono quasi tutti. Infatti lui passò il turno e arrivederci e grazie, nel pieno rispetto della tradizione di qualunque regnante locale.

Ci cascai anche io. All’epoca avevo quindici anni. Ora ne ho quarantadue, poco più di Buffon, e i regnanti mi annoiano. Mi interessa il movimento, come a Buffon. Specie se retto dai nemici. Mi spiace, ma non per me. Per il futuro. Ma, come il Napoli ha dimostrato, a partire da un fallimento si fanno ottime cose.

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