L’America scopre Naples ’44: le recensioni del NYT e del Film Journal

Il documentario di Francesco Patierno, prodotto da Davide Azzolini, aprirà il Film Forum di New York. Le recensioni del NY Times e del Film Journal.

L’America scopre Naples ’44: le recensioni del NYT e del Film Journal
La locandina di “Naples 44”

NY Times

Naples ’44, il film diretto da Francesco Patierno e prodotto da Davide Azzolini, sbarca il 29 novembre, in America. Il documentario tratto dal diario (diventato poi libro nel 1978) di Norman Lewis, ufficiale inglese di stanza per un anno in una Napoli messa in ginocchio dalla Seconda Guerra Mondiale, aprirà il Film Forum di New York.

Il lavoro di Patierno, che nella versione non italiana punta sulla voce narrante dell’attore Benedict Cumberbatch, si è già guadagnato qualche recensione su testate importanti. Ne ha parlato anche il prestigioso New York Times. «Un gran lavoro di montaggio e ricerca» scrive nell’attacco del suo pezzo Ben Kenigsberg. L’articolo però non risparmia qualche critica. L’autore storce un po’ il naso sulla scelta di unire ai filmati d’archivio quelli presi da pellicole come “Paisà” di Roberto Rossellini e “La pelle” di Liliana Cavani e le immagini ambientate ai giorni nostri con un attore nei panni (presumibilmente) Norman Lewis da vecchio. Questa scelta estetica e narrativa viene definita «non sempre appropriata». L’impressione finale di Kenigsberg è che Naples ’44 sia «essenzialmente una versione condensata di un lavoro molto più dettagliato. Sembra più un trailer di un libro che un film a tutti gli effetti».

Naples

Una scena di “Naples 44” di Francesco Patierno

Film Journal

Secondo la rivista specializzata “Film Journal”, invece, il film di Patierno è «un documentario estremamente insolito, un’amalgama di filmati d’archivio, clip di film degli anni Cinquanta e Sessanta ed estratti del testo di Lewis». La recensione è firmata da Lisa Jo Sagolla, che scrive: «Più o meno a metà di questo affascinante documentario di 85 minuti, ho abbandonato la sfida di provare a recepire tutto ciò che Patierno stava proponendo in un’unica dose. Questo è un film che va visto più di una volta». La critica mette in risalto anche il rapporto tra Lewis e la popolazione, la «profonda ammirazione» dell’ufficiale per «la notevole resilienza dei napoletani».

C’è un elogio al testo poetico, definito «ricco di immagini esilaranti, emozionanti, ma anche di spunti riflessivi. C’è un po’ di sovraccarico di stimoli visivi negli spezzoni dei soldati invasori, dei bambini di strada napoletani affamati, degli adulti devastati dalla malattia e dall’eruzione del Vesuvio. Patierno, però, abbina in maniera acut il filmato ai temi e ai dettagli della narrazione»

Leggiamo ancora: «Lewis osserva come, a dispetto delle loro miserabili condizioni – povertà estrema, perdita di familiari, case, lavori, l’economia devastata e la forte diffusione di sifilide e tifo –, i napoletani mostravano un’industriosa creatività piuttosto che soccombere alla disperazione o all’angoscia. Lewis collega il fascino dei napoletani alle loro sorprendenti dualità. Sono superstiziosi, ma geniali; addolorati, ma gioiosi; belli, ma grotteschi; e allo stesso tempo normali e strani».

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