Gazzetta: il ministro Lotti vuole rivoluzionare la Serie A con i nuovi diritti tv

I nuovi criteri di ripartizione secondo Luca Lotti: meno peso alla storia e soprattutto una rivisitazione del concetto di bacino d’utenza, più legato all’affluenza negli stadi.

Gazzetta: il ministro Lotti vuole rivoluzionare la Serie A con i nuovi diritti tv

Potrebbe cambiare tutto

Attenzione ai naviganti: la Serie A potrebbe davvero rivolgere il proprio sguardo al futuro. Potrebbe riuscirci veramente, e basta una lettura della Gazzetta di oggi per rendercene conto tutti insieme. La rosea pubblica infatti un “resoconto anticipato” della possibile riforma dei diritti tv. Volessimo dare un titolo a effetto, useremmo “Le nuove idee di Lotti”, dove Lotti identifica ovviamente il ministro dello Sport. Che forse, e finalmente, sta accettando e avviando l’idea della rivoluzione.

Leggiamo: «Come si intende distribuire – dalla prossima stagione – il 20% dei diritti televisivi? La nuova quota è riservata al “radicamento sociale”, oggi “bacini d’utenza”, delle venti società di Serie A. Questo concetto è determinato – recita il terzo comma dell’articolo 1 del pacchetto di disposizioni da inserire nella legge di bilancio 2018 – «sulla base del pubblico di riferimento di ciascuna squadra, tenendo principalmente in considerazione il numero di spettatori paganti che hanno assistito dal vivo alle gare casalinghe disputate negli ultimi tre campionati».

Il confronto

È soprattutto qui che si consuma la rivoluzione, come spiega anche la Gazzetta: «Confrontiamo il nuovo modello con la ripartizione attuale: il 30% riservato ai bacini di utenza viene assegnato per il 5 alla popolazione residente e per il restante 25 con un criterio che mette insieme le ricerche degli istituti demoscopici e i dati Auditel sui tifosi. Tanto per citare chi guadagna di più e chi meno, nella scorsa stagione alla Juventus è spettato circa il 26%, all’Empoli poco meno dello 0,6. È evidente come eliminando i bacini e utilizzando solo i dati del botteghino,s eppure per una quota dei ricavi totali inferiore (si scenderebbe dal 30 al 20%), di colpo si ridurrebbe il divario tra le grandi e le piccole».

E se l’Empoli è in Serie B e il confronto diventa più complesso, ecco che la Gazzetta cita l’Atalanta. Gli orobici passerebbero da una quota pari al 1,49% a una pari al 4%. Un bel salto in avanti nel gap infinito con le big. La Juventus, invece, scenderebbe al 9%.

Preliminari

La Gazzetta ricorda che queste cifre sono ancora “preliminari”, nel senso che il testo dovrà prima essere approvato in Parlamento e poi si potranno capire meglio tutti i parametri. In ogni caso, la differenza sarà (sarebbe) netta: «Non ci vorrebbe molto a capire l’effetto benefico che produrrebbero le modifiche proposte dal ministro: i ricchi sarebbero un po’ meno ricchi, i poveri un po’ meno poveri. Col risultato “collaterale”, sempre per citare le più illustri, che il primato della Juventus, ora forte di un “vantaggio” di trenta milioni sulla seconda, potrebbe essere insidiato da Inter e Milan. Mentre, scendendo a un livello di incassi inferiore, Roma e Napoli, che per risultati e affluenza da qualche stagione vanno praticamente a braccetto, continuerebbero a guadagnare più di Fiorentina e Torino, ma non i circa venti milioni di oggi».

Ecco, il senso della cosa è semplice: rendere più paritaria la Legge Melandri. Fa riferimento a questa idea anche l’upgrade della quota da dividere in parti uguali, che dal 40% salirebbe al 50%. Sempre in quest’ottica, va letta la rivisitazione della parte degli introiti tv che “premiano” la storia del club. Il 30% resterebbe tale, ma cambierebbe la quota riservata all’ultimo campionato disputato (dal 5% si salirebbe al 15%) con conseguente abbassamento delle voci per i risultati precedenti a lungo termine – ultimo quinquennio e ultimi 70 anni. «Meno storia e più attualità. Ancora sfavorite le grandi piazze. Passerà la rivoluzione del ministro Lotti?». La Gazzetta chiude così. Noi rispondiamo. speriamo, speriamo davvero.

 

ilnapolista © riproduzione riservata
  1. Domanda probabilmente stupida, perché forse non capisco: ma se si tratta di diritti TV, cioè legati agli incassi derivanti dalla vendita dei diritti televisivi, che c’entrano bacino di utenza, partecipazione allo stadio, risultati etc.? Non dovrebbe valere sic et simpliciter il principio che chi fa ascolti maggiori, chi ha un maggior bacino di utenza in termini di spettatori, dovrebbe beneficiare maggiormente di quei soldi che contribuisce a portare? Insomma, se, per dire, Napoli-Juventus la guardano in, per dire numeri a caso, 3 milioni di spettatori e Benevento-Verona la guardano in 300.000, è ovvio che vuol dire che le prime due portano più spettatori, e quindi più soldi, delle altre due. E logica vorrebbe che ne beneficiassero maggiormente. Non si rischia diversamente di fare come il paracadute per la retrocessione in B? Con squadre materasso che non si affannano più di tanto perché tanto ci guadagnano comunque? Dice che in questo modo ci sarebbe più equilibrio: forse, ma verso il basso. Con le più grandi in ulteriore difficoltà rispetto ai grandi club internazionali. Chiaro che ci vuole più competitività, ma mi pare illusorio pensare di crearla in questo modo. Se la cosa fosse accompagnata da una drastica riduzione delle partecipanti ai campionati, avrebbe più senso. Così pare onestemente una ricerca di consenso. Più politica che sport. Forse si deve entrare decisamente e definitivamente nell’idea che i grandi club fanno un superlega europea, tipo NBA, e le altre squadre i campionati nazionali o altri tipi di tornei, senza che questo sia di per sé una diminutio. Si può fare spettacolo comunque. Mi piacerebbe capirne di più.

  2. Una riforma che ci allontana dall’Europa. Già oggi le italiane Top hanno un fatturato nettamente inferiore alle avversarie Spagnole e Inglesi. Con questa riforma il gap aumenterà.

Comments are closed.