Durante: «Il cinema napoletano è fermo a Gomorra. Eravamo pizza e mandolino, ora pistole e rifiuti tossici»

Riflessione dello scrittore al Mattino sui film napoletani a Venezia: «È necessario che il cinema parli solo di questo? Stiamo creando un provinciale Truman Show»

Durante: «Il cinema napoletano è fermo a Gomorra. Eravamo pizza e mandolino, ora pistole e rifiuti tossici»

La compagine napoletana a Venezia

A Venezia il cinema napoletano si sta facendo apprezzare. Applausi ieri per La Gatta Cenerentola, oggi per il film dei Manetti Bros “Ammore e malavita”. Nei giorni scorsi è stato presentato “Nato a Casal di Principe” di Bruno Oliviero, sceneggiato da Maurizio Braucci e Massimiliano Virgilio (con un’altra interpretazione esemplare di Massimiliano Gallo) che ricostruisce la storia vera di un ragazzo ucciso a Casal di Principe e della conseguente tragedia familiare. Tratto dal libro di Amedeo Letizia, fratello maggiore della vittima Paolo. Altra pellicola presentata a Venezia è “Equilibrio” di Vincenzo Marra, storia di un prete nella Terra dei fuochi. Va aggiunto Veleno di cui abbiamo già scritto sul Napolista.

Oggi sul Mattino, in prima pagina, Francesco Durante – scrittore, critico letterario, giornalista – scrive una riflessione che noi consideriamo intelligente e appropriata. Il titolo è esaustivo: “Il cinema di Napoli inchiodato a Gomorra”. Durante, speriamo che per questo non venga crocifisso, non entra nel merito della qualità cinematografica anche perché, ammette, non ha ancora visto le opere. Osserva però le trame e i soggetti dei film.

Francesco Durante scrive:

(Qui) si vuole piuttosto porre una questione più terra-terra che riguarda per l’appunto la supposta “obbligatorietà” di questi temi. A partire dalla semplice considerazione che, per quanto tutti noi che qui viviamo sappiamo quanto le nostre vite siano condizionate da questioni gravi di arretratezza e di sicurezza, abbiamo tuttavia anche la pretesa di essere titolari di esistenze che non si caratterizzano esclusivamente a partire da questi elementi negativi. Vite normali o quasi, piene di cose belle oltre che di momenti critici. E ci conforta vedere quanti turisti vengono a trovarci in ogni stagione: anche loro, evidentemente, non pensano che la nostra terra sia solo camorra & affini.

Una scena di “Veleno”

Ricorda la polemica tra Saviano e de Magistris

Un passaggio che ci riporta alla polemica dello scorso inverno tra Saviano e il sindaco de Magistris e francamente facciamo fatica ad annoverare Durante tra i fan del sindaco di Napoli. Durante ricorda e ricostruisce il successo di Gomorra nel 2006 e, undici anni dopo, pone qualche domanda.

È lecito porsi un interrogativo: noi non possiamo ignorare questo problema, ma è proprio necessario che il cinema (e non solo) ce lo ricordi a ogni passo e se ne occupi in maniera quasi esclusiva? E ancora: in che misura, essendo ormai l’estetica camorrista codificata nella dimensione di una specie di genere narrativo coi suoi stilemi, le sue strutture, i suoi linguaggi, possiamo ancora considerare “reale” – e non piuttosto sconfinante nell’iperrealtà, e dunque in una forma di manierismo – tutta questa fluviale narrazione?

Cambiano i luoghi comuni, ma sempre luoghi comuni sono

E ancora un passaggio che andrebbe cerchiato in rosso: “Ci lamentavamo d’essere soltanto pizza e mandolino: bene, ora siamo soltanto pistole e rifiuti tossici. Genny Savastano è uno di famiglia come tutti i suoi epigoni, e quanto a Ciro l’Immortale, beh, in fondo è il ragazzo che tutte le madri sognerebbero”.

Durante conclude il suo articolo scrivendo di provinciale Truman Show:

In Campania insomma una specie di iperrealismo socialista è diventato il nuovo verbo artistico. Se non parli di Terra dei Fuochi e/o di camorra sei insopportabilmente lieve, insipido, sfuggente. Se non contamini alto e basso, società civile e società malavitosa, stai mettendo la testa sotto la sabbia come uno struzzo. Se per caso i neomelodici non ti piacciono, vuol dire che sei un inguaribile snob. Se l’Occidente, e non il Parco Verde di Caivano, è il tuo orizzonte di riferimento, stai solo fuggendo dalla Realtà. La “Realtà”! Eccolo il feticcio terribilissimo, il Moloch cui sacrificare ogni nostra energia intellettuale. Ma ormai la Realtà la stiamo costruendo noi, e ne stiamo facendo un luogo comune, carico di tutte le ambiguità del caso. Il nostro diligente, levigato, provinciale Truman Show.

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