Dario Sansone: «La nostra Gatta Cenerentola racconta Napoli e a Napoli c’è tutto»

Intervista a uno dei registi del film che sarà domani sera al Modernissimo: « La nostra favola racconta sia una Napoli luminosa e prospera che una Napoli oscura»

Dario Sansone: «La nostra Gatta Cenerentola racconta Napoli e a Napoli c’è tutto»

Domani sera anteprima al Modernissimo

Standing ovation degli spettatori alla prima, giudizi della critica nazionale ed internazionale entusiastici e due premi collaterali. Torna da Venezia con un bottino di soddisfazioni niente male Gatta Cenerentola, il film animato della Mad Entertainment Animation, che ha concorso alla Mostra del Cinema della Biennale nella sezione Orizzonti.

Ha ottenuto il Premio speciale Pasinetti «per la capacità di rileggere Basile e De Simone, di fondere in una fiaba nera dai riflessi steampunk la proverbiale miseria e nobiltà di Napoli e di far fronte con un poderoso immaginario e un abbacinante ventaglio cromatico a un budget non faraonico». E il Premio Speciale Open per essere «un’originale unione di temi sociali e ambientazioni futuristiche» per la musica «sapientemente studiata per armonizzare note tipiche della canzone napoletana a sonorità jazz e post-moderne» e per aver “riscattato” il dialetto napoletano «inaugurando una nuova auspicabile tradizione del cinema d’animazione italiano».

Il cartoon firmato da Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, ora è pronto alla sfida del grande pubblico. L’anteprima di domani sera al Modernissimo ha fatto registrare un sold out in poche ore dalla messa in vendita dei biglietti, tanto da “costringere” gli organizzatori a prevedere una replica, sempre domani, alle 22.30. Ne abbiamo parlato con uno dei registi, Dario Sansone, in questi giorni impegnato anche nelle tappe finali del tour estivo dei Foja, il gruppo folk-rock del quale è il leader.

Perchè la Gatta Cenerentola?

«Inizialmente è stata un’idea della produzione: si trattava di prendere in mano qualcosa che appartenesse alle nostre radici, alla nostra tradizione ma con un nuovo sguardo. Un’idea che ci è sembrata molto buona e stimolante e su cui abbiamo lavorato volentieri. Siamo partiti dalla prima trascrizione della favola, quella in lingua napoletana del 1634 di Giambattista Basile, ma ne abbiamo dato una rilettura completa».

Cenerentola è una delle favole più famose ed è stata più volte reinterpretata. Quanto c’è di Basile, quanto di De Simone e quanto della Disney nella vostra Gatta Cenerentola?

«Per attinenza narrativa e per la conservazione degli archetipi sicuramente siamo più vicini a Basile, che ha un modo più crudo e sincero di raccontare, rispetto alle versioni della storia che si sono susseguite nel tempo. Di De Simone c’è ben poco, anche se è inevitabile che del suo lavoro così imponente sia rimasto dentro di noi qualcosa. Di Disney non c’è niente… se non la scarpetta e il senso di magia che può avere la scarpetta».

Negli ultimi giorni sono venute fuori diverse considerazioni e anche qualche polemica sul fatto che anche nei film napoletani presentati a Venezia il tema camorra si ripeta. Lo scrittore Francesco Durante, con un intervento su Il Mattino, parla di “obbligatorietà” di certi temi e dello stereotipo gomorra. Uno spunto di riflessione?

«Credo che prima vadano visti i film. “Ammore e Malavita”, per esempio, affronta il tema ovviamente in chiave ironica e molto particolare. Per quanto ci riguarda, Napoli è la città che amiamo e in cui siamo attivi culturalmente per riscattarla. È la nostra Cenerentola: come lei ha una grande nobiltà e ha tante possibilità davanti, ma si trova a dover lottare per riscattarsi. Ho scelto di continuare di vivere a Napoli, perché con il suo immenso panorama umano, dalle anime più barbare alle più nobili, costituisce un patrimonio inestimabile per un artista. Si può entrare in sintonia con tanti aspetti di questa umanità e tradurre in opera le proprie visioni.

Per quanto riguarda la Gatta, dovendo attualizzare una favola, nell’immaginare un uomo potente che può decidere le sorti delle persone e decidere della loro vita e della loro morte, abbiamo inevitabilmente pensato ad un camorrista, neanche un politico ha questo potere. La nostra favola racconta sia una Napoli luminosa e prospera che una Napoli oscura. Il nostro occhio ha messo a fuoco questi contrasti continui della nostra città. Se si ha l’impressione che l’arte oggi si sia allineata su questo tema, beh questo dipende dalla casualità ma anche da motivi sociali. Noi comunque non abbiamo minimamente pensato a Gomorra, ma siamo ovviamente influenzati dalla vita della nostra città».

Nella Gatta sei uno dei registi ma anche musicista (un pezzo dei Foja fa parte della colonna sonora). I video dei Foja sono dei cortometraggi animati. Anche con il tuo gruppo sei musicista e regista?

«Merito anche di Alessandro Rak che cura le nostre copertine e i nostri videoclip. L’arte si può amplificare quando due generi entrano in contatto e si influenzano. Nel mio caso specifico animazione e musica sono due mondi che mi accompagnano da sempre e che sono diventati il mio linguaggio, il mio modo per esprimermi».

La Gatta è anche una produzione come dire light, è stata apprezzata anche perché non ha grossi costi alla base.

«L’abbiamo realizzata in tempi record se si considera che siamo 15, esclusi i registi. Basta leggere i titoli di coda di una produzione americana per rendersi conto di quanti tra attori e tecnici lavorano ad un film. Preferiamo fare tutto in casa per non perdere la magia. Questo aspetto influenza anche la produzione, perché tutti hanno voce in capitolo anche a livello narrativo».

Progetti?

«Un nuovo lungometraggio ma non posso svelare nulla, siamo in fase di preproduzione. Con i Foja si sta chiudendo il tour estivo e stiamo preparando un tour invernale in Europa. Londra, Barcellona, Madrid. “’O treno che va” diventa un Interrail».

Alessandra Buono ilnapolista © riproduzione riservata