Quattro mesi all’ex presidente del Latina: rapporti coi clan e gli ultras per proteggere i giocatori

Sentenza del Tribunale federale, provvedimento di inibizione per i rapporti con “Cha Cha” conoscendone lo spessore criminale

Quattro mesi all’ex presidente del Latina: rapporti coi clan e gli ultras per proteggere i giocatori

Inibizione

Quattro mesi di inibizione per Pasquale Maietta ex presidente del Latina Calcio. È il verdetto del Tribunale Nazionale Federale a proposito dei rapporti tra Maietta e il capo clan Costantino Di Silvio detto “Cha Cha (attualmente in carcere dove sta scontando una condanna a undici anni). Per la giustizia sportiva, Maietta aveva rapporti con “Cha Cha” «nella consapevolezza che questi interagiva con i gruppi della tifoseria organizzata del Latina, operando una sorta di protezione della squadra e dei tesserati dell’US Latina Calcio».

Il comunicato della Procura federale

La Procura Federale aveva chiesto sei mesi di squalifica per Maietta e giornate di squalifica per calciatori che invece sono stati assolti. «Dalle dichiarazioni fornite dai tesserati – è scritto nel comunicato del tribunale federale – è emerso che Di Silvio risultava essere un assiduo frequentatore dell’ambiente societario del Latina, come anche è emersa la circostanza che il Maietta ben conoscesse l’esistenza di precedenti penali in capo al Di Silvio e ben conoscesse lo spessore criminale del Di Silvio (la vicenda relativa al concreto interessamento del Di Silvio per il ritrovamento dell’autovettura rubata al Maietta ne è la lampante dimostrazione).

«Appare evidente, pertanto, in ragione della perfetta conoscenza del ruolo e della natura del Di Silvio da parte del Maietta ed in ragione del ruolo apicale rivestito dal Maietta stesso all’interno della Società, che lo stesso avrebbe dovuto evitare che il Di Silvio frequentasse con assiduità l’ambiente societario in modo tale da non dare adito allo stesso di ergersi, anche solo a parole, come garante dei pacifici rapporti fra tifoseria e Società; ciò anche al fine di cercare di tutelare i giocatori da conseguenti inevitabili contatti con il suddetto soggetto».

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