La crisi europea della Roma americana: solo fallimenti oltre le piazze d’onore

Dall’eliminazione di Luis Enrique ai preliminari di Europa League del 2011 fino alla doppia sconfitta con Porto e Lione: la Roma e l’allergia all’Europa.

La crisi europea della Roma americana: solo fallimenti oltre le piazze d’onore

L’analisi del Corsport

«Quindicesima nel fatturato, trentottesima del ranking. Basta questa differenza, non piccola, per raccontare l’insufficiente
rendimento europeo della Roma». Si apre così un pezzo del Corriere dello Sport sulle difficoltà europee della Roma, reduce dall’eliminazione in Europa League. Il Lione ha certificato in maniera definitiva l’allergia della Roma alle competizioni europee. Dall’insediamento degli americani a Trigoria, questo il ruolino internazionale: eliminazione nel preliminare agostano in Europa League (2011/2012) e Champions League (2016/2017); due eliminazioni agli ottavi di Europa League (2014/2015 e 2016/2017); un passaggio del turno in Champions con successiva eliminazione agli ottavi (2015/2016) e un terzo posto nel girone (2014/2015).

Insomma, una serie di risultati penalizzanti, per via di un ranking basso di partenza. Ma anche di una gestione dissennata di alcuni match: il Corsport ricorda la Roma «improbabile» di Luis Enrique contro lo Slavia Praga e la sconfitta di quest’anno contro un Porto alla portata nel turno estivo di Champions.

Piazzamenti inutili

Con questi risultati, sono stati vanificati i due secondi posti raggiunti in campionato, le due Champions consecutive con Garcia. Che verranno ricordate anche (se non soprattutto) per i due rovesci assoluti contro Bayern (1-7 all’Olimpico) e Barcellona (6-1 al Camp Nou).

Tutto questo, secondo il quotidiano romano, influirà molto sui conti. Creerà un «dissesto finanziario di cui Pallotta dovrà occuparsi». Tanto che, nella prossima pubblicazione
della Deloitte sui fatturati dei principali club europei, «la
Roma si avvicinerà di più al proprio ranking Uefa, perché scenderà di molto al di sotto dei 200 milioni».

Un peccato, anche dal punto di vista sportivo. I giallorossi avrebbero potuto (dovuto?) puntare fino in fondo su questa Europa League. La rosa delle otto squadre rimaste in lizza, Man United a parte, sarebbe stata ampiamente alla portata di Spalletti. Che, invece, resterà a guardare.

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  1. Chissà perché questa benedetta coppa Uefa è tanto bistrattata in Italia,salvo poi accapigliarsi per la qualificazione.
    Ancora oggi mi rode che Conte abbia preferito il record di punti alla seria possibilità di giocarsi una finale in casa.
    Si vede,che da buoni provinciali quali siamo,è meglio stravincere sui vicini che provare a vincere in Europa.

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