Il bilancio del Calcio Napoli studiato dal Napolista: siamo sicuri che De Laurentiis sia un pappone?

In dodici anni, De Laurentiis ha generato un risultato di 40 milioni. Per un patrimonio netto di 56. Ne ha versati nelle casse della società, compreso l’acquisto, 51 milioni. Quindi…

Il bilancio del Calcio Napoli studiato dal Napolista: siamo sicuri che De Laurentiis sia un pappone?
De Laurentiis

Vincenzo Imperatore non ha bisogno di presentazioni. È uno dei  dirigenti bancari più noti in Italia, molto probabilmente il più noto. Ha lasciato la banca e ha scritto due libri (“Io so e ho le prove” e “Io vi accuso”, da cui sono stati tratti anche uno spettacolo teatrale). Gira l’Italia, anche le scuole, per raccontare la propria vicenda e soprattutto per insegnare agli italiani come tutelarsi. Di fatto, oggi svolge due lavori: racconta il sistema creditizio italiano e ha uno studio di consulenza dove concretamente aiuta tanti imprenditori e non solo. Imperatore è anche un grande tifoso del Napoli e da qualche mese le strade sue e del Napolista si sono incrociate. Ne è nata una grande simpatia umana e un’intesa e una collaborazione professionale che procedono spedite. Quel che segue è un lavoro di settimane che hanno svolto lui e Marco Dambra – barlettano con Napoli nel cuore –  sul bilancio della Società Sportiva Calcio Napoli che vi proporremo in quattro puntate, come spiegano nel primo pezzo).

I numeri del Napoli – prima puntata

Tra il Napoli e lo scudetto mancano 50 milioni. Questa è la distanza tra noi e la Juventus, una distanza tecnica e di esperienza che si racchiude in quella cifra.

Per tentare di spiegare bene un concetto semplificato per il titolo della rubrica, però, dobbiamo fare un passo indietro, un rewind sul nastro dei ricordi.

L’incontro con Fassone

Qualche anno fa, nella mia precedente vita di manager bancario, precisamente nel maggio del 2011, ebbi l’occasione di incontrare, per motivi di lavoro l’allora direttore generale del Napoli Marco Fassone presso la sede di Castelvolturno.

Devo essere sincero: mi interessava poco delle strategie commerciali che la banca aveva in mente di sviluppare con la Società Sportiva Calcio Napoli, ero già con la testa fuori da quel sistema ma soprattutto ero al cospetto del massimo dirigente operativo della mia squadra del cuore e non potevo farmi sfuggire l’occasione di parlare di calcio!

Mancavano poche partite alla fine del campionato e il Napoli era stabilmente terzo in classifica. Se quel risultato fosse stato confermato, significava accesso diretto in Champions League dopo 21 anni dalla ultima apparizione.

In Champions…purtroppo

La domanda sblocca-tensione (anche per Fassone che non aveva nessuna voglia di stabilire un accordo con “quella banca”) fu diretta: “allora Direttore ci siamo quasi! Siamo pronti per i festeggiamenti?”

La risposta mi raggelò: “ci siamo purtroppo!”

Ma come, pensavo, dopo 21 anni entriamo in Champions League, incassiamo un bonus di circa 40 milioni di euro, usciamo definitivamente da quel brutto incubo che è stato il fallimento e le serie inferiori e questo mi dice “purtroppo”?

Secondo me, riflettevo mentre emergeva in me il tifoso e non il professionista, questo è ancora juventino inside!

Lezione di gestione di una società calcistica

E invece in quella occasione ebbi una illuminante lezione di gestione di una società calcistica perché Fassone, accorgendosi del peggioramento del mio humor, con grande disponibilità (e spero stima) mi disse che il passaggio in Champions League avrebbe alterato definitivamente il bilancio del Napoli che, da quel momento, avrebbe dovuto ragionare su previsioni e numeri completamente diversi rispetto a quelli delle ultime stagioni.

In particolare si soffermò, con profonda competenza di analisi di bilancio (pur essendo un laureato in Lettere Moderne!), sulla dinamica dei ricavi e dei costi. La sua giustissima tesi era così sintetizzata:

  1. i ricavi sicuramente aumenteranno per effetto del bonus, degli ulteriori incassi e dei premi-punti ma sono entrate VARIABILI, nel senso che non rappresentano un incasso CERTO per i successivi anni perché legati ai risultati sportivi, di per se aleatori.
  2.  I costi cresceranno invece per effetto dell’adeguamento della rosa calciatori (acquisti e ingaggi) e dell’aumento delle spese di gestione (trasferte e altro) e diventeranno FISSI per almeno un periodo di 3-5 anni (durata standard dei contratti con i calciatori).
    Quindi costi fissi a fronte di ricavi variabili! Un suicidio gestionale per chi non riesce a governare con professionalità ed efficienza i “numeri” di una azienda.

Un regalo per il Napolista

E allora ci siamo detti, partendo proprio dal ricordo delle dichiarazioni di Fassone, che era venuto il momento di mettere le mani dentro quei bilanci e di analizzarne i contenuti. Un regalo per il compleanno del Napolista che svilupperemo in 3-4 puntate da leggere poi come un unicum.

Il lavoro di squadra

A tal proposito faccio notare che sto utilizzando la prima persona plurale (NOI ci siamo detti……NOI svilupperemo….ecc) non per vezzo linguistico, né tantomeno (pur sentendone la necessità) per ribadire lo spirito di squadra del Napolista ma perché questo lavoro è stato fatto in collaborazione con Marco Dambra, stimato professionista nel settore della comunicazione, stretto collaboratore del mitico e compianto Pietro Mennea e “malato” del Napoli (oltre che del suo Barletta), cui diamo il benvenuto tra i Napolisti. Nato e cresciuto a Barletta, nella provincia del Regno densa di juventinità e interismi, Marco è una sorta di Wikipedia dei colori azzurri.

Gli obiettivi di questo studio

Ma ora andiamo ai contenuti e agli obiettivi che ci siamo posti con questo approfondimento sui bilanci azzurri dalla rinascita all’ultimo disponibile (al 30 giugno 2016). Vogliamo fare delle riflessioni sulle prospettive di crescita della nostra squadra del cuore. Innanzitutto capendo se realmente ci sono queste condizioni per migliorare. Oppure constatando che la situazione attuale è il massimo raggiungibile in questo momento e che in realtà il rischio maggiore è quello di un ridimensionamento. Non vogliamo dilungarci con le parole, preferiamo far parlare i numeri, che difficilmente possono mentire.

Gli utili o le perdite del Napoli di De Laurentiis

Il primo dato che andiamo ad esaminare è quello finale di ogni bilancio. L’utile o la perdita di esercizio, cifre forse già abbastanza note a tutti, ma che vogliamo analizzare e ricordare in uno schema che focalizzi l’insieme della gestione De Laurentis, stagione per stagione.

UTILE/PERDITA DI ESERCIZIO S.S.C. NAPOLI spa

2015/16: – € 3.211.239

2º in Serie A.

Quarti di finale di Coppa Italia.

Sedicesimi di finale di Europa League.

2014/15: – € 13.074.596

5º in Serie A.

Vince la Supercoppa Italiana.

Semifinalista di Coppa Italia.

Play-off di Champions League.

Semifinalista di Europa League.

2013/14: + € 20.217.304

3º in Serie A.

Vince la Coppa Italia.

Fase a gironi di Champions League.

Ottavi di finale di Europa League.

2012/13: + € 8.073.447

2º in Serie A.

Ottavi di finale di Coppa Italia.

Sedicesimi di finale di Europa League.

Finalista in Supercoppa Italiana.

2011/12: + € 14.720.757

5º in Serie A.

Vince la Coppa Italia.

Ottavi di finale di Champions League.

2010/11: + € 4.197.829

3º in Serie A.

Quarti di finale di Coppa Italia.

Sedicesimi di finale di Europa League.

2009/10: + € 343.686

6º in Serie A.

Ottavi di finale di Coppa Italia.

2008/09: + € 10.934.520

12º in Serie A.

Quarti di finale di Coppa Italia.

Primo turno di Coppa Uefa (tramite superamento del Terzo turno di Coppa Intertoto).

2007/08: + € 11.911.041

8º in Serie A.

Ottavi di finale di Coppa Italia.

2006/07: + € 1.416.976

2º in Serie B. Promosso in Serie A.

Ottavi di finale di Coppa Italia.

2005/06: – € 9.088.780

1º nel girone B della Serie C1. Promosso in Serie B.

Ottavi di finale di Coppa Italia.

Ottavi di finale di Coppa Italia Serie C.

Finalista di Supercoppa di Serie C1.

2004/05: – € 7.061.463

3º nel girone B della Serie C1. Finalista play-off.

Le prime due stagioni e le ultime due in perdita

A parte le cospicue ed inevitabili perdite nelle prime due stagioni del nuovo Napoli, quelle disputate in Serie C1 al cospetto di Gela e Manfredonia (con tutto il rispetto per queste compagini), ci sono state otto annate consecutive con il segno positivo (il top sono gli oltre 20 milioni di utili raggiunti nel 2013/14) e le ultime due con una perdita significativa, culminata nei 13 milioni del 2014/15. Peraltro frutto di un singolo evento, la sconfitta con l’Athletic Bilbao nel preliminare di Champions League.

È scontato che nella stagione in corso i conti azzurri torneranno ampiamente a sorridere, grazie alla buonissima campagna nella massima competizione continentale e alla maxi-plusvalenza per la cessione di Higuain.

Un risultato netto aggregato di 40 milioni

In sintesi la gestione economica, finora molto attenta al contenimento dei costi, ha generato, in dodici anni, circa 40 milioni (39,4 per la precisione) come risultato netto aggregato. Utili mai distribuiti ma ancora presenti nelle conti della società sotto forma di patrimonio netto (56 milioni) per essere utilizzati quando serviranno per coprire (speriamo di no) eventuali future perdite o per sostenere (speriamo di sì ) prospettici investimenti sulle strutture.

Durante la gestione De Laurentiis i componenti del Cda hanno percepito però un importo complessivo come stipendi di circa 20 milioni di euro. Quindi 20 milioni già finiti nelle tasche del Presidente & Family alla media di 1,7 milioni di euro annui come contropartita del lavoro effettuato.

Ma fermiamoci un attimo.

L’acquisto del Napoli è costato 30 milioni

Ricordiamoci innanzitutto, così come scritto nella Relazione sulla Gestione relativa al bilancio 2005, che l’acquisto del ramo di azienda riguardante l’attività sportiva dal fallimento S.S.C. Napoli SpA. è avvenuto al prezzo di Euro 29.500.000 oltre imposta di Registro del 3%. Quindi un rischio di circa 30 milioni sostenuto attraverso un finanziamento di Unicredit (interamente garantito dal patrimonio della famiglia De Laurentis) già rimborsato dopo appena tre anni con i proventi del Calcio Napoli.

In più i soci, nel corso di questi dodici anni, hanno apportato come capitale di rischio altri 16,65 milioni di euro, concentrati soprattutto nei primi due anni di attività per ripianare le perdite.

E siamo a un totale di 47 milioni circa di rischio di cui 30 già recuperati!

De Laurentiis ha versato nel Napoli 51 milioni di euro

Infine, dall’analisi dell’ultimo bilancio del Napoli al 30 giugno 2016, figura anche un “finanziamento soci” al 30.06.2015 di Euro 3.911.220 che, è bene sottolineare, è da catalogare come capitale di prestito e non di rischio. In altri termini, la famiglia De Laurentis, in 12 anni, ha messo nelle casse del Napoli 47 milioni come capitale di rischio e altri 4 milioni circa come prestiti (che devono essere rimborsati).

Totale 51 milioni di cui 50 (30 rimborsati a Unicredit + 20 di compensi) già recuperati!

Quindi dopo 12 anni un imprenditore che è venuto nella nostra città per rischiare il suo capitale non ha ancora guadagnato un euro.

Se De Laurentiis avesse acquistato titoli di Stato

Solo per capire la portata del rischio, se il presidente avesse investito in questi 12 anni la cifra di 51 milioni acquistando un semplice titolo di stato (cfr tabella allegata), avrebbe guadagnato mediamente circa il 2,7% annuo! Una cifretta pari mediamente a 800 mila euro annui.

Davvero un pappone?

Alla prossima

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    • Carlo Beccaria 1 aprile 2017, 13:28

      difatti la società calcio napoli non concede biglietti ai gruppi ultras in nessun modo e quando scopre che un camorrista si è fatto assumere da una ditta del Comune di Napoli come aiuto giardiniere e si guarda comodamente le partite a bordo campo, chiede immediatamente l’allontanamento e denuncia la cosa alla procura di Napoli.
      Proprio la stessa cosa che ha fatto Agnelli …..

  1. Carlo Beccaria 27 marzo 2017, 17:30

    “Quindi dopo 12 anni un imprenditore che è venuto nella nostra città per rischiare il suo capitale non ha ancora guadagnato un euro.”
    L’articolo si chiude con questa frase….che rinnega quella scritta qualche rigo prima:
    “Durante la gestione De Laurentiis i componenti del Cda hanno percepito però un importo complessivo come stipendi di circa 20 milioni di euro. Quindi 20 milioni già finiti nelle tasche del Presidente & Family alla media di 1,7 milioni di euro annui come contropartita del lavoro effettuato.”
    E come mai l’articolo non specifica chi siano i componenti del CDA?
    Perché i componenti del CDA sono guarda caso Aurelio, il figlio, la moglie e il fido Chiavelli

    • non lo dice? E secondo te “Presidente & Family” chi siamo? Io e te?

      • Carlo Beccaria 28 marzo 2017, 20:01

        Ah, l’ironia questa sconosciuta.
        E’ chiaro che tutti sanno chi sono i componenti del CDA del Napoli, ma siccome di solito nel CDA può succedere che siedano persone esperte di calcio e di gestione di organizzazioni sportive che nulla hanno a che fare con la proprietà, non esplicitare chi invece siede nel CDA del Napoli (ovvero i famigli del grande innovatore culturale a Napoli) è un modo per rendere meno evidente la contraddizione insita nell’articolo: ADL non ha guadagnato un euro (falso), ADL ha guadagnato 20 milioni di euro (vero).
        E non te ne venire con il solito “il Napoli è suo e fa ciò che vuole” perchè nessuno mette in dubbio che sia più che legittimo fare quello che si vuole con una cosa che che si possiede. ADL si intasca 20 milioni attraverso il CDA? Può farlo, è libero di farlo, ci mancherebbe.
        Però è ridicolo smuovere esperti e sapientoni di bilancio se poi questi ti vengono a suggerire falsità, ovvero che ADL fino non ci ha guadagnato un solo euro

        • può avvenire che nel CDA siedano persone che nulla hanno a che fare con la proprietà? Davvero? E dove lo hai già visto?

          • Luca Salmieri 28 marzo 2017, 22:13

            Nella maggior parte degli ordinamenti, tranne in Francia, i membri del consiglio di amministrazione non devono essere per forza soci o necessariamente possedere azioni, quindi possono svolgere il loro ruolo di amministratori o directors totalmente svincolati da eventuali diritti di proprietà.
            Il fatto che i membri di un CDA percepiscano uno stipendio e che in quanto tale esso non può configurarsi come remunerazione di capitale, non toglie il fatto che se investo del capitale e poi in tasca mi entrano i soldini sotto forma di gettone in qualità di membro di CDA (io, più mio figlio, mia moglie – che in una qualsiasi altra società di calcio mai potrebbero sedersi in un CDA – più il mio fido commercialista) io ottenga comunque un guadagno.

          • Nel cda non devono esserci per forza i soci ma certo non può esserci il primo che passa. Sono comunque persone con un mandato più o meno circostanziato della proprietà. D’altra parte non si vede a quale scopo dovrebbe essere nel cda uno che “ne capisce di pallone”.

          • Carlo Beccaria 29 marzo 2017, 9:59

            E quindi?
            Ricapitolando:
            1) Nel CDA possono sedersi persone nominate dalla proprietà ma che non posseggono nulla di quella proprietà. E questa è la prima cantonata che hai preso. Ma su questo non mi soffermo perchè non è il centro della questione.
            2) Nel caso del Napoli nel CDA siedono proprio i primi che passano, ovvero Jacqueline e figlio che, del mondo del calcio non hanno alcuna competenza e men che meno come esperti amministratori. Il che implica l’unica cosa importante di questa discussione: sono seduti lì solo e soltanto come vettori dei soldini da riportare a casa.
            Tutto lecito, tutto legittimo, ma anche tutto chiaro: il CDA del Napoli serve solo e soltanto a far mettere in tasca di Aurelio 20 milioni.

          • Raffaele Sannino 29 marzo 2017, 12:20

            Infatti,la più grande colpa di Aurelio è che non abbia perso soldi.Nel mondo del calcio ,al contrario di qualsiasi ambito imprenditoriale, è un demerito.

          • Carlo Beccaria 1 aprile 2017, 8:42

            È un merito e nessuno può criticarlo per tale merito.
            Ma stiamo parlando d’altro.
            Qualcuno ha scritto che finora non ha guadagnato nulla e questo stesso qualcuno ci dice che il cdA ha introitato 20 milioni.
            Stiamo parlando di questo e di niente altro.

          • Fai così, rifai la terza elementare, risolvi l’analfabetismo funzionale, e poi torni… vai.

          • Carlo Beccaria 1 aprile 2017, 8:39

            Non sai neanche cosa sia l analfabetismo funzionale….

          • L – apostrofo – analfabetismo. Somarello. 🙂

          • Carlo Beccaria 1 aprile 2017, 13:30

            Come volevasi dimostrare non sai cosa è l’analfabetismo funzionale.
            Se dovessi mettermi a contare gli errori di battitura di chi scrive sui blog, non avrei il tempo neanche per mangiare. Trovo più edificante ribattere agli errori di sostanza come questi:
            “può avvenire che nel CDA siedano persone che nulla hanno a che fare con la proprietà? Davvero? E dove lo hai già visto?”
            Non mi permetto di invitarti a fare un giro…altrimenti poi chi si mette a far la caccia agli errori di battitura?

          • Beccaria l’analfabetismo funzionale tuo consiste nel non comprendere gli argomenti che io espongo in perfetta lingua italiana. Certo, può anche darsi che lo fai di proposito. Sono problemi tuoi.

        • però se non sai la differenza tra remunerazione del capitale e stipendi ti conviene non lanciarti.

  2. Joe Sebastianich 27 marzo 2017, 16:08

    http://www.calcioefinanza.it/wp-content/uploads/2016/08/Schermata-2016-08-05-alle-17.50.43.png

    Se esistesse ancora il mecenatismo, il Sassuolo lotterebbe per lo scudetto. Invece Squinzi (che è tifoso del Milan) si “accontenta” di fare tanta pubblicità al suo marchio e, magari, di incassare qualche milioncino con la compravendita di qualche giovane promessa che porta a spasso per i campi di serie A…
    Pertanto ripeto, il dibattito sul papponismo è ridondante e inutile e soprattutto non servirà a far cambiare idea a chi, al raddoppio del Real agli ottavi di Champions in curva B ha esposto uno striscione del tipo “Ferlaino Torna”.

  3. Musica Pertutti 27 marzo 2017, 12:40

    Evidentemente aspettiamo le puntate successive per esprimere il nostro dissenso. Mi piace questa prima analisi fondata sui paradossi (BTP e investimenti societari sono due mondi lontani mille miglia). Leggere i bilanci è un compito difficilissimo quando si deve darne una spiegazione in termini di bontà “politica” dell’investimento. Personalmente credo che, per rimanere all’interno del sistema di bilancio, non sono pochi i giochetti fatti dal presidente (dal punto di vista della tassazione doveva andare fortemente in utile per qualche anno altrimenti avrebbe perso il debito di imposta derivante dalle perdite degli anni precedenti; l’acquisto di alcuni giocatori a cifre troppo alte per essere vere; la vendita di alcuni giocatori utili o indispensabili decise dalla voce “costi di ammortamento” dell’investimento in bilancio). Sono solo impressioni perchè tecnicamente non ne so niente.
    Di sicuro so che un presidente incapace di far fruttare i “diritti d’immagine” dei sui giocatori stabilmente in europa da 7 anni e non è un buon imprenditore ( si parla di entrate inferiori al milione di euro l’anno).
    So per certo però che è un buon investitore chi mette 30 milioni per ritrovarsi in mano dopo 12 anni un patrimonio che, a venderlo domani, non credo valga meno di 300 milioni di euro. Questo che è un fatto, sicuramente emergerà nelle prossime puntate dell’analisi e credo sia il nodo “politico” dell’appellativo Pappone. Questo aumento eccezionale di valore della società è un merito gestionale del presidente o dei tifos? Se è vero che il predisente “investe” solo sui risultati sportivi (e non sa fare investimenti a più ampio raggio che non siano la compravendita di calciatori) allora il dubbio che il merito sia in gran parte dei tifosi è un pensiero più che legittimo.

    • però fai pace con te stesso. Dici “tecnicamente non ne so niente” però insinui cose da codice penale. Se non ne sai non è meglio che taci? Dici “non è un buon imprenditore” però aggiungi “è un buon investitore”, fai pace con la testa perché imprenditore è colui che investe il capitale in una impresa. Parli che “entrate inferiori al milione di euro l’anno” per immagine e poi “Questo aumento eccezionale di valore della società è un merito gestionale del presidente o dei tifosi?” ma se tu stesso dici che il diritto di immagine non rende significa che i tifosi non spendono (quindi mettere la faccia di Insigne vicino a una automobile non fa vendere di più l’automobile stessa) allora non devi avere dubbi: è merito gestionale. Come lo è la compravendita dei calciatori. La verità, caro ragioniere, è che il tifoso napoletano in quanto consumatore non interessa a nessuno perché è bassospendente. Il marchio Napoli e l’immagine dei suoi calciatori non sono vendibili in un paese, l’Italia, che ci odia e ci schifa. O ti immagini un piemontese o un veneto che compra un prodotto perché lo reclamizza Insigne? Ma ci faccia il piacere, ci faccia!

  4. Domenico Lellis 27 marzo 2017, 10:52

    Articolo interessante: sono curioso di vedere i successivi, anche se ho il sospetto di sapere le conclusioni
    Credo che il vero problema del Napoli sia di avere una base di ricavi troppo dipendente dai risultati sportivi (imprevedibili x natura), piuttosto che da elementi strutturali via via piu’ importanti: ossia, attivita’ legate al marketing ed alla possibilita’ di sfruttare uno stadio di proprieta’, che consente di portare a bilancio anche ricavi “ancillari”, come quelli derivanti dallo sfruttamento di ristoranti, hotel, centri commerciali etc, in genere attivita’ collegate ad uno stadio di proprieta’
    Se da un lato (lo stadio) credo ci siano poche speranze, al di la’ di proclami buoni x fare le solite inopportune uscite mediatiche, dall’altro – marketing ed attivita’ ad esso collegate – ho l’impressione che la SSCN faccia ancora molto poco: sarebbe necessario investire in professionisti con provata esperienza nel settore / testimonial ed in un piano di strategico efficace
    Questo almeno di potrebbe fare
    Altrimenti, saremo inevitabilmente legati ad un business model che richiede la vendita di uno / due giocatori di livello a stagione, reinvestendo i ricavi in giovani di buone prospettive in parte, mantenendo una riserva di cassa x coprire i potenziali mancati ricavi futuri
    Anticipo le conclusioni: cosi’ com’e’ oggi (assenza di partner finanziari, no stadio di proprieta’, marketing molto artigianale), il Napoli ha raggiunto il massimo possibile
    Per fare il salto, serve altro (gli elementi menzionati)
    Ogni anno, ci dobbiamo rassegnare a veder partire un paio di giocatori forti, in queste condizioni…….
    Un po’ una tela di Penelope

  5. Ciccio Bomba 27 marzo 2017, 10:34

    E’ presto per trarre una conclusione sull’articolo però, a spanne, io sono del parere che per ADL valgano le stesse conclusioni che ho per gli allenatori recenti del Napoli. Mi spiego: per me Sarri rappresenta il miglior allenatore possibile adesso, meglio dei suoi due comunque bravissimi (e limitati, come del resto lui, nessuno è perfetto) predecessori. Ma senza l’epoca Benitez non avremmo avuto questo splendido Napoli Sarriano. Così come senza l’epoca Mazzarri non avremmo avuto il comunque vincente napoli di Benitez.
    Allo stesso modo credo che il Napoli, per fare un passo in avanti e in alto, abbia bisogno, adesso o a breve, di una proprietà ancora più solida di quella DeLaurentis. Senza però dimenticare che senza ADL quest’ultimo passo per entrare nell’olimpo dei più forti non lo avremmo mai potuto compiere.

  6. beh cosi fissi non son i costi in quanto i giocatori anche se hanno un contratto si possono vendere o no? SE NON VADO IN CHAMPIONS VENDO DUE GIOCATORI E I COSTI FISSI SE NE VANNO

    • Ciccio Bomba 27 marzo 2017, 10:38

      se vuoi rimanere in alto, vendi due giocatori e ne compri due dello stesso valore quindi i costi cambiano poco. Altrimenti scendi i costi fissi ma scompaiono i ricavi variabili perchè non raggiungi più i risultati sportivi.

  7. Luigi Ricciardi 27 marzo 2017, 10:09

    Buongiorno a tutti,
    prima di tutto grazie per le analisi, sempre preziose.
    Da parte mia: e’ ovvio che De Laurentiis ci abbia guadagnato, ci mancherebbe altro, mica siamo piu’ in presenza dei ricchi-scemi degli anni settanta (l’ ultimo dei quali fu Naldi, fuori tempo massimo)!
    Si e’ ripagato il rischio di dover rimborsare il prestito di inizio attivita’ di tasca sua in tempi relativamente stretti, contando sulla capacita’ della squadra di risalire velocemente, e sulle entrate della TV. Ha rischiato da imprenditore, e’ stato bravo, andiamo avanti.
    Quello che bisogna capire e’ la possibilita’ di ulteriore crescita economica e di conseguenza sportiva della squadra.
    Mi si consenta la battuta: il “ci siamo purtroppo! “di Fassone somiglia sinistramente alle parole del Presidente della Longobarda ne l’ allenatore del Pallone, quando rivela a Oronzo Cana’ che lo aveva ingaggiato perche’ scarso, e contava di tornare subito in serie B per non poter sostenere i costi della serie A: speriamo non sia il caso del Napoli, e che fosse lo sfogo del momento! 🙂
    Il Napoli puo’ sostenere gli aumenti degli ingaggi che una presenza costante in zona Champions richiede? Puo’ pensare a prendere giocatori a parametro zero che non portino eventuali utili in fase di rivendita ma servono nell’ immediato? Puo’ aumentare i propri ricavi sganciandosi dai piazzamenti di ogni singolo anno?

  8. Joe Sebastianich 27 marzo 2017, 9:58

    Da lettore e sostenitore de “Il Napolista” mi permetto di affermare che, dal momento che il concetto di pappone affonda le sue radici nell’ignoranza del tifo più becero non sentirei, da queste pagine, il bisogno di convincere questa porzione di sostenitori che ADL non è un pappone. Finchè la struttura societaria sarà questa, la compagine manageriale avrà diritto a essere ricompensata per il lavoro che svolge, così come i calciatori e il mister a incassare il loro stipendio (sebbene, talvolta, alcuni non lo abbiano del tutto meritato). Aspetto che le puntate siano finite, per capire come e di quanto potenziare la struttura dei ricavi della SSCN per disancorarsi dalla necessità di conseguire il risultato sportivo e mantenere/incrementare la propria competitività.

    • Carlo Beccaria 28 marzo 2017, 20:07

      Per definizione il Pappone è colui che sfrutta il lavoro degli altri senza nessun valore aggiunto proprio. Rileggi l’analisi storica presente nell’articolo, rifletti su chi fosse il proprietario dei soldi relativi all’unica fase di investimenti netti che ha caratterizzato il Napoli agli inizi (poi dopo poco, zero investimenti) e poi ne riparliamo sull’opportunità o meno che coloro che accusano ADL di essere un pappone possano essere interessati o meno ad articoli del genere

      • Joe Sebastianich 29 marzo 2017, 14:44

        Ecco cosa è per definizione:
        pappone
        [pap-pó-ne]
        s.m. (pl. m. -ni; f. -na, pl. -ne)
        1 fam. Mangione, pappatore
        ‖ fig. Profittatore, scroccone
        2 gerg. Sfruttatore di prostitute che ne intasca il guadagno in cambio della protezione
        ‖ SIN. protettore

        Ci sono fior di imprenditori nel mondo che si arricchiscono grazie a idee che si realizzano grazie al finanziamento bancario (e le banche, se non finanziassero gli imprenditori avrebbero la stessa utilità del materasso sotto il quale dormiamo tutti – o quasi – la notte).
        ADL gode, grazie al suo patrimonio e alla sua visione imprenditoriale, della fiducia delle banche e di alcune figure istituzionali. Ha avuto un’idea (ti basta come valore aggiunto?), era buona, è stato aiutato a realizzarla, ora guadagna e Napoli ha una squadra stabilmente ai primi posti in Italia e nei top 20 d’Europa.
        Polemica sterile, inutile, ridondante, triste, stantia.

        • Carlo Beccaria 1 aprile 2017, 15:15

          Per prima cosa ADL non ha mai messo qualcosa da un suo patrimonio. L’investimento iniziale lo ha messo una banca e a tutela del prestito c’erano i soldi di Jacqueline. Ma non è questo un problema, poichè se uno ha un’idea imprenditoriale che convince una banca a finanziarla – come tu giustamente sostieni – va tutto bene, anzi benissimo.Il problema è al punto successivo:
          Seconda cosa, l’azione di ADL non si può configurare come quella di un imprenditore che ha un’idea, se la fa finanziare, produce profitti, restituisce il prestito e continua a fare profitti.
          ADL, si accappotta con l’impresa ereditata dal padre, compra un marchio (il Napoli fallito) con i soldi della moglie e un prestito di una banca. Gestisce benissimo questo marchio senza andare mai pesantemente in rosso, restituisce i soldi, e comincia ad intascare un utile netto attraverso il vettore del CDA del Napoli. Rispetto al modello imprenditoriale ‘idea mia-soldi degli altri che restituisco), la parabola di ADL è nettamente diversa: da allora ad oggi zero investimenti strutturali il che implica che il Napoli si regge su: diritti tv (un’entrata che non è una variabile di mercato su cui incide l’operata dell’imprenditore poichè essa è determinata in Italia in buona parte dal bacino dei tifosi che è fisso e dalla compra vendita dei giocatori, più ovviamente una quota legata ai piazzamenti).
          In sintesi: se sono molto bravo a comprare e vendere i giocatori, sono come un’ottimo commerciante, se invece investo nella mia attività (anche attraverso soldi ricevuti in prestito) facendole aumentare nel tempo il suo valore intrinseco, sono un’ottimo imprenditore. I papponisti contestano che ADL segua un modello imprenditoriale giacchè reputano che segua invece un modello commerciale in cui sfrutta il valore aggiunto che non è di sua diretta provenienza, ovvero i diritti tv e il valore dei calciatori

          • Sei rimasto all’Ottocento, il padrone delle Ferriere.

          • Carlo Beccaria 6 aprile 2017, 2:01

            Semmai tu sei rimasto all’Ottocento, visto che credevi che nei CDA non potessero sedere persone avulse dalla proprietà.
            Rispetto al farsi prestare soldi per acquisire un marchio non la reputo una cosa negativa: se hai un idea imprenditoriale vincente va benissimo, ci mancherebbe. Il problema è che Aurelio non è un imprenditore, ma un bravissimo commerciante e nel calcio senza investimenti strutturali non vincerai mai

          • Insisti con questa storia del cda?
            Cercherò di esprimermi in modalità seconda elementare:
            1. il cda rappresenta la proprietà
            2. Legalmente nel cda ci può essere anche Peppa Pig
            3. Nel mondo reale, il mondo di quelli che nella vita hanno fatto qualcosa, uno che ha una proprietà o se la guarda in prima persona oppure delega una persona di sua assoluta fiducia, teleguidata e vincolara da scritture private
            4. Indi per cui non si è mai vista in un cda una persona avulsa dalla proprietà
            5. Non si è mai visto uno che tiene i soldi affidarli a Peppa Pig, chi si illude del contrario è perché vende i cocchi a Baia Domizia.

  9. Dando per scontata la bonta’ dei numeri, il raffronto tra ritorno dell’investimento in SSCN vs. BOT dovrebbe essere 20 di compensi cda vs. poco meno di 10M di BOT (800k x 12anni). Quindi ADL ci ha fatto circa un milione/anno meglio di un BOT (per dire se e’ vero guadagno al netto del rischio andrebbe discusso il rischio addizionale ma a quel punto prendiamo i dati della Germania o degli USA e includiamo il costo del finanziamento di UC). Per cui l’affermazione “un imprenditore venuto ad investire nella nostra citta’ non ci ha ancora guadagnato un Euro” mi sembra sbagliata. Ci ha gia’ guadagnato piu’ di un investimento in BOT. E non sto considerando l’accresciuto valore dell’impresa. Se poi credete veramente che il lavoro di Dela, del figlio e della moglie valga 1.7 M/anno e che non siano dividendi ammacchiati siamo su due pianeti diversi 🙂
    Aspettiamo la seconda parte per vedere se dobbiamo constatare “che la situazione attuale è il massimo raggiungibile in questo momento”. Qualche giorno fa su questo sito sono apparsi i ricavi delle societa’ di serie A dell’anno scorso (anno sportivo). Se non erro, la Roma fattura circa 150M in piu’ del Napoli. Anche assumendo 100 di Champions si tratta di almeno 50M in piu’ da gestione ordinaria (senza contare che il Napoli aveva anche l’Europa League che qualcosa portera’). Cosa genera la differenza? La verita’ e’ che ADL non fa niente per scorporare il risultato di gestione dal risultato sportivo (la paura di Fassone che voi ben riportate) ed aumentare gli ingressi. Si affida a quattro turisti invece che a professionisti. La Roma fa partnerships con aziende leader, ADL twitta dal suo account personale. Si gloria di aver importato la gestione dei diritti di immagine dal mondo del cinema e poi vedo come la Disney gestisce i diritti di Star Wars e Hamsik ad inaugurare un supermercato…

    • Carlo Beccaria 1 aprile 2017, 15:23

      Ottima ricostruzione che a mio avviso evidenzia come ADL sia un bravissimo gestore di puteca con clientela che genera uno zoccolo consistente di entrate fisse (nel sistema italiano dei diritti tv il bacino dei tifosi del Napoli genera una rendita sicura, la cui oscillazione – minima – dipende soltanto dal prezzo a cui viene venduta la torta globale: per capirci se il Napoli va una lota e pochi continuano a seguirli, tale rendita resta immutata) e con una gestione a correlazione diretta tra risultati sportivi e movimenti di mercato. Fare impresa nel calcio è altra cosa: investo (anche capitali in prestito) per far lievitare strutturalmente il valore della società sportiva per generare eventuali profitti che non sia dipendenti soltanto dai risultati sportivi

  10. Giacomo Molea 27 marzo 2017, 0:59

    a quanto detto in un commento di qualche ora fa, aggiungo che, senza nulla togliere al buon lavoro svolto da questo presidente, se vogliamo davvero aumentare le POTENZIALITA’ di vittoria (il che nn significa certezza di vincere..sia ben chiaro), nn possiamo avere presidenti cinepanettari, avvocati, ingegneri, architetti e galleristi d’arte moderna MA UN VERO INDUSTRIALE (agnelli, moratti, berlusconi), che sappiamo davvero creare un club con vere strutture di proprieta’ quindi con maggior forza economica politica, c’e’ poco da fare. Infatti quando ADL prese il napoli dissi “chist come presidente nu ten l’uocchie p chiagnere” ci riporta in a…e veleggeremo tra ottavo-decimo posto. Detto questi ripeto nn cerco il magnate che ci rimetta di tasca sua…ma un VERO IMPRENDITORE DEL SETTORE INDUSTRIALE…nn necessariamente o cines…l’arabo capa e pezza, altrimenti questi piazzamenti che otteniamo sono gia’ MIRACOLOSI secondo me. ad ADL nn si puo’ chiedere lo scudetto, ad un vero INDUSTRIALE si

    • Giacomi’ l’industriale si compra il Sassuolo, non il Napoli. Se non è fesso. Purtroppo l’appeal di Napoli per il momento è quello che è.

      • Carlo Beccaria 1 aprile 2017, 15:25

        L’appeal del Napoli per il momento sono 80 milioni di euro certi all’anno di diritti tv che dipendono dal bacino di tifosi, quarto in Italia, dietro Juve, Milan. Inter.

  11. ha scritto due libri e li ha intitolati “Io so e ho le prove” e “Io vi accuso”. Modesto.

    • Carlo Beccaria 28 marzo 2017, 20:09

      Talmente modesto che spera che il lettore non si accorga che in un punto dell’articolo si scrive che ADL non ha guadaganto un euro e in altro che il CDA (ovvero ADL) del Napoil finora ha intascato 20 milioni!!!!!!
      Trovatemi un’altra squadra di serie A con dei compensi così lauti al CDA…..

  12. Enrico Pessina 26 marzo 2017, 23:42

    I bilanci delle società sono come le salsicce.

  13. Vincenzo D'Agostino 26 marzo 2017, 22:10

    Adl è oggettivamente poco simpatico.
    Ma, volete o non volete, è il miglior presidente della storia del Napoli.
    Il suo Napoli ha la miglior media punti di tutti i tempi…….
    Se poi ci limitiamo solo ai primi 9 anni di Ferlaino c’è un abisso
    Fatevi i conti come li ho fatti io

    • Giacomo Molea 27 marzo 2017, 1:01

      Ciao vincenzo, leggi un po’ due miei commenti e dimmi che ne pensi

  14. ALBERTO PINTO 26 marzo 2017, 21:54

    Se il presidente avesse investito i 51 milioni in titoli di stato alla scadenza gli avrebbero restituito il capitale al valore nominale. Quando percepirebbe De Laurentiis se decidesse di liquidare il capitale? Incasserebbe, credo, una discreta plusvalenza. In sostanza, ritengo che abbia fatto (per fortuna anche di noi tifosi) un ottimo investimento e che esso non possa essere misurato solo con gli utili e con i compensi al CdA

  15. Attimo Fuggente 26 marzo 2017, 21:48

    A mio parere quest’analisi da una parte contiene,per usare un eufemismo,delle inesattezze e dall’altra omette i fatti fondamentali per i quali il soggetto in questione merita ampiamente il suo “storico”appellativo.Suggerirei in alternativa,tra le tante esistenti per una corretta informazione
    sull’argomento, questa fonte:

    http://carlofesta.blog.ilsole24ore.com/2016/10/22/napoli-ecco-come-de-laurentiis-ha-fatto-diventare-il-club-un-fenomeno-finanziario/?refresh_ce=1

    Inoltre voglio riportare dei brevi stralci delle semplici, autorevoli e più che mai attuali, considerazioni pubblicate in questa testata, prima del cambiamento della sua “linea editoriale”.
    “…..Adl nel 2004 acquistò il titolo sportivo a
    parametro zero, cioè senza avere il capitale, perché la somma per l’acquisto
    del titolo gli venne assicurata da Carraro e Mediobanca…….I traguardi finora
    raggiunti con l’attuale assetto proprietario, costituiscono il limite ponderale
    della società, oltre il quale non è ragionevole aspettarsi alcun passo avanti……..La
    S.S.calcio Napoli è poco più di un effimero sportivo, fondata allo stato
    esclusivamente su di un titolo cartaceo e sul grande capitale umano del popolo
    dei tifosi partenopei. Una società senza un patrimonio immobiliare, senza un
    proprio centro sportivo, senza una sede sociale rappresentativa e, soprattutto,
    senza un modello manageriale idoneo a professionalizzare tutti i settori
    aziendali, che sta alla base della gestione di una grande società, non soltanto
    è inadeguata rispetto alle dichiarate ambizioni del club e dei tifosi, ma
    nell’ambito del calcio che conta è poco più di un fantasma sportivo…… L’unico
    modo per venir fuori da questa situazione di stallo è che De Laurentis
    realisticamente prenda atto che la sua dimensione imprenditoriale, dal momento
    che l’82% dei ricavi della controllante Filmauro proviene dal calcio Napoli e
    la sua pervicace strategia aziendale, ancorata a una struttura familistica,
    palesemente inadeguata a un percorso di crescita progressiva, non gli
    consentirà mai di fare quel salto di qualità, sistematicamente promesso ai
    tifosi napoletani”. ANTONIO PATIERNO – Il Napolista ,10 settembre 2014.

    • E quindi?

      • Attimo Fuggente 27 marzo 2017, 0:26

        Non ho bisogno di applicarmi,di fare i conti in tasca a nessuno, perchè sono cose ben note da tempo a chi è interessato alla realtà delle cose;la fatica la fa chi ha bisogno di nasconderla (o di nascondersela).Se un’analisi inizia con inesattezze ed omissioni ( e già con un principio di conclusione che fa capire dove vuole andare forzatamente a parare )quanto può valere il seguito?Tu non hai capito ,credo, una cosa:il mio rapporto con la maglia non è minimamente scalfito da tutto ciò.Anzi….Se a te,come tifoso, certe cose ti infastidiscono ,ignorale.E,per favore,visto che non mi sembri un troll,almeno tu rispettami. (vedi Puteolana ecc.).Già ricevo abbastanza insulti gratuiti.Forza Napoli, città e squadra.

    • Ah poi per inciso, visto che già hai bocciato l’analisi, ti hanno avvisato che questo lavoro verrà presentato in più puntate.

    • è arrivato il complottista, stavamo col pensiero. Leggo dal tuo link “alcune sinergie attivate nell’ambito dei diritti d’immagine e sponsorship, ad esempio nella produzione dei cine-panettoni natalizi. Per il resto Filmauro non ha preso dividendi dal Napoli calcio”. Quindi lo scandalo sarebbe che in qualche cinepanettone gli attori bevevano Acqua Lete? Alla faccia! Di questo si dovrebbe occupare l’Antimafia invece di perdere tempo con la Juve.

      • Carlo Beccaria 1 aprile 2017, 15:36

        Non c’è nessuno scandalo. ADL ha gestito benissimo il Napoli.
        Attimo fuggente ti mette davanti agli occhi solo sue cose che fai finta di ignorare: 1) come il Napolista abbia completamente ribaltato in pochissimo tempo il suo giudizio su ADL, il che rende quanto meno sospetto l’articolo che commentiamo, non essendo nel frattempo intervenuto nessun stravolgimento particolare nella gestione 2) come quella di ADL sia una gestione perfetta o quasi in termini commerciali, ma molto molto debole in termini industriali poiché appunto a reggere il tavolo della gestione del marchio ci sono piedi di argilla che per 13 anni non sono stati mai irrobustiti. Sarebbe bastato gradualmente investire 10 milioni di all’anno in fattori immobili e oggi il Napoli varrebbe e fatturerebbe il doppio. Ma appunto questa è una imprenditoriale di crescita, mentre ADL ha una visione commerciale di gestione. E non perchè non abbia le qualità per adottare la prima (questo non possiamo saperlo), ma perchè non ha la volontà di adottare la prima e preferisce la più comoda e parassitaria seconda

        • Ma io dò ragione al caro Attimo. Lo vorrei presidente del Napoli. Con il suo gruppo industriale alle spalle altro che Fiat e Mediaset. La SSCN Society Sliced Coconut Naples.

          • Carlo Beccaria 6 aprile 2017, 2:17

            Ecco gli ‘argomenti’ che esponi…..Come giustamente sostenevi un po’ più sopra, tu ti limiti ad esporre ‘argomenti’. Sono pure convincenti.
            E poi lo fai usando l’italiano…. (Si scrive: io do ragione, non: io dò ragione. Sarà stato un errore di battitura: volevi digitare ‘o’, ma ti è scappato ‘ò’. Ecco, per l’italiano puoi senz’altro migliorare: in fondo dò invece di do, è piccola cosa. Ma sul valore degli argomenti la strada è lunga….

          • Nessun refuso, io lo scrivo proprio con l’accento, deliberatamente e in polemica con la Crusca. Sono in buona compagnia.

  16. Giacomo Molea 26 marzo 2017, 21:27

    ADL sara’ ricordato come il miglior presidente della storia del calcio napoli nn come trofei ma come gestione del club. Mai senza debiti , ripeto MAI. Ma ovviamente nn possiamo chiedere di piu’ da un uomo che viaggia x i 70anni, che ha una visione imprenditoriale limitata al cinema e nn all’industria (vedi famiglia agnelli…tutto minuscolo haha), penso che abbiamo raggiunto con lui l’apice, spero un giorno ceda a qualcuno POTENZIALMENTE piu’ ricco piu’ forte piu’ INDUSTRIALE, solo cosi avremo qualche concreta chances di vincere, . (errore che fanno i papponisti…loro cercano il FESSO che ci mette del SUO, nn esistera’ mai e nn sarebbe neanche giusto, io intendo proprio una persona CAPACE sul serio di far far il salto definitivo di qualita’ a questo club)

    • giancarlo percuoco 27 marzo 2017, 10:03

      D’accordissimo, anche perché il figlio non mi sembra capace come il padre.

      • Antonio Baiano 27 marzo 2017, 11:43

        Il figlio di DeLa è il tipico esempio del perchè certa imprenditoria italiana di successo sta scomparendo o lo è già: una gestione familistica dell’azienda che finisce non nelle mani di persone capaci ma in quelle dei figli, in genere dei poveretti senza capacità ma con la sola intenzione di divertirsi coi soldi fatti dal genitore.

    • Luigi Ricciardi 27 marzo 2017, 10:19

      Ciao Giacomo,
      come sai sono d’ accordo con la tua teoria “82”, e credo che dobbiamo piu’ o meno metterci l’ anima in pace: la gestione De Laurentiis e’ questa (e per fortuna direi, per tanti versi), e vediamo che succedera’ nel futuro remoto, perche’ nel presente e futuro prossimo sempre lui ci sara’.

  17. visto che i mecenate sono scomparsi illo tempore mi sembra logico che un imprenditore cerchi di guadagnare (o almeno di non rimetterci) da un investimento fatto..non sarà “amore” per la maglia ma è sempre meglio che giocare con il manfredonia.

    • Carlo Beccaria 1 aprile 2017, 15:38

      Ci mancherebbe. ADl ha tutto il diritto di trarre guadagno. Ci sono però diverse strade per farlo e quella che lui ha scelto e mantiene è la più deleteria per il Napoli

  18. Giuseppe Pedersoli 26 marzo 2017, 20:26

    Cari Imperatore e D’Ambra, sono napolista come voi e anche commercialista. Si devono precisare due cose: 1) i primi 30 milioni (29 e mezzo + imposta di registro, come dite voi) sono stati prestati dalle banche. E’ vero che a noi le banche non li avrebbero prestati, però al gruppo di De Laurentiis li hanno prestati e il gruppo li ha anche restituiti grazie a noi tifosi. Quindi, dire che Adl “ha messo” 47 milioni, è falso”. Ha anticipato, sì,. E se i i tifosi non avessero fatto i tifosi, i soldi alle banche avrebbe dovuto restituirli Adl. Ma non è successo. Il prestito è stato rimborsato, quindi i soldi non li “ha messi” il gruppo”; 2) chi, come me, fa il commercialista, sa che l’utile significa molto poco. Se tra i costi ci sono gli stipendi ai soci, ai parenti dei soci o, come nel caso del Napoli, i compensi al consiglio di amministrazione, è come se l’utile fosse incassato per altre vie. L’assemblea dei soci delibera il compenso al CdA (i componenti dei due organi spesso coincidono), il compenso è un costo che “abbatte l’utile”. Il CdA del Napoli si è visto attribuire un compenso di oltre 5 milioni di euro per più di un esercizio. Tutto legale, tutto perfetto, tutto anche logico. Però non mi dite che la famiglia di Adl, il “gruppo”, non ci ha guadagnato nulla! E dai! A parte questa precisazione tecnica, ottima analisi e ottimo lavoro, complimenti.

    • Attimo Fuggente 26 marzo 2017, 21:54

      Esattamente.Per la precisione : “……Ad agosto di quell’anno si fa avanti il produttore
      cinematografico, che il 10 settembre acquisisce il ramo d’azienda attinente
      all’attività sportiva per 29,5 milioni, più l’imposta di registro del 3%.
      Quindi complessivamente il “ramo d’azienda” del fallito club
      partenopeo viene acquisito per 32,7 milioni con marchio, trofei ed il diritto a
      partecipare alla Serie C. De Laurentiis mette sul piatto personalmente 3
      milioni. La neo-società nata dalle ceneri del fallimento è controllata al 100%
      dalla casa di produzione Filmauro. Ma l’operazione nasce sotto il cappello di
      Unicredit, anzi per essere più precisi di Capitalia, cioè la ex-Banca di Roma
      che tra gli anni 90 e i primi anni 2000 grazie all’influenza di Franco Carraro
      e Cesare Geronzi aveva orchestrato il finanziamento a una serie di club: dalla
      Roma della famiglia Sensi alla Fiorentina di Vittorio Cecchi Gori. Le relazioni
      tra De Laurentiis e il mondo Unicredit-Capitalia sono del resto consolidate da
      anni. Non è un caso che la Filmauro, che a propria volta controlla a cascata il
      Napoli, sia posseduta al 10% dalla moglie di De Laurentiis, Jacqueline Marie
      Baudit, mentre il restante 90 per cento faccia capo a una
      fiduciaria, Romafides (poi incorporata in Cordusio Fiduciaria), un
      veicolo creato proprio da Capitalia, la ex-Banca di Roma. Per anni si è
      speculato su chi fosse il reale proprietario di questo 90 per cento, schermato
      da un veicolo anonimo. In realtà secondo le indiscrezioni dietro Cordusio
      Fiduciaria non ci sarebbero altri che lo stesso De Laurentiis e la moglie
      Jacqueline Baudit, L’ indebitamento bancario con Unicredit, che consente
      di condurre in porto l’operazione, è di una trentina di milioni. Pochi sanno
      che in quell’occasione ad essere coinvolto era stata la divisione private
      banking della banca, cioè la divisione che gestisce i patrimoni dei milionari”. Carlo Festa- Il Sole 24 Ore,22 ottobre 2016.

      • Ma ancora non ti sei stufato di fare i conti in tasca ad altri? Ma fatti un cavolo di mutuo e rileva la puteolana. La porti in Champion e ti attribuisci un sobrio compenso. Sarò il tuo primo tifoso, te lo prometto.

        • Carlo Beccaria 1 aprile 2017, 15:53

          La Puteolana ha 2.000 tifosi. non la porti in serie A, neanche se investi 300 milioni in 6 anni

          • Sei convinto? L’ho detto ad uno degli infestanti questo sito negli ultimi tempi, se prendi un multimiliardario che voglia fare il capopopolo, vedrai quanti tifosi scoprirebbe la puteolana. L’Italia è il paese del carro del vincitore. Scopriresti anche qualche eschimese tifoso.

          • Carlo Beccaria 1 aprile 2017, 18:26

            Potrebbe certamente succedere che 100.000 persone si scoprano improvvisamente tifosi della Puteolana. Ma dato che il calcolo del bacino dei tifosi, dal quale dipende buona parte del fatturato di una squadra italiana, è fatto non sulla conta di quanti vanno allo stadio o comprano le partite della tv, ma sulla base di un’indagine campionaria, la Puteolana non potrebbe andare in A.
            Ci sono solo due squadre che hanno fatto eccezione: il Chievo e il Sassuolo. Sono appunto dei miracoli

          • Carlo è n’esempio.

      • giancarlo percuoco 27 marzo 2017, 10:01

        Perdonami, ma cosa aggiunge questo alla discussione?

        • Attimo Fuggente 27 marzo 2017, 16:30

          Su cosa verte secondo te la discussione ? Forse trovi noioso
          l’argomento (e non hai tutti i torti) e non hai letto con attenzione.C’è
          qualcuno che arriva a concludere che un miliardario benefattore della città o
          un malato di mente (a seconda dei punti di vista) avrebbe rischiato 51 milioni
          senza aver guadagnato un euro (questo è l’oggetto della discussione) e qualcun altro che spiega con dovizia di particolari perchè questo non ha fondamento e perchè invece ha investito solo 3 milioni realizzando enormi ricavi .Fino a quando ci sarà chi propone certe tesi ci saranno delle repliche (per fortuna)

          • giancarlo percuoco 27 marzo 2017, 16:45

            Io non mi trovo con la tesi dei 3 milioni. Se per ipotesi (molto remota per me) il Napoli non fosse andato bene, avrebbe dovuto restituirli quei soldi presi in prestito? Per il mancato guadagno pure io non ci credo che non lo abbia fatto.

          • Carlo Beccaria 1 aprile 2017, 15:52

            E perchè li avrebbe dovuti restituire se il Napoli non fosse andato bene? Credi forse che una società di serie b con il quarto bacino di tifosi più grande d’Italia avrebbe avuto problemi a restituire 30 milioni dilazionati nel tempo? O credi che il Napoli, sempre con quel bacino enorme di tifosi, fosse condannato a restare in C per 10 anni?
            Secondo te quella cricca che comanda la lega e che pensa solo a distribuirsi i proventi dei diritti tv sulla base del bacino dei tifosi e non sulla base dei risultati sportivi avrebbe fatto marcire in serie c una squadra con il quarto bacino di tifosi?

          • giancarlo percuoco 1 aprile 2017, 23:37

            ma allora fessi gli altri imprenditori che non hanno capito l’affare. qui si contesta che DeLaurentis non ha cacciato di tasca sua ma si è fatto prestare i soldi. ma a te quando prestano i soldi non li rivogliono?

          • Carlo Beccaria 6 aprile 2017, 2:05

            Io non contesto che sia fatto prestare soldi. Anzi dal mio punti di vista avrebbe dovuto anche continuare a farseli prestare e non certo per sperequarli in giocatori come qualcuno vuole far credere che desiderino i papponisti, ma per fare investimenti strutturali che oggi avrebbero portato il Napoli a fatturare il doppio e valere il doppio. Naturalmente il padrone è lui e io non sono nessuno. Però le critiche sono queste, mica che si sia fatto prestare i soldi….

          • giancarlo percuoco 6 aprile 2017, 11:58

            Su questo si, hai ragioniere, naviga solo e sempre a vista costa. Penso anche perché non è più giovane e il figlio non è buono. Penserà chi me lo fa fare di rischiare?

        • è geloso che la moglie di ADL sta carica di soldi

    • Raffaele Castaldo 27 marzo 2017, 2:52

      Bravissimo.

    • Marco Dambra 27 marzo 2017, 14:04

      Gentile Giuseppe, volendo lasciare un attimo da parte i famosi 30 milioni circa avuti e restituiti ad Unicredit (quindi stiamo parlando di totale zero tra le 2 voci), AdL in questi 12 anni ha investito 16.650 milioni in capitale di rischio, a cui va sommato il finanziamento soci (poco meno di 4 milioni).
      Stiamo quindi parlando ad oggi di 20 milioni circa usciti e di 20 milioni circa entrati per i compensi al CdA = zero
      Volevo specificare solo questo aspetto, a presto.

      • Ma quindi il Napoli non e’ piu’ di Dela? O ha valore zero? Perche’ qualunque parametro di reddivita’ vogliate considerare deve comprenderlo. E’ come dire che faccio un bond mi danno gli interessi e alla fine non mi ridanno il capitale. Solo in questo caso il ragionamento sarebbe corretto. Al momento tutto lascia credere che dela rientrera del prestito azionista e vendera’ la societa’ ad un valore maggiore del book value. Quindi il ragionamento non mi sembra corretto.

        • accade molto di frequente (praticamente in Silicon Valley è la regola) che la proprietà abbia solo una molto piccola remunerazione del capitale e mai restituito il capitale stesso. Il capitale si realizza (eventualmente accresciuto) proprio con la vendita dell’azienda. La vendita non è una cosa scandalosa, nella vita di una società difficilmente chi ha avuto le capacità di fondarla ha anche le capacità di portarla all’apice. Restando in epoca contemporanea si conoscono solo i casi di Bill Gates e del signor Ikea. Questo per dire che è normale se ADL la porta dal punto A al punto B e poi passa la mano a uno che la porta da C a D. Così va la vita.

          • Appunto. Quindi la “valuation” dell’investimento fatta nell’articolo e’ tecnicamente scorretta. Il giudizio su ADL non e’ il mio punto. Io contesto semplicemente l’affermazione che non ci abbia guadagnato. Al momento lo ha fatto. Se poi questo sia giusto, sbagliato o altro non e’ il soggetto della (mia) discussione. Potrebbe sembrare un tecnicismo ma in un mondo di papponisti vs. presidenzialisti la differenza tra ci ha guadagnato o no e’ sostanziale. Poi a me farebbe paicere che si guardassero altre cose, tipo organizzazione societaria, sviluppo del brand, crescita del numero di tifosi. Forse lo vedremo piu’ avanti.

          • Al contrario: tecnicamente è corretta mentre nella sostanza c’è la possibilità di fare bingo.

    • Giuseppe, leggere queste cose da un commercialista mi terrorizza. Specialmente il punto uno cambia “ha anticipato” con “ha rischiato” perché se il ritorno era sicuro c’era la fila. Il punto due invece presuppone che c’è gente che debba lavorare gratis, ti chiedo: forse tu lavori gratis? Queste cose fanno capire perché i commercialisti fanno i consulenti degli imprenditori e non fanno gli imprenditori in prima persona. Sia detto senza offesa.

      • Carlo Beccaria 1 aprile 2017, 15:45

        la fila non c’era:
        perchè Carraro e Capitalia non avrebbero dato i soldi a chiunque.
        perchè sono pochi quelli che hanno una moglie con un capitale di 10 milioni a garanzia e disponibile a seguire il marito in un settore in cui entrambi non hanno esperienza.
        i meriti di ADL sono i due di cui sopra e la capacità di gestire una società di calcio senza chiudere i bilanci in passivo o comunque con passivi insostenibili.
        Per il resto: investimenti zero, rischio zero, crescita del valore complessivo zero. Sicuramente enorme crescita del valore dei risultati sportivi. ma come insegnano le società di calcio con un modello di impresa serio i risultati sportivi sono un fine, non un mezzo di sostentamento.

  19. state ancora a discutere se questo esimio pappone sia un pappone ???
    basta vedere un suo film o la gestione del club per rendersene conto.
    che poi sia un pappone di ottima qualità, non posso che concordare. c’è di molto peggio in giro.

    • Michele Stavarra 26 marzo 2017, 20:27

      ma perché non cambi squadra? sempre a rosicare e sempre a parlare. gente come te si meritano quelli con i BOT falsi e i riciclatori di soldi…. diventa strisciato (sempre se già non lo sei) li hai tutto… vai, nessuno ti trattiene….

      • tu hai già cambiato squadra e vuoi convincermi di fare altrettanto ?
        sei ridicolo come i calzini nei film porno.
        cambia sito.

        • Carlo Beccaria 1 aprile 2017, 15:55

          ci sono calzini e calzini e porno e porno.
          In alcuni casi i calzini possono anche non guastare ….
          certo dipende sempre da chi li indossa
          fermo restando che immagino esistano anche gusti molti particolari tra i fans del porno

  20. Non mi è chiaro il motivo per cui si conteggia nell’investimento di Adl anche l’importo erogato per l’acquisto del Napoli, visto che trattasi di somma finanziata dalla banca e restituita a questa dalla medesima società oggetto dell’acquisto, mentre la garanzia prestata da Adl per il finanziamento non è stata escussa. Per esempio, http://www.tifosobilanciato.it, in un post del luglio scorso avente ad oggetto l’analisi dell’investimento dei soci in ssc Napoli, non conteggia tale somma tra gli investimenti di Adl e ne limita l’importo complessivo investito a poco più di 16 milioni. Qualcuno ha una risposta?

    • Vincenzo Imperatore 26 marzo 2017, 20:50

      La risposta è nel corpo dell’articolo. Ad ogni modo ripeto, e ne ho le prove (!!!), che il prestito di 30 milioni fu interamente garantito dal patrimonio personale del presidente. Quindi la banca non ha rischiato nulla e se il Napoli non fosse stato gestito con efficienza (utili per 40 milioni in 12 anni ) chi ci avrebbe rimesso sarebbe stato solo il presidente ( con la sua garanzia alla banca). Ripeto ….ne ho le prove !

      • Giuseppe Pedersoli 26 marzo 2017, 21:02

        Certo che ne hai le prove….ma grazie al cielo non ci ha rimesso, Adl, “ci avrebbe rimesso” ma non ci ha rimesso….

      • Giuseppe Pedersoli 26 marzo 2017, 21:04

        Sono completamente d’accordo con te, è un eccellente imprenditore e non un pappone….però dire che non ci ha guadagnato ancora un euro, dai…..è un’esagerazione….

      • Sarà un mio limite ma continuo a non comprendere.
        Prestare una garanzia personale significa effettuare un investimento?
        Se sì nulla quaestio.
        Ma se non fosse così, non resterebbe che concludere che l’importo investito è pari al 40 per cento di quanto indicato nell’articolo.
        Ne conseguirebbero giudizi probabilmente opposti su tutta la vicenda.
        Sarebbe bene chiarire ai lettori la faccenda, magari nella prossima puntata.

        • Dovrebbe trattarsi del famoso rischio d’impresa. Lui ha garantito con il suo patrimonio. C’è qualcuno dei critici a prescindere che si sarebbe potuto permettere altrettanto?

        • Si. Mettere le garanzie mi sembra corretto considerarlo un investimento. Il rischio e’ tutto tuo, se le cose vanno male ci rimetti tu. ADL avrebbe potuto prendere lo stesso quei soldi e farne altre cose. Mi sembra corretto considerare quello come un investimento di capitale. Ad un secondo livello di analisi andrebbero viste bene le garanzie per capirne la qualita’ e l’esigibilita’, ma credo che su questo possiamo fidarci degli autori.

          • Mi permetto di dubitare. Se non c’è escussione di garanzia il garante non versa niente. L’ onere per il garante è al più quello dell’immobilizzazione della somma pari al debito garantito per il tempo nel quale viene esso viene rimborsato. Ad ogni modo, se pure si intendesse per investimento la semplice garanzia, è quantomeno fuorviante affermare che “la famiglia De Laurentiis in 12 anni ha messo nelle case del Napoli 47 milioni come capitale di rischio”. A mio giudizio (che sarei felice di rivedere vista l’autorevolezza degli estensori dell’articolo) non è informazione corretta.

          • Mi permetto di insistere perche’ ho fatto operazioni simili per lavoro. Faccio un esempio: MisterX possiede due societa’, A e B. A controlla B e mister X controlla direttamente A. A prende un prestito bancario di 10M 100% garantito da beni personali di MisterX. A investe 10M in B come prestito di azionista. Concorderai che il prestito in B e’ da considerarsi capitale di rischio in quanto viene dall’azionista che lo ha sborsato fisicamente. L’operazione descritta e’, fondamentalmente, identica a quella fatta da DeLa. Addirittura, DeLa avrebbe potuto prendere personalmente i 30M da UCI e poi metterli nel Napoli come prestito di azionista, sarebbe stato lo stesso (al netto di impatto fiscale degli interessi per cui conviene che i prestiti li prendano le societa’, pero’ di tasse non mi pronuncio perche’ non sai mai quello che c’e’ dietro e non conosco la legislazione italiana).

          • L’esempio però prova il contrario. Nel tuo caso, chi “investe” è la società A e non mister X (è infatti A quella che deve rimborsare e di fatto rimborsa il prestito). Ciò a prescindere dal fatto che il prestito dell’azionista alla società non è capitale di rischio (lo dicono a chiare lettere anche gli autori).
            Detto altrimenti e con molta approssimazione : se Unicredit fosse stata rimborsata da Adl anziché dal Napoli (come invece è accaduto), Adl avrebbe avuto 30 mln in meno (il suo investimento) e a società avrebbe avuto 30 mln in più (per fare impianti sportivi, comprare giocatori ecc.). Se nemmeno questo ti convince, getto la spugna.

          • Raffaele Sannino 29 marzo 2017, 14:07

            Ma cosa cambiava se la società con quei 30 milioni faceva impianti? Sempre proprietà di Aurelio erano.Avrebbe avuto 30 milioni in meno e un centro sportivo in più.Mi sono perso….

        • sì, “garanzia personale” significa che li ha messi lui. Poi se per comodità invece di vendere le proprietà e versare i contanti, se li è fatti prestare dietro ipoteca delle proprietà stesse, non leva e non mette. Le banche questo fanno, prestano dietro garanzia.

          • Se non si distingue tra patrimonio del socio e patrimonio della società, tra finanziamento del socio, garanzia personale (escussa o meno) e aumento di capitale, sarà molto difficile farsi un’opinione informata sul tema e non rimarrà che la stucchevole polemica tra papponisti ed antipapponisti, che francamente non appassiona più di tanto.

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