Il Napoli, l’Atalanta e il senso di fasciarsi la testa dopo essersi slogati la caviglia

Il Napoli ha perso con Atalanta e Real: da qui a buttare tutto all’aria, ci passano almeno le tre partite che verranno. Per il momento siamo solo caduti male.

Il Napoli, l’Atalanta e il senso di fasciarsi la testa dopo essersi slogati la caviglia

Concetti già espressi

Questo pezzo è un invito alla calma, alla ragionevolezza. Non vuole negare i problemi del Napoli, che ci sono e sono pure abbastanza evidenti e riconoscibili. Però vuole essere la sintesi di tre convinzioni fondamentali, alcune delle quali già espresse in precedenza. La prima è quella veicolata dal pezzo immediatamente post-Atalanta, quello che diceva così:

È colpa di Sarri che ha sbagliato la formazione? Certo, potrebbe essere anche questo. Del resto, il responsabile tecnico è lui e oggi Gasperini gli ha dato una bella (ennesima) lezione. Certo, però Sarri è lo stesso allenatore delle 14 precedenti positive. Ha pareggiato in casa con Sassuolo e Palermo, certo, ma ha anche vinto a Milano e contro l’Inter. È colpa dei calciatori? Assolutamente sì, ma è sempre quello il punto. Anzi, è proprio quello il punto. Il Napoli ha perso una partita di calcio. E basta.

Gli altri due concetti sono quelli espressi dal professor Trombetti e da Fabio Fin nei loro articoli di commento/analisi. Trombetti scrive che «per fortuna martedì si ritorna in campo. Contro la Juve. Quindi non ci sarà tempo per deprimersi. Né occorrono dotti psicoterapeuti per caricare la squadra. L’evento è di quelli “autocaricanti”. Resto convinto che questo Napoli dalle alterne vicende quando è in serata (cosa che fortunatamente capita abbastanza spesso) può battere chiunque. Anche la Juve ed il Real».

Fabio Fin, più “catastrofista”, sottolineava però che «ad ogni modo è errato dare le colpe al solo Sarri, che sarà pure integralista, fanatico, utopista o comunista del pallone, ma sa il fatto suo a differenza di altri in società. Con questo vogliamo dire che le colpe della sconfitta di Bergamo, che è nient’altro che un esempio dei limiti del Napoli 2016/2017, vanno suddivise tra lui, calciatori e società».

Autocommiserarsi, dopo 2 sconfitte in 20 partite

Mettiamo insieme queste tre opinioni e verrà fuori il titolo che abbiamo dato a questo pezzo. Ovvero, ragioniamo. E non ci autocommiseriamo come se i nostri obiettivi stagionali fossero lontani 20 punti, o come se domani si stesse per abbattere un ciclone su Castel Volturno – non troverebbe nessuno, tra l’altro: il Napoli è in partenza per Torino. Il Napoli ha perso due delle ultime 20 partite in tutte le competizioni, e ne ha pareggiate quattro. Ovvero, ha conquistato il miglior risultato possibile in quasi quattro quinti di queste partite, perdendo l’imbattibilità solo con il Real Madrid.

Eppure, soprattutto nelle ultime 48 ore, si sente parlare di obiettivi sfumati, di progetto da ricostruire, di allenatori da far cambiare o addirittura da esonerare, di club da vendere subito. Cioè, il solito. Ma con l’aggravante della rabbia per una sconfitta brutta da mandar giù, che compromette la posizione del Napoli nella corsa al secondo posto – a meno di un’affermazione a Roma – e quindi acuisce certe parole, certi concetti, certi sentimenti.

Tutto questo denota mancanza di realismo e consapevolezza: al di là dei punti persi, tantissimi e in malo modo, il Napoli avrebbe potuto davvero tenere il passo di questa Juventus? Al di là di una partita che si poteva giocare meglio, il Napoli avrebbe potuto vincere contro il Real Madrid? Al di là di una semifinale di Coppa Italia ancora da giocare, cosa avrebbe dovuto fare il Napoli se non… superare i due turni che ha effettivamente superato?

Ecco, è tutto un problema di individuazione degli obiettivi. Chi pensava che questa squadra potesse aspirare a vincere lo scudetto dopo un’estate di rivoluzioni, era profondamente ottimista. Al Napolista lo siamo stati pure, per un certo periodo (iniziale) della stagione, poi la realtà dei fatti è venuta fuori. Ovvero: la Juventus è ancora la più forte, seppur non imbattibile come narrato dai media; e la Roma sta disegnando una stagione eccezionale, al pari se non superiore di quella del Napoli 2015/2016. Questione di valori, di risultati, di episodi positivi.

È ancora tutto aperto

Ecco il nostro invito alla calma e alla ragionevolezza. Una volta che ci siamo resi conto che sarà impossibile riprendere la Juventus, che sarà difficile agguantare la Roma e che servirà l’impresa della vita con il Real Madrid, dobbiamo anche renderci conto che siamo ancora in corso sui tre obiettivi realistici di inizio stagione. Ovvero: Champions League, Coppa Italia (domani la semifinale, eh) e una bella figura in Champions. Quella l’abbiamo già fatta, in verità. Superando un girone da primi in classifica, per la prima volta nella storia. Abbiamo fatto presto a dimenticarlo, questo passaggio. Noi facciamo sempre presto a dimenticare le cose buone, scegliendo la narrativa dell’autocommiserazione e della città da radere al suolo.

Ecco il nostro titolo. Noi non possiamo dire, realismo chiama realismo, che il Napoli sia in un buon momento mentale e tecnico. La partita con l’Atalanta è stato un campanello d’allarme pesante, ben più di Madrid (abbiamo perso contro il Real Madrid, ricordate), ci ha detto che questa squadra ha problemi tattici, tecnici e mentali in alcune partite contro certi avversari. Ma da qui a destabilizzare le fondamenta, a buttare tutto all’aria, ci passano almeno le tre partite che verranno.

Per il momento siamo caduti male e ci siamo slogati la caviglia. Dobbiamo verificare l’entità dell’infortunio, come dicono spesso i telecronisti. È una semplice storta o una cosa più seria? Vedremo. Intanto, però, noi abbiamo già iniziato a fasciarci la testa. Questo è il nostro atteggiamento, ed francamente è un po’ eccessivo. Dobbiamo prima perderle, queste tre partite. Datevi il tempo, diamoci il tempo. Non sia mai che poi non succede.

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