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Busacca sulla Var: «Se qualcuno pensa agli zero errori grazie alla moviola, non ha capito»

Intervista alla Gazzetta del capo degli arbitri Fifa: «Se alla fine dei test tutti dicessero che questo non è calcio, ci fermeremmo».

Busacca sulla Var: «Se qualcuno pensa agli zero errori grazie alla moviola, non ha capito»

L’intervista alla Gazzetta dello Sport

Massimo Busacca è il capo degli arbitri mondiali. E parla, ovviamente, del caso regolamentare dell’anno: l’introduzione della Var. O, come la definisce lui, «moviola, così è più comprensibile».. La frase chiave dell’intervista alla Gazzetta dello Sport riguarda il senso di questa storica svolta tecnologica nel calcio: «Se qualcuno pensa che non ci saranno più errori, non ha capito. La moviola deve servire per i “clear mistake”, gli errori gravi,diciamo anche clamorosi: un grande arbitro, al monitor, non può non vederli, e non può aver bisogno di cinque video a partita, altrimenti ha sbagliato
mestiere».

Semplice, pulito. Busacca spiega che la presenza di un assistente video avrà anche funzione di dissuasione: «Avete idea quante scorrettezze, trattenute, simulazioni ci sono? Spesso impunite. Ma se i giocatori sanno che i gesti sono ripresi e sanzionati non li commetteranno più né protesteranno. Il gioco guadagnerà in fluidità».

Il problema tempo

Proprio il tempo delle decisioni, relativo a quello di gioco sembra essere uno degli ostacoli maggiori alla comprensione e diffusione della Var. Come si è visto al Mondiale per club. Eppure, Busacca è sicuro: «Diciamo che ci vogliono 7 secondi per telecamera
e, se i primi due replay non basteranno, arriveremo a 21. Mettiamo anche 25. Ci si dimentica che il tempo reale di una partita è 57 minuti su 90, se va bene. Anche per proteste eccetera. Ebbene, perderemo forse 25 secondi e guadagneremo 2 minuti. Un falso problema, diverso dalla comunicazione. In Giappone, la decisione sul gol di Ronaldo è arrivata dopo 45 secondi perché un microfono aperto complicava la trasmissione tra tecnico, arbitro e guardalinee. Ma sono situazioni risolvibili. Poi, se dovessimo renderci conto che dopo le sperimentazioni tutti concordano che “questo non è calcio”, torneremmo indietro».

Nel resto della (lunga) intervista, si parla anche di eventuali modifiche. Alla Var (tipo l’introduzione del challenger), ma anche al regolamento (come l’introduzione di una linea ai 20 m oltre cui esisterebbe il fuorigioco). E poi, la domanda delle domande: la Var aiuterà davvero gli arbitri? Risposta precisa: «Certo: una delle cose peggiori
per l’arbitro è portarsi appresso il dubbio per tutta la partita. Come ha detto Infantino, oggi con la tv tutti sanno tutto in pochi secondi, tranne l’unico che dovrebbe: l’arbitro. Quindi meglio che vada al monitor. Ma, ripeto, nei casi da interpretare. Non quando tutto è lampante». Più chiaro di così…

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