Le famose strutture di proprietà costerebbero al Napoli tre stagioni da settimo posto

Con i capitali dell’attuale proprietà, uno stadio o un centro sportivo nuovi di zecca potrebbero esser finanziati solo con la vendita dei miglior calciatori: il pubblico sarebbe pronto?

Le famose strutture di proprietà costerebbero al Napoli tre stagioni da settimo posto
Uno dei tanti rendering su un fantasioso "nuovo San Paolo" che girano su internet.

Salvo sporadici e isolati casi, nel calcio vince chi ha fatturati alti. Contrariamente a quanto possano pensare in tanti, non sono le vittorie e i calciatori di grido a far aumentare il fatturato (altrimenti non si spiegherebbe come mai squadre come il Crystal Palace e lo Schalke 04, che non hanno mai vinto nulla o che non vincono nulla da quasi 60 e che non annoverano top-player in organico, fatturano più del Napoli e, nel caso dei tedeschi, lo precedono anche nella classiche delle magliette più vendute…) bensì, al massimo, è il contrario, ovvero sono i fatturati alti a portare, nel tempo, campioni e vittorie. Considerato tutto questo, il Napoli – fin quando non vedrà aumentare sensibilmente il proprio fatturato – difficilmente potrà affermarsi a livelli più alti di quelli già raggiunti nell’ultimo decennio e non potrà mai competere con le grandi d’Europa che, invece, possono contare su fatturati ben più consistenti.

Il contesto

Tuttavia, considerato che il Napoli, a differenza di altre società, non può contare su un brand di appeal internazionale, non ha holding finanziarie alle spalle, tantomeno ha la capacità di attirare grossi sponsor di caratura mondiale che, nonostante l’innegabile calore e la passione dei suoi tifosi, non hanno mai manifestato il loro interesse ad investire a Napoli, neanche ai tempi d’oro di Maradona, a causa della non certo florida situazione socio-economica che attanaglia da decenni Napoli, la Campania e tutto il mezzogiorno (non a caso Napoli è una delle metropoli più povere d’Europa, dove, ad esempio, si immatricolano meno auto nuove, dove gli istituti di credito, le compagnie telefoniche e quelle assicuratrici richiedono più garanzie che altrove, visto l’altissimo tasso di morosità dovuta anche a retribuzioni molto basse, tutti motivi questi che tengono ben lontani i grossi brand ad investire a Napoli, dove invece gli unici marchi che hanno dimostrato interesse nel corso degli anni sono solo quelli che operano nel settore alimentare, proprio in virtù del fatto che la maggioranza dei napoletani preferisce spendere i propri –pochi- soldi nel cibo e quindi nei generi di prima necessità piuttosto che in auto, viaggi, polizze e/o prodotti bancari/assicurativi), l’unica possibilità che ha il Napoli per far lievitare negli anni il proprio fatturato in maniera costante e, quindi, svincolata dal raggiungimento o meno di eventuali qualificazioni in Champions, è quella di investire, seriamente, in strutture di proprietà della società, come uno stadio nuovo all’interno del quale creare centri commerciali, palestre, ristoranti, cinema, sale eventi, etc (quindi non una semplice ristrutturazione del vecchio e ormai fatiscente San Paolo da poi prendere in concessione dal Comune) e un centro sportivo all’avanguardia, dotato di piscine, palestre, campi e foresteria per il settore giovanile, centro medico, etc.

A questo punto, tenuto conto che per realizzare uno stadio ex novo occorrerebbero circa 120/150 milioni di euro e che per la costruzione di un centro sportivo come sopra descritto ne servirebbero altri 30/50, la domanda nasce spontanea: in virtù di quanto sopra detto (mancanza di grossi sponsor, etc), considerato che fin quando il Napoli continuerà a chiudere le sessioni di calciomercato col segno meno (dal 2004 ad oggi ha chiuso in attivo -per così dire…- solo in due occasioni: nel 2012/13, per l’irrisoria cifra di +2,75 milioni e, in attesa di gennaio, questa estate, ma solo perchè gli acquisti di Rog e Maksimovic sono ufficialmente dei prestiti con riscatto già fissato, quindi l’acquisto vero e proprio si concretizzerà l’anno venturo se non già a gennaio) e fin quando il monte-ingaggi della società continuerà ad assorbire più del 60% dell’intero fatturato, sarà difficile, per non dire impossibile, riuscire ad accantonare somme sufficienti per la costruzione di uno stadio nuovo di proprietà e di un centro sportivo all’avanguardia, dove e in che modo può reperire il Napoli quei 150/200 milioni circa necessari alla realizzazione di tutto ciò?

Un’unica strada

La risposta è semplice: nell’unico bene reale che attualmente possiede la società, ossia nel suo parco-calciatori; in pratica, in assenza di altre risorse, il Napoli dovrebbe trovare il coraggio di finanziare la costruzione delle strutture necessarie, attraverso la cessione dei suoi calciatori più importanti, sposando così la logica del “fare un passo indietro oggi per poi poterne fare due in avanti domani”. Insomma accettare l’idea di un momentaneo ridimensionamento tecnico (2/3/4 stagioni da settimo/ottavo posto) per poi essere fortemente competitivi in futuro, grazie agli enormi introiti derivanti dalle strutture di proprietà.

Del resto, secondo quanto riporta il noto sito tedesco transfermarkt.com, il Napoli attualmente possiede un organico dal valore complessivo stimato intorno ai 320 milioni di euro (il terzo in Italia, dopo quello dell’Inter e sopra quello della Roma);  per cui, se anche dovesse realmente decidere di “attingere” i 200 milioni necessari per realizzare le strutture interamente dal proprio organico, il Napoli comunque si presenterebbe ai nastri di partenza con un organico dal valore complessivo di 100/120 milioni, il che gli dovrebbe consentire, appunto, un campionato da settima/ottava posizione, visto che attualmente solo sette squadre di A hanno un organico che supera i 150 milioni di valore complessivo.

Champions o Europa League?

Ergo, se anche il suo parco-calciatori venisse “depauperato” dal mercato di 200 milioni, in termini di valori assoluti il Napoli verrebbe comunque subito dopo le tre strisciate, le due romane e la Fiorentina, lottando con Torino e Sassuolo (i cui organici nella stagione in corso valgono rispettivamente 100 e 95 milioni) per l’ultimo posto utile per qualificarsi all’Europa League, dal momento che, dal prossimo anno, la Serie A dovrebbe avere quattro squadre direttamente in Champions’ e tre in Europa League. Tre/quattro anni in cui l’obiettivo dichiarato sia quello di lottare per qualificarsi all’Europa League (che poi, a ben pensarci, se si escludono gli anni d’oro dell’epopea maradoniana -in cui il Napoli lottava stabilmente per lo scudetto- e le ultime 6/7 stagioni -in cui il Napoli ha lottato stabilmente per un posto in Champions’- non sarebbe un obiettivo che si distacca troppo dalla storia e dalla tradizione del club…) in cambio di uno stadio e un centro sportivo ex-novo e di proprietà esclusiva della società che potrebbero davvero far schizzare il fatturato del Napoli in modo tale da poter essere a lungo protagonista in Italia e in Europa e poter lottare per obiettivi importanti con maggior probabilità di successo di quelle attuali.

Ovviamente un’ipotesi del genere (finanziare la costruzione di stadio e centro sportivo tramite cessioni illustri) non sarebbe assolutamente praticabile in caso di qualificazione alla Champions’ League, dal momento che affrontare la suddetta competizione con un organico da 100/120 milioni significherebbe andare incontro a figuracce certe in giro per l’Europa; nel caso in cui, invece, il Napoli non dovesse centrare la qualificazione alla Champions, allora non sarebbe un’idea così peregrina da scartare a priori.

Saremmo pronti?

Resta, però, da porsi un ultimo interrogativo: sarà disposta la sempre più esigente platea partenopea, per cui anche una “semplice” qualificazione diretta ai gironi di Champions (traguardo inimmaginabile appena 8 anni fa!) viene vissuta con superficialità e vista quasi come un “contentino”, ad accettare una sfida simile?

Francamente, credo proprio di no. E allora, se non si è disposti a vivere alcune stagioni “al ribasso” per poi poter lanciare prepotentemente la propria candidatura ai vertici del calcio nazionale e non solo, non resta che “rassegnarci” alla situazione attuale, ossia ad avere una squadra che lotta stabilmente per le prime posizioni, ma senza poter avere grosse velleità, essendo consapevoli che questo Napoli, con questo fatturato, questo bacino di utenza, questo monte-ingaggi e per tutta una serie di motivi ampiamente trattati, più di quanto sta già ottenendo in questi anni non può obiettivamente andare (salvo le eccezioni di cui si parlava in apertura); e, si badi bene, con l’eventuale ritorno delle due “cino-milanesi” ai vertici (che hanno brand che fatturano troppo per rimanere nelle posizioni attuali…), non è detto che questo periodo duri in eterno, pur cui il rischio di “perdere a Filippo e a ‘o panaro” , ossia di non creare la famose strutture ma di perdere ugualmente le attuali posizioni di classifica, non è del tutto esclusa…

Tanto varrebbe, quindi, realizzare le strutture ma, ne sono convinto, ci vorrebbe più tempo a convincere la gente della bontà di un programma simile, che a tirare su uno stadio e un centro sportivo nuovi di zecca.

Giuseppe Santoro ilnapolista © riproduzione riservata
TERMINI E CONDIZIONI
  • Filiberto Amati

    beh direi che uno stadio si finanza attraverso capitali nuovi, facendo leva su prestiti immobiliari ed incremento di capitali, come lo fanno le aziende normali. Una qualsiasi impresa produttiva, quando costruisce un impianto industriale nuovo, lo fa attraverso strumenti dedicati, non vendendo uno degli attivi esistenti (brevetti e marchi). Perche’ dovrebbe essere differente per una societa’ di calcio? La gestione diretta dello stadio permetterebbe anche di gestire direttamente servizi di ristorazioni, servizi di conferenze etc etc, e quindi un incremento degli introiti che giustificherebbe il finanziamento esterno, senza impattare il parco giocatori, cosi come lo fatto decine di piccole societa’ europee che hanno un proprio stadio.

    • vinz

      Tutti esperti di finanza, in una città dove quando andiamo allo stadio ci portiamo il panini da casa e se il biglietto in qualche partita aumenta di 10 eu diamo di escandescenza

      • janara69

        Vins senza voler affrontare un ardito percorso antropologico intriso di elementi sociali e politici ma andare allo stadio e spendere 50-60€ per partita più panino/bibite, secondo me non rientra nella disponibilità media del tifoso. Del resto non credo che una birretta e un sandwich allo Merdum Stadium abbiamo prezzi popolari

        • vinz

          ma io sono daccordo con te; per questo dico che e’ inutile reclamare uno stadio di proprieta’ in omaggio con il fantomatico aumento del fatturato per grazia ricevuta. Il fatturato del napoli aumenta se nello stadio di proprieta’ ci portiamo noi soldi, se compriamo le maglie invece di quelle pezzotto. Senno’ e’ inutile fare gli scenziati della finanza.

          Perche’ non impariamo a misurarci?

          • Filiberto Amati

            a parita’ dei costi di panini e bibite c’e’ un intermediaro in meno nel modello diretto, il comune di napoli, e quindi il calcio napoli che fatturerebbe direttamente avrebbe una conto economico piu’ alto.

          • vinz

            scusa mi dici a quanto ammontail fitto che il napoli paga al comune? e poi cosi facile facile mi dici i costi di gestione annuali di uno stadio…cosi cominciamo a parlare di numeri

          • Ferdinando Palermo

            Il Napoli paga un tozzo di pane secco.

          • giancarlo percuoco

            l’assessore Borriello, in una trasmissione radiofonica, disse che il Napoli paga 800mila euro l’anno.

      • Filiberto Amati

        beh se parli per esperienza personale, sei il benvenuto ma non ci mettere tutti nello stesso paniere. Se poi di finanza aziendale non sai niente, non ti venire a lamentare con il sottoscritto!

        • vinz

          io un po ci capisco…! almeno con il buon senso; ma a vedere la come Napoli consuma e come i tifosi del Napoli consumano mi sembra un azzardo lo stadio di propieta’. Ma non lo dico io lo dice una citta’ in cui pure trovare un lavoro normale e’ un impresa

          • Filiberto Amati

            beh se il “buon senso” vuole che a Napoli non si possa fare niente….. ipse dixit

    • Ferdinando Palermo

      ma infatti il problema non è lo strumento, il problema è il ritorno dell’investimento

    • Il Boemo

      Il problema è dove reperire capitali nuovi. IMHO l’unica sarebbe quello di vendere un ramo della società e dunque attrarre gli investimenti di nuovi soci. Non so quanto De Laurentiis sia disposto onestamente.

      • Filiberto Amati

        capitali immobiliari in italia sono facilmente reperibili anche perche’ il mercato non e’ per niente caro, ci sono abbastanza fondi immobiliari che sarebbero disposti a co-investire. Si puo’ anche pensare di quotare il ramo d’azienda stadio in borsa, oppure quotare la societa’ stessa. A Napoli citta’ non credo che ci sarebbe spazio per fare uno stadio comunque….

        • Il Boemo

          Zona est per riqualificare la zona, che era il progetto originale di De Magistris poi naufragato. Fuori Napoli si potrebbe anche finire troppo lontano tipo Torre Annunziata per me improponibile.

          Dal punto di vista finanziario non so quanto il napoli sia pronto per la borsa. Per come siamo abituati basterebbe una di quelle notizie destabilizzanti per vedere cadere le azioni. Fondi immobiliari non so come funziona esattamente ma immagino vogliano avere un ritorno su eventuale investimento.

  • Fabio Milone

    Articolo che non fa una piega, specie nell’amara conclusione che… no, il tifoso Napoletano non sarebbe disposto a fare campionati di livello secondario in virtu’ del domani ricco e florido.
    Anche perche’ la tendenza nella tifoseria e’ sempre piu’ anti-delaurentiisiana, visto che gia’ ora il padrone della baracca viene accusato di braccino corto, di non voler vincere e pensare solo ai suoi interessi.
    Sarebbe interessante sapere a quanto ammontano le famose riserve, che magari potrebbero essere utilizzate per far leva su partners, sponsors, finanziatori e fare assieme lo stadio e il centro per le giovanili?
    Altra domanda che sorge spontanea specie alla luce di quanto sta succedendo in questi giorni rif. ristrutturazione del San Paolo.
    E’ pura utopia sperare che Comune e SSCN trovino una strada (in barba alla burocrazia e all’ego smisurato dei due protagonisti principali) per unire le forze, almeno per lo stadio? 25M dal comune + altri 25-30 dalla SSCN sarebbero una bella cifra che permetterebbe magari l’ingresso in partnership di sponsor e finanziatori terzi.

    • Raffaele Sannino

      E secondo te Aurelio spende tanti soldi per uno stadio dove comunque comanderebbe il comune?Che ripete sempre,”lo stadio è di tutti”,quindi matrimoni, concerti e una inutile pista dove non si fara mai un meeting d’atletica?

  • Daniele Lorusso

    Perché il nuovo stadio dovrebbe aumentare il fatturato? Il fatturato aumenta con l’incremento dei prezzi dei biglietti e dei servizi. Un nuovo stadio non risolverebbe il problema di una città afflitta da un’economia asfittica, insomma non è che avendo uno stadio nuovo, magicamente si troverebbero 80.000 persone disposte a spendere tra i 100 e i 400 euro a partita (80 euro per il biglietto di curva + 20 per panino e birra; per i più abbienti biglietto di tribuna da 180 euro, pranzo al ristorante – stellato -, visita al museo dello stadio 18 euro, acquisto di sciarpa da 40 euro e magari pure maglietta totale 400 euro circa a persona). Questi sono i prezzi inglesi. Quelli di cui invidiamo il fatturato. Il nuovo stadio non ci farebbe diventare inglesi.

    • 26_07_06

      Amaramente concordo. Noi pensiamo sempre che il calcio Napoli possa fare da traino a Napoli città ma è vero solo il contrario come dimostrano gli anni di Maradona (a mia memoria relativamente migliori di questi ultimi decenni dal punto di vista sociale).
      Non mi voglio documentare ma la sparo lo stesso…credo che in “quegli anni li” oltre al SSC Napoli andasse forte anche il Basket a Caserta e la pallanuoto a Napoli solo per rimanere in ambito sportivo. Addirittura la Salernitana mi sembra fosse ad un passo da salire in A, oltre all’Avelino stabilmente in serie maggiore.
      Forse sbaglio ma …………

      • Daniele Lorusso

        Non solo, ma al di là delle fanfare, lo stesso Juventus Stadium che si porta sempre ad esempio, risulta un buco nell’acqua dal punto di vista economico: le cifre dell’anno scorso segnalano introiti per 40 milioni circa (ovviamente non disprezzabili e magari ce ne fossero anche per noi), ma il Milan senza stadio di proprietà e con una squadra allo sbando ne incassa 35. Gli incassi di Arsenal, Manchester, del Bayern Monaco e delle due big spagnole se li sognano. E comunque un abbonamento di curva costa circa 600 euro e per un biglietto singolo ce ne vogliono 75.
        La questione nuovi stadi andrebbe affrontata per decoro, perché non si può continuare a giocare in strutture fatiscenti, ma dal punto di vista economico cambierebbe poco o nulla.
        Anzi, io sostengo che una prova di fattibilità per un eventuale nuovo stadio sia già stata fatta a Napoli: la prima giornata di campionato e la prima di champions, quando la società ha scelto di mettere i biglietti di curva a 40 euro. Risultati: stadio semi deserto e addirittura una mozione in consiglio comunale. E credo anche la pietra tombale su qualsiasi progetto di nuove costruzioni.

        • 26_07_06

          Verissimo anche se l’overdose di calcio in tv secondo me è il male maggiore.
          Però stadi più piccoli, nessun tifoso abituale, perchè economicamente ingestibile, ma una rotazione di pubblico che secondo me cementerebbe anche il rapporto squadra città.

        • Ferdinando Palermo

          bilanci alla mano, al netto delle spese lo Stadium rende 1,5 milioni all’anno, noccioline.

          • Raffaele Sannino

            I populisti mistificatori invece,ci azzuppano alla grande,sullo stadio di proprietà…

      • Dr A

        cmq calcisticamente la regione campania non e’ mai stata messa meglio che un questi anni. Benevento, Avellino e Salerinitana in serie B e Juve stabia (prima) casertana e paganese in lega pro. nella pallanuoto ancora dominiamo. Avellino e Caserta sono 3a e 4a nel basket. la pallavolo e’ un po deludente in questi anni. I tempi della com-cavi Napoli sono finiti da un po! E’ il tessuto sociale che ha ceduto con la crisi del 2008. e non si e’ ripreso! Quindi con il problema che le persone non possono permettersi di andare spesso allo stadio, la partita dovrebbe essere ancora di piu’ trasformata in un evento cosi’ da incentivare le persone ad andare…
        Io vado ogni tanto a vedere l’arsenal per me e’ un po come spendere i soldi per andare quella volta all’anno all’Opera.

      • polytropos

        la verità è che in campania siamo degli straccioni oggi come lo eravamo allora, fatta eccezione per quei 66 miliarducci di euro pubblici che caddero dal cielo subito prima di tutti i successi che hai citato, e di cui avremmo fatto volentieri a meno. toh, oggi è il 23 novembre.

        • Gregorio Baumann

          e perché saremmo degli straccioni (Napoli esclusa, per quanto mi riguarda)? Forse perché dopo essere stati bombardati da americani e tedeschi non ci sono stati dati fondi necessari per una ricostruzione degna di nome? e campiamo dell’arte di arrangiarci da allora? perché io vi ricordo sempre che a Napoli c’è stata una cosa chiamata Belle Epoque prima della seconda guerra.

          • Antonio Baiano

            E tu ti attacchi ai bombardamenti degli americani per giustificare certe situazioni? e cosa ne dici per esempio dei palazzinari selvaggi degli anni ’50 e ’60 (“Le mani sulla città” di Rosi ti dice qualcosa, tanto per fare un esempio), della Camorra, della caduta post terremoto dell’80 e soprattutto dell’atavico clientelismo cialtrone della classe politica nostrana che ha fatto solo danni?

    • Filiberto Amati

      Aumenta il fatturato per vari motivi: durante la partita servizi a pagamento che attualmente sono fatturati dal comune (e.g. parcheggi VIP, catering); puoi crare servizi aggiuntivi per esempio offrendo servizi di publicita’ piu’ complessa che attualmente il comune non ti permette o quando ti permette lo fa appropriando parte del fatturato; puoi crare lounge da fittare/ vendere a societa’, con sale riunioni, ristorazione etc etc che attualmente non esistono e non sono in programma; puoi fittare lo stadio per eventi e quindi incrementare il fatturato durante i giorni in cui non ci sono partire.

  • Roberto Liberale

    L’altro giorno si discuteva tra amici e colleghi circa il prestigio della piazza di Napoli.
    Qualcuno si è spinto persino a paventare che la nostra piazza a livello globale sia così importante da pretendere di arrivare in Champions quasi tutti gli anni, come succede alle grandi d’Europa, e addirittura almeno nei quarti ogni 4-5 anni.
    Di fronte a questa grandeur percepita da molti tifosi napoletani, ho ricordato che a livello di piazze calcistiche europee ce ne sono almeno una ventina più grandi come tifoseria, più importanti come blasone e più costanti come tradizione.
    Almeno 5 o 6 inglesi, 2 o 3 tedesche, 3 o 4 spagnole, le due portoghesi, l’Ajax, il PSG, un paio tra russe e stati ex-URSS, senza neanche menzionare squadre di grandi città belghe, turche, o est Europa che spesso tra le prime 8 in Champions o in finale di Europa League ci sono arrivate.
    E comunque in Italia l’importanza della nostra piazza non può essere considerata certamente superiore a quella di Juve, Roma, Milan e Inter. Almeno per i parametri con cui misurare l’importanza di una squadra tanto da dover pretendere i quarti di CL.
    Se l’approccio del tifoso napoletano resta questo, è inutile sperare di fare un passo indietro oggi per farne due avanti domani.

    • janara69

      Vero

    • Il Boemo

      Dall’anno prosdimo i posti in champions però aumenteranno e il Napoli dovrebbe cercare di approfittarne per piazzarsi stabilmente nella competizione incassano quei 40-50 mln di fatturato in più da reinvestire.

      • Roberto Liberale

        Probabilmente le prime 3 passeranno per meriti di classifica. La quarta in funzione della storia e dei meriti sportivi. Quindi (per ora) per il Napoli cambia poco. Sempre tra le prime 3 deve arrivare.

        • Il Boemo

          Sicuramente una delle tre strisciate arrivando tra prime 4 libera posto a un’altra.

  • Mauri Franksson

    In linea di massima siamo d’accordo. L’unica ricchezza del Napoli è il suo parco giocatori e i tifosi prenderebbero malissimo i mancati investimenti nella rosa che inevitabilmente pregiudicherebbero il nostro rendimento, a maggior ragione in un contesto in cui le milanesi stanno tornando in auge e Torino e Lazio sembrano in crescita.

    Siamo d’accordo.

    Del resto non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. O si investe sulle strutture o si investe sulla squadra.

    Questa è una chiara risposta del Napolista al tifoso medio napoletano che chiede stadio e strutture di proprietà da anni. Legittima, perché il tifoso non bada a spese, come è noto, perché i soldi non li caccia lui.
    Aggiungerei però che da parte del NAPOLISTA e dei suoi seguaci, che si pregiano di essere le sole voci senzienti in mezzo al volgo rozzo e che ragiona di pancia, mi aspetterei a questo punto un enorme MEA CULPA.

    Perché quando si trattava del “grande proggggetto di crescita internazionale” auspicato da Rafa Benitez, il Napolista e gli altri rafaeliti invocavano entusiastici investimenti che neanche il Barcellona.

    Si diceva: “Un club ambizioso deve comprare giocatori all’altezza, creare strutture dove concentrare prima squadra e giovanili, avere uno stadio di proprietà per aumentare il fatturato”. Se lo diceva Benitez allora andava tutto bene. Nessuno si poneva il discorso della FATTIBILITA’ o della plausibilità di una siffatta operazione da parte di una società del nostro livello. Andava fatto e basta, perché era l’unico modo di crescere.
    Era una fesseria, ovviamente, ma allora il problema non ve lo ponevate affatto. Adesso che sono i tifosi cinici e bari a pretenderlo, di colpo la prospettiva cambia.
    Ovviamente avete ragione adesso, sia chiaro. Ma ciò significa anche che avevate torto prima.

  • Mauri Franksson

    Quanto alle rinunce e alla loro fattibilità, mi permetto di aggiungere che forse questo era il momento in cui il discorso si poteva aprire nel modo meno indolore possibile. Invece quest’estate si sono investiti i soldi incassati esclusivamente sul mercato con scelte francamente discutibili.
    Abbiamo speso 125 milioni di euro senza completare la squadra, pur partendo da una buona base, quella della formazione titolare dello scorso anno.

    Eppure magari la metà si potevano già investire sul fronte stadio – tanto per scegliere una voce più significativa sul fronte del fatturato – destinando al mercato l’altra metà.

    E potenzialmente anche il prossimo anno potremmo stornare una cifra consistente, dal momento che presumibilmente potremmo incassare ulteriori introiti Champions (dipenderà anche da stasera, incrociamo le dita), la seconda tranche di higuain e i proventi di una probabile cessione eccellente, quella di Koulibaly.

    Insomma, i soldi in teoria si potrebbero anche trovare. Quella che manca è l’assoluta volontà delle controparti. Quanto alla dubbia redditività di un complesso come il nuovo San Paolo in una realtà depressa come quella napoletana, non è detto. Le risorse si spostano, semplicemente. In Italia la gente non ha smesso di colpo di spendere: semplicemente lo fa nei centri commerciali e non più nei centri storici o nei piccoli negozietti.

    Che sia un bene o un male è un altro discorso. È successo.

    Io sono convinto che un nuovo San Paolo con ristoranti e negozi (con un progetto razionale, con parcheggi etc) diventerebbe un polo di attrazione, ma andrebbe a scapito di qualcun altro, inevitabilmente, soprattutto nel quartiere interessato. Sono questi semmai i calcoli che andrebbero fatti.

  • Ferdinando Palermo

    Il problema è che non c’è alcuna certezza degli “enormi introiti derivanti dalle strutture di proprietà”, anzi è molto probabile una perdita catastrofica.

    • Luigi Ricciardi

      Concordo: uno stadio di proprieta’ diventa fonte di incassi in perenne attivo solo se massivamente utilizzato anche al di fuori degli eventi sportivi e se contribuisce, tra immagine e creatore di un’indentita’ , alla crescita di altri elementi: marketing, merchandising, diritti TV, e cosi’ via.
      Per paradosso (considerando ovviamente le differenze), stadi come il Camp Nou, il Santiago Bernabeu, l’Ajax Arena e altri fanno guadagnare piu’ nei giorni in cui non ci sono le partite che quando si gioca.

      • Filiberto Amati

        Ciao Gigi, in realta’ se guardi i bilanci del Barca e del Real, ti rendi conto che la gran parte della redditivita’ e’ proprio durante la partita.

        • Luigi Ricciardi

          Si, per questo avevo scritto per paradosso. Il senso e’ : il giorno della partita si incassa per l’evento sportivo: biglietti, parcheggi, merchandising, catering, e tutto il resto, ed e’ normale che sia cosi’. Ma nella settimana (e anche in off season) si incassa con eventi, concerti, visite guidate, e altro, e credo che sia questo il valore aggiunto (e vero differenziale) tra lo stadio in affitto e quello di proprieta’.
          Qui in Olanda lo stadio del Vitesse e’ il Gelredome, che credo sia piu’ famoso come arena di concerti che come stadio stesso.

          E vedendo la penuria di tali spazi professionali a Napoli, per concerti o altri sport (pensa a come potrebbe essere usato per altri eventi sportivi sempre off season, come tennis, rugby, ecc. ovviamente con tecnologie tali da salvaguardare il campo da gioco) si vede come forse potrebbe essere una grande opportunita’.

  • Francesco_Milano

    Provocazione (ma fino a un certo punto):
    Ma non si trovano nel mondo 4.000.000 tifosi che versano 50,00 euro?
    4.000.000×50,00= 200.000.000 ed ecco pronto lo stadio

  • Fe.Im.73

    Ma con un mutuo da 20 mln l’anno per 10 anni non si costruisce lo stadio?
    Il problema è che nessuno ha voglia di costruire un nuovo stadio che porterebbe indubbi vantaggi.
    Basterebbe una capienza di 45/50mila spettatori con gli spalti a ridosso del rettangolo di gioco che regalerebbero quei 10/15 punti in più a campionato ogni qualvolta la squadra si trovasse in difficoltà durante le gare.

    • Ferdinando Palermo

      si costruisce, ma dovresti avere 20 milioni di utile a fine anno ogni anno, da destinare al mutuo. Altrimenti deve ridurre il monte ingaggi di 20 milioni, praticamente scendere al livello della Fiorentina.

    • Giuseppe Santoro

      in teoria sì. dobbiamo però vedere se gli istituti di credito concedono il mutuo. Di solito chiedono come garanzie beni immobili. Ed una società come il Napoli, che non ha beni immobili, cosa darebbe in garanzia alle banche? I gol di Milik? gli assist di Insigne? o la passione dei tifosi?
      Anzi, per quanto detto, costruire uno stadio di proprietà potrebbe in futuro garantire alla società proprio la possibilità di poter accedere a prestiti, dando appunto lo stadio come garanzia.

      • Raffaele Sannino

        A parte il fatto che i bilanci delle banche sono zeppi d’immobili dati a garanzia dei prestiti,mi sa che da quest’orecchio i banchieri non ci sentono più…

  • vincy

    Secondo voi allora la Roma fata per 3 anni il settimo posto?

    • Ferdinando Palermo

      lo stadio della Roma non è della Roma, sarà costruito da uno che lo affitterà alla Roma. L’investimento complessivo è di due miliardi e già questo dovrebbe far capire molte cose…

      • vinz

        Lo stadio a Roma (che non si fara’) e’ solo una speculazione edilizia a fare dell’americano

      • vincy

        In verità é più complessa la cosa.

      • Raffaele Sannino

        Statt’accort Ferdinà che ti lanci in un ginepraio..

        • Ferdinando Palermo

          capisci che due miliardi manco il Real Madrid li investe, si tratta di altro evidentemente

          • Raffaele Sannino

            Ovviamente, ma il mio riferimento era per la discussione.

  • Ragionamento che non condivido.
    Improvisamente la carta conta più del campo? Mah

  • erngiu963

    Io 5,6 anni di piazzamenti da E L…sarei capace di sopportarli,per uno stadio di proprietà con centro sportivo annesso…e credo anche la maggior parte dei tifosi!…in questo anni vissuti in “brodo di giuggiole”…non è che poi il palmares societario si sia arricchito tanto insieme al nostro orgoglio di tifosi….quindi magari fosse!!!….tra l’altro non è detto che poi qualche trofeo vinto in questi anni di gaudio magnum non si possa rivincere lo stesso!

  • Sergio Capece

    Non sono affatto d’accordo, una società economicamente sana può reperire le risorse necessarie con un semplice prestito.

    • Ferdinando Palermo

      infatti si tratta di restituirlo più che di ottenerlo

  • Attimo Fuggente

    I CONTI SENZA L’OSTE.
    L’articolo offre degli spunti ma non ne condivido molte premesse: 1)Vendere giocatori per 200 milioni e accontentarsi di lottare per l’Europa League è un discorso fatto con i mumeri di Transfermakt ed è troppo teorico.Nei fatti potrebbe andare molto peggio 2)La partecipazione alla Champions viene vista solo come l’obbligo di avere una rosa di alto livello,ma in realtà è essa stessa una grande fonte di introiti,perciò siamo di fronte ad un circolo vizioso. 3)La situazione tecnica attuale della squadra(aldilà dell’ingannevole annata scorsa) non consente il lusso di una “scelta” gestionale tra risultati o strutture: non siamo un “top club” e al settimo posto possiamo finirci a prescindere,ritrovandoci senza nè strutture nè risultati.4)Oltre all ‘aspetto sportivo e a quello delle strutture, esiste quello della struttura societaria.E’ difficile anche solo immaginare una prospettiva di crescita generale nelle attuali condizioni di quest’ultima.5)La discussione è comunque interessante e anche molti commenti,ma facciamo tenerezza tutti quanti,perchè facciamo i conti senza l’OSTE che a tutto ciò non pensa nemmeno lontanamente. Stiamo in qualche modo fantasticando.La sola prospettiva realistica di crescita sarebbe una capitalizzazione per la quale le modalità possibili sono diverse ,e sono sicuro che a noi starebbero tutte bene.Ma,ho forti dubbi che l’OSTE sia d’accordo

  • aristoteles logatto

    Personalmente speravo,dopo la cessione dell’immonda lota che si investisse l’intera somma in questo senso(infrastrutture da lei descritte). Per cui ben venga ma credo si sia persa l’occasione

  • polytropos

    napoli non è torino, in campania non ci sono mai state realtà imprenditoriali importanti che possano sponsorizzare una squadra di calcio, né c’è una ricchezza diffusa tale che i tifosi possano garantire un flusso di denaro costante nelle casse del club. quanto al rinunciare, non ho scritto che avrei preferito rinunciare ai successi, ma a ciò che successe il 23 novembre 1980.

    • 26_07_06

      Scusa non avevo capito, concordo pienamente con te.