Hamsik e il Napoli si assomigliano: sono bellissimi, ma a volte si smarriscono

Marek e la sua squadra sono capaci di lampi accecanti e di improvvisi blackout. A entrambi manca l’ultimo passo, dopo aver fatto da zero a novanta: arrivare a cento.

Hamsik e il Napoli si assomigliano: sono bellissimi, ma a volte si smarriscono
Hamsik

Il momento per capirlo

Il momento in cui l’abbiano capito è stato quello del lancio per Insigne. Il momento del gol, dell’uno a zero. Tutto bellissimo, anzi di più. Hamsik è il Napoli, e questa non è una notizia. Non è una novità? Nel senso che siamo coscienti del fatto che molto del Napoli dipende da Hamsik. Gira lui, girano tutti.

No, stiamo dicendo un’altra cosa: Hamsik e il Napoli si assomigliano. Anzi, di più: questo Napoli somiglia ad Hamsik. Entrambi sono bellissimi, capaci di strappare e riempire gli occhi. Ma poi, sono pure inconcludenti. Ovviamente è una forzatura, ma ragioniamoci insieme. Nella narrazione comune, magari quella che supera i confini di Bagnoli e San Giovanni a Teduccio (un modo enfatico per dire “oltre Napoli”, che è una zona abbastanza grossa, e che esiste), Hamsik viene considerato come uno che non ha mai espresso il suo vero potenziale. Un quasi fuoriclasse.

Il problema non sono “le grandi partite”

Un prodotto calcistico incerto, irrisolto nel senso di incompiutezza. Certo, su questo giudizio pesa la (benedetta, per noi) decisione di sposare Napoli. Questa scelta deforma la realtà. La nostra, perché Hamsik è giustamente un simbolo, intoccabile e immarcescibile. Ma anche quella degli altri, che magari avrebbero voluto che uno così finisse in un top club internazionale a far vedere le sue doti. Invidia, certo. Ma anche un ragionamento sulle opportunità.

Quindi, chiariamoci. Non stiamo criticando Hamsik, come potremmo dopo una partita giocata così bene, con dati e statistiche complete (ne abbiamo parlato nella nostra analisi tattica) e quella roba che abbiamo visto sopra. No, il punto è un altro. Stiamo constatando che la storia di Hamsik, la sua dimensione, si sta estendendo sul Napoli. Ci stiamo chiedendo se quella sensazione che il capitano dà in alcune partite non abbia finito per contagiare la sua squadra. Non è un discorso di grandi partite: la storia che “Hamsik sparisce” dai grandi incontri è vera solo quando succede. Basti pensare a Besiktas-Napoli, alla finale di Coppa Italia del 2012, a Napoli-Benfica 3-2 e 4-2, a Juventus-Napoli 2-3 del 2009. Certo, è capitato che qualche gara rilevante sia andata male. Ma è capitato a tutti, a chiunque.

Discontinuità, sensazioni

Il discorso che facciamo noi riguarda il senso di Hamsik, la sua caratteristica e improvvisa assenza in un determinato periodo, in una determinata partita. Se proprio vogliamo trovare un difetto a Marek (si può fare, anche se siamo tifosi del Napoli), è quello della discontinuità. Ecco, appunto. La sensazione che dà il Napoli di quest’anno (ma pure quello dell’ultimissima parte dello scorso campionato) fa riferimento a una cosa che potrebbe essere bellissima, che ne avrebbe le opportunità e le capacità. E invece, all’improvviso, si smarrisce. Per un attimo, anche solo e appena una occasione concessa agli avversari, ma lo fa.

Come il suo capitano, un giocatore di gran classe e dai grandi colpi che ha saputo reinventarsi mezzala completa oltre le incursioni a rete. Come il Napoli, che da squadra-simpatia ha saputo evolversi fino a quello che è oggi, un’aspirante grande squadra. Capace di lampi accecanti, ma anche di improvvisi blackout.

Da novanta a cento

Non stiamo mettendo in discussione le doti, la professionalità, l’attaccamento alla causa di Hamsik. Non stiamo nemmeno cercando di individuare e/o risolvere i problemi genetici dello slovacco e del Napoli (anche se sono soprattutto mentali, per l’uno e per l’altro), stiamo solo notando un percorso parallelo ma al tempo stesso sovrapposto, a braccetto. Una crescita continua, un’evoluzione, un’escalation. Da zero a novanta. Manca l’ultimo tratto, più breve e più difficile. Quello che conduce a cento.

Che poi, a voler essere più romantici e fatalisti possibile, il fatto che questa identificazione sia così profonda, radicata, anche in discorsi come questo, è una cosa bella. Nel senso che poi, dovesse saltare il tappo del grande successo, che a quel punto sarebbe di entrambi, immaginiamo insieme la reazione. Di Hamsik, che da irrisolto (a volte anche per noi, con affetto infinito) diventerebbe vincente e basta. Del Napoli, che porterebbe a compimento un percorso praticamente identico. Immaginiamo la loro gioia, la nostra gioia. La gioia di avercela fatta, anche contro se stessi e una dimensione che sembra una condanna. E che oggi li accomuna, li fa assomigliare e camminare insieme. Lì, a pochi passi dal traguardo.

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