Il torneo di calcio organizzato dai santi patroni

L’organizzazione – tra Sant’Ambrogio, San Giovanni, San Pietro e Paolo, e San Gennaro – non si rivela cosa semplice.

Il torneo di calcio organizzato dai santi patroni

Secondo informazioni pervenute da fonti solitamente bene informate, ma che desiderano mantenere l’anonimato, il Padreterno avrebbe concesso ad alcuni Santi protettori di alcune città italiane di organizzare un torneo di calcio con le squadre terrestri.

In realtà c’era la disponibilità ad allargare l’evento anche ad altre città europee, ma una forte squadra torinese aveva chiesto che come coppa venisse messo in palio il Santo Graal. È stata rispettosamente mandata a quel paese (Italia) e non se n’è fatto più niente.

Le città in questione sono: Torino, Milano, Genova, Firenze, Roma e Napoli e i Santi patroni

Avevano il compito/autorizzazione di aiutare a raggiungere i migliori risultati possibili.

Presa questa decisione il Padreterno chiamò Pietro e gli disse di convocare una riunione con tutti i Patroni delle cinque città.

Pietro lo guardò e disse: Tutti?

Tutti, rispose il Padreterno.

Dopo un po’ nella sala riunioni del Paradiso si presentarono tutti.

Tutti qui? Chiese il Padreterno

Questi siamo, risposero in coro i Santi

Erano solo quattro: Giovanni il battista (per Torino, Genova e Firenze), Ambrogio (per Milano), Pietro e Paolo (per Roma), e Gennaro (per Napoli). Infatti nella sua infinita onniscienza (che è anche l’ignoranza delle piccole cose) il Padreterno aveva trascurato che Torino, Genova e Firenze avevano lo stesso Santo patrono.

Questo era un problema. Tuttavia il Padreterno era certo che Santi com’erano non avrebbero fatto imbrogli né consentito che ne facessero i loro assistiti. Soprattutto la cosa fu raccomandata a quella squadra che avendo un nome latino riteneva di dover essere la preferita.

Ma i problemi non finivano qui. Perché tranne Firenze e Napoli le altre città avevano due squadre ciascuna che partecipavano al torneo.

Pur conoscendoli abbastanza bene tutti il Padreterno chiese che ciascuno dei Santi gli spiegasse per quale città e squadra concorresse nella competizione.

Cominciò da Giovanni indubbiamente il più importante, prima di Pietro e Paolo, poi Ambrogio e infine Gennaro che veniva dal Sud.

Il risultato provocò non poco scombino. Non solo perché Giovanni patrocinava tre città, ma perché al loro interno c’erano cinque squadre. Due se le dividevano Pietro e Paolo e due Ambrogio. Solo Gennaro ne aveva una.

Insomma venne fuori che solo Gennaro aveva le condizioni e i requisiti per “proteggere” una sola squadra di una sola città: il Napoli e Napoli.

Il disordine che ne derivò fu sgraditissimo dal Padreterno che prese una decisione irrevocabile: annullare il torneo per manifesta impossibilità di realizzazione; dare un punto a ciascuna delle squadre partecipanti per non scontentare nessuno, ma tre punti a Gennaro e al suo Napoli ai quali veniva anche assegnata la vittoria e una coppa trasportata da angeli.

E così sia.

Poi mi sono svegliato.

 

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  1. Quando c’é di mezzo il pallone non si può mettere la mano sul fuoco x nessuno.
    Un arbitro si macerava x essere stato ammesso immeritatamente in paradiso. Decide di liberarsi la coscienza: “San Pietro, io non posso restare qui, quando arbitravo la Sambenedettese cercavo sempre di aiutarla”. Vabbè, non é una cosa grave. “San Pietro, ma io amavo svisceratamente la Sambenedettese, una volta le ho dato un rigore inesistente”. È cosa da niente, tutti possono sbagliare. “San Pietro, ma allora non capisci, io lo sapevo che non era rigore, è che amo troppo la Sambenedettese”. Guagliò, sei tu che nn capisci niente, entra in paradiso e nn fare storie: io sono San Benedetto!

  2. Visti i fatti…”calcisticamente parlando”…Gennarino nostro dovrebbe farsi dare un po’ di ripetizioni da Giovannino!

  3. Ferdinando Palermo 7 settembre 2016, 16:07

    sfizioso!

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