Citando McLuhan, la comunicazione del Napoli sul web non è né fredda né calda

De Laurentiis cita McLuhan in conferenza ma la comunicazione social del Napoli lascia molto a desiderare.

Citando McLuhan, la comunicazione del Napoli sul web non è né fredda né calda

I giorni caldi dell’affaire Higuain, la temperatura mediatica reale e percepita che segnava valori fuori norma con il susseguirsi di notizie che mutavano di continuo così come gli stati d’animo del tifo partenopeo, logorato da una nuova telenovela estiva.
Quando la trattativa intorno al Pipita viveva giornate di calma apparente, De Laurentiis nella conferenza del 20 luglio da Dimaro pronti-via colse l’occasione per celebrare il web fino a menzionare un totem fra coloro che hanno scritto pagine pionieristiche su tecnologie e mezzi di comunicazione: Marshall McLuhan. Derrick De Kerckhove di McLuhan ne è stato uno degli allievi più noti e Adl ha ricordato di potersi vantare di essere stato il suo primo editore italiano. Internet è il campo verde dei social network e secondo il patron azzurro la rete ha già messo la freccia di sorpasso da tempo su quelli che l’innovazione ha derubricato in media tradizionali, tv e stampa: ma queste parole rispecchiano l’approccio social della società?

Le uscite di De Laurentiis fanno la gioia di quotidiani e palinsesti sportivi, lo stesso non può dirsi dei canali ufficiali degli azzurri specie nel rapporto coi propri sostenitori. McLuhan distingueva i media in caldi e freddi, i primi comportano un coinvolgimento limitato del pubblico già colmo di dati audiovisivi (come nel caso del cinema) mentre i secondi implicano una partecipazione maggiore che includa lo spettatore, o quello che oggi è l’utente. Se De Laurentiis da buon produttore cinematografico può considerarsi un medium caldo, il Napoli tutto – versione web 2.0 – fatica ancora a narrare se stesso, dei suoi successi (ok, tanti diranno che i veri successi sono altri, a qualcun altro scapperà un sadico sorriso, ma storico alla mano ce la passiamo tutt’altro che male), nel villaggio globale di internet non posta in inglese e lo fa sporadicamente in spagnolo (in spagnolo su Twitter è presente un secondo account che non tiene il passo degli aggiornamenti), segno che il file dell’internazionalizzazione dal desktop si sarà perso in qualche cartella.

La social media communication degli azzurri non coglie il potenziale delle dirette live – sognando un giorno quella di una seduta d’allenamento estiva o, ma questo forse è troppo, della sfida all’Anaune – e qui una chance a porta vuota fallita si è presentata nell’ultima serata in Trentino, che inizialmente doveva essere di presentazione della rosa e che clausole di forza maggiore hanno trasformato in serata dance con la presenza di un gruppo di calciatori sul palco a rimediare al cambio di programma.

Senza tralasciare l’assenza di una benché minima cura nella moderazione dei commenti, il Napoli insomma arranca proprio in quella comunicazione orizzontale della rete evocata dal presidente.

Nei giorni caldi del grande addio, il Napoli ha dato un cenno attraverso un sms presidenziale nell’era dei nuovi media, dopo aver smentito il Televideo nell’epoca della tv on demand. Per i più penalizzata in sede di calciomercato dall’esclusiva contrattuale sui diritti di immagine, la società sconta le difficoltà nel vero campo dei diritti d’immagine: la propria immagine social, di chi non si immerge appieno nel flusso e quando lo fa non ha propriamente i tempi di gioco alla Sarri, assistendo inerme alla cesura nel tifo azzurro fra papponisti e non: dopo le parole presidenziali a taccuini, telecamere e tastiere, le bacheche Facebook implosero di improperi per quel “stavi nella m.” trasformato sui news feed al plurale (è il clickbait, stupid) e quindi ha finito col rivolgersi ai milioni di cuori azzurri. Pochi minuti dopo, il Napoli ha risposto postando dopo i prezzi delle due amichevoli di agosto al San Paolo scatenando prevedibilmente una nuova ondata di ingiurie. Una delle due partite, quella di stasera contro il Nizza, è poi diventata gratuita.

La similitudine mcluahniana ci dice che il socialNapoli nel tamtam di voci recente non è stato né caldo né freddo e ai tifosi online non resta che #sololamaglia (ma non la Kombat skin, s’intende).

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  1. Ho lettto con iinteresse e curiosità questo approfondimento. Non il solito articolo sportivo, ma una raffinata e intellettuale disamine di una realtà che stiamo vivendo giorno per giorno. . Mi piace. !

  2. sarò antico, ma solo a me interessa ancora il gioco del calcio?

  3. I social del Napoli sono un bagno di sangue.
    Forse peggiori anche della comunicazione della stampa con Lombardo.

    Da questo punto di vista complimentissimi a Roma e Juve, che fanno dei social uno strumento importantissimo e i frutti si vedono.

  4. Queste sono le cose in cui potrebbe con risorse adeguate fare passi da gigante.

  5. Ohhhhh qualcuno che ne parla finalmente. Il problema è che nella SSC NAPOLI i social non sanno neanche cosa siano. Non vengono lanciati hashtag coinvolgenti, non vengono fatti piani editoriali, non ci sono curiosità, aneddoti, nessun legame con i canali dei tesserati, una TRAGEDIA. E poi l’errore peggiore: scambiare il presidente per la società, da nessun altra parte di vedono account della società che “rilanciano” tweet dell’account del presidente, assurdo!

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