ilNapolista

La Gran Bretagna è fuori dall’Unione Europea: cosa succede ora alla Premier League

La Gran Bretagna è fuori dall’Unione Europea: cosa succede ora alla Premier League

La consultazione referendaria in Gran Bretagna ha spinto il Regno Unit ofuori dall’Unione Europea. Un risultao storico, che non può non avere risvolti nel calcio, soprattutto legato alla dimensione ormai universalmente riconosciuta della Premier come “miglior campionato al mondo”.

Il distacco dai reglamenti comunitari farebbe decadere subito il diritto a soggiornare nei confini dello UK di 332 calciatori di Premier League. Sì, perché le caratteristiche di gestione dei calciatori extracomunitari del massimo campionato inglese sono molto diverse rispetto a quelle del resto d’Europa. La concessione dei diritti per giocare nei club inglesi arriva infatti attraverso un permesso di lavoro, che per i calciatori provenienti da paesi extra-Ue arriva solo dopo la valutazione della carriera internazionale, ovvero del numero di presenze in Nazionale secondo uno schema ben preciso. Questo:

il 30% delle partite giocate se la Nazionale è compresa tra i posti 1-10 del ranking FIFA

Il 45% delle partite giocate se la Nazionale è compresa tra i posti 11-20 del ranking FIFA

Il 60% delle partite giocate se la Nazionale è compresa tra i posti 21-30 del ranking FIFA

Il 75% delle partite giocate se la Nazionale è compresa tra i posti 31-50 del ranking FIFA.

Rendendo extracomunitari tutti i calciatori non britannici, questi parametri si adatterebbero a tutti gli stranieri. Per la legge dei grandi numeri, ma pure per una statistica verificata, ecco che moltissimi calciatori non titolari con le loro rappresentative uscirebbero fuori dalla zona “verde” delimitata da questi parametri. Karren Brady, vicepresidente del Weest Ham nonché uno dei volti della campagna per restare in Europa, ha scritto ai club, mettendoli in guardia sulle «conseguenze devastanti» per il calcio d’Oltremanica, a maggior ragione alla vigilia dell’entrata in vigore del maxi-contratto per la cessione dei diritti tv.

Le conseguenze, oltre a una limitazione “pura” del mercato per i motivi di cui abbiamo appena detto, potrebbero riguardare anche motivazioni squisitamente economiche: il crollo della sterlina, infatti, favorirebbe l’acquisto dei giocatori dal campionato inglese, finendo per avvantaggiare gli altri campionati europei. Inoltre, una modalità non così automatica di acquisizione per i calciatori europei renderebbe più forte il regime di tassazione meno elastico l’ingresso di nuovi calciatori e quindi di nuovi, potenziali contratti di sponsorizzazione. I risultati della Brexit sul calcio così come oggi vengono potenzialmente calcolati non sono a brevissimo termine, ma diventerebbero attivi e visibili solo a partire da un periodo di due anni. Il tempo necessario per scongiurare o almeno limitare gli effetti immediati della scelta referendaria, e per trovare un accordo per equiparare in qualche modo i calciatori europei con quelli inglesi, come avviene in tutta Europa. È una scelta necessaria per il bene di tutto il calcio europeo. Non solo quello del “campionato più bello del mondo”.

ilnapolista © riproduzione riservata