Il calcio spiegato con le pagelle

Il calcio spiegato con le pagelle

Il calcio, oltre a essere un bellissimo sport, è il terreno di coltura ideale per un nerd. Numeri, statistiche che si accumulano, una mole di dati da interrogare, sempre che abbiano da dire qualche cosa, ovviamente. Tra le statistiche meno considerate, eppure così importanti per il giocatore di fantacalcio come per il data manager, ci sono sicuramente le pagelle dei calciatori.

È possibile condensare in un voto la prestazione di un giocatore e, analizzando questi dati, c’è qualche regolarità che emerge e che merita di essere raccontata? L’occasione di dare una risposta a questa domanda ci viene da un dataset unico che abbiamo costruito raccogliendo le pagelle, partita per partita, di tutte le squadre di serie A nel corso di 3 stagioni: 2012-2013, 2013-2014 e 2014-2015. È un lavoro certosino, maniacale, fatto con la passione di chi cerca, tra le anonime pieghe di numeri e monotoni giudizi che si alternano tra un “6: senza infamia e senza lode”, “6,5: stantuffo di centrocampo, corre inesauribile al servizio della squadra”, “4: ectoplasma”, una qualche verità a metà strada tra la cabala e la giustizia divina. Il fascino innegabile del voto ci riporta indietro nel tempo, a contestare ancora quella sufficienza risicata nel tema di italiano che ci brucia nel petto, desiderosi di una redenzione a colpi di mezze rovesciate ed euro-goals.

Il nostro dataset comprende 38 partite di campionato, per tre stagioni e 25 squadre che si sono alternate in serie A. In totale, includendo alcuni buchi dovuti all’impossibilità di reperire il dato, il database finale include 2263 osservazioni che, sostanzialmente, costituiscono la media voto per ruolo e partita dopo partita. I voti sono tratti dai tre principali quotidiani sportivi nazionali (Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport e Tuttosport) e sono, dunque, una media complessiva.

Per prima cosa, una domanda interessante cui rispondere è: c’è qualche ruolo che, significativamente, mostra voti più alti degli altri? La tabella 1 mostra un semplice confronto tra le medie voto per ruolo, sul totale delle partite considerate:

Tabella 1

Portiere

6,11

Difesa

5,81

Centrocampo

5,94

Attacco

5,98

L’evidenza interessante è che, da un punto di vista statistico, e la differenza è significativa in tal senso, l’unico ruolo che mostra voti mediamente più elevati è quello del portiere.

Vale insomma sia il vecchio adagio di Ligabue, per cui “una vita da mediano/da chi segna sempre poco/che il pallone devi darlo/a chi finalizza il gioco/una vita da mediano/che natura non ti ha dato/nè lo spunto della punta/nè del 10 che peccato”, sia la giusta considerazione che il poeta Umberto Saba rende al portiere e alla sua solitudine lirica. Perché? Forse per il fatto che, di tutta la squadra, il portiere è l’unico che costituisce un ruolo individuale. La prestazione di un portiere è meno dipendente da quella dei compagni di squadra e, di conseguenza, più facilmente misurabile.

O forse una spiegazione risiede anche nella constatazione che il portiere, più di altri, è vicino alla fine dell’azione. Salvare la porta o subire un goal è direttamente legato al risultato della squadra, mentre un tackle vincente o un assist al bacio, per quanto pregevoli gesti tecnici, sono meno salienti agli occhi di chi valuta. Se così fosse, tuttavia, anche per gli attaccanti si dovrebbe osservare una qualche differenza di media rispetto a centrocampisti e difensori, data la loro natura di finalizzatori: eppure non è esattamente così.

In questo senso, ci sono d’aiuto le distribuzioni per ruolo:

Questi grafici, oltre a mostrare come la prestazione del portiere sia molto centrata sul 6 (in effetti, la sufficienza è una specie di opzione di default per il portiere che non viene impegnato dagli avversari), evidenziano come gli attaccanti, pur avendo una media voto simile a quella di difensori e centrocampisti, presentino una varianza più elevata.

La punta, insomma, rispetto al difensore o al regista, incontra una maggiore variabilità di voto, che si estende dal 4 fino al 9. È più facile che, per il bomber, emergano o un votaccio o un super voto di fronte a una prestazione monstre. La tripletta di Cristiano Ronaldo contro il Wolfsburg è molto più evidente, in un certo senso, della regia spesso illuminata ma meno eclatante di un Koke dell’Atletico Madrid.

Il nostro dataset ci consente di verificare anche la variabilità della prestazione di una squadra nel corso del campionato: i voti sono più alti all’inizio o quando la stagione è prossima alla conclusione? In questo caso, non sembra esserci uno scostamento particolare, anche se il trend favorisce leggermente le partite della prima metà della stagione, forse a cogliere, in termini di sforzo dei giocatori, una maggiore freschezza, tipica all’inizio del campionato.

Volendo scendere nel dettaglio delle squadre, invece, in serie A, che si contendono il campionato, abbiamo considerato la media voto per ruolo di Juventus, Milan, Inter, Roma, Lazio, Fiorentina e Napoli:

 

Qui emerge chiaramente lo strapotere della Juventus, nel corso di queste ultime 3 stagioni: è l’unica squadra per cui ogni ruolo, mediamente, ottiene un voto superiore alla sufficienza. Spiccano, tra le altre squadre, le prestazioni sopra le righe di super-Handanovic per l’Inter, nonché le ottime prestazioni, a livello di reparto, per l’attacco di Roma e Napoli.

Una curiosità importante che il nostro dataset ci consente di investigare, a livello puramente descrittivo, è l’eventuale impatto sulla performance dei giocatori di un cambio di allenatore.

Abbiamo, infatti, individuato, nei tre campionati passati, le squadre che, nel corso della stagione, hanno cambiato allenatore (alcune, come il Palermo, lo hanno cambiato anche più di una volta), cercando di rispondere alla domanda: c’è qualche differenza significativa tra le prestazioni della squadra prima e dopo il cambio dell’allenatore?

La questione meriterebbe di essere indagata a livello inferenziale con qualche modello econometrico, ma le prime statistiche puramente descrittive ci dicono qualche cosa che la letteratura scientifica ha già più volte verificato, in differenti campionati: non sembra esserci un vantaggio che deriva dagli esoneri.

L’evidenza descrittiva, semmai, ruolo per ruolo, mostra che ogni reparto, per le squadre che cambiano allenatore, peggiora la prestazione media dopo che il cambio sulla panchina è avvenuto.


Tabella 2

 

Media voto

 

 

Squadra prima di cambiare allenatore

Squadra dopo cambio allenatore

Portiere

6,12

6,11

Difesa

5,83

5,74

Centrocampo

5,97

5,86

Attacco

6

5,89

 
Dite qualcosa a Zamparini: al di là della compulsione che lo porta a cambiare panchina con la stessa frequenza con cui lo si fa per la tovaglia in tavola, non sembra essere la migliore delle decisioni possibili per chi amministra una squadra di calcio.

 

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