Chiamatemi vittimista, ma con la prova tv il Napoli avrebbe almeno sei punti in più

Chiamatemi vittimista, ma con la prova tv il Napoli avrebbe almeno sei punti in più

Chiedete al prof Paolo Crepet, psichiatra noto ai media, se c’è differenza tra una “vittima” e un “vittimista”. Secondo me esiste, la differenza, eccome se esiste. I giornalisti e i pensatori fanno a gara per dire e scrivere: “Il Napoli ha perso meritatamente a Milano contro l’Inter”. I napoletani hanno il complesso del vittimismo, hanno paura di nascondersi dietro un presunto alibi di arbitraggi sfavorevoli, episodi negativi, squadre che giocano contro di noi la partita della vita salvo sbracarsi nel match successivo. Io questo complesso non ce l’ho. Sono napoletano non dico fiero di esserlo, ma consapevole delle caratteristiche (sottolineo: caratteristiche, non difetti) della napoletanità.

Per questo campionato ho rinunziato, causa mancanza di tempo, alla mia rubrichetta sull’analisi delle pagelle. Il Napoli andava fortissimo e non mi vergogno a dire che ho pensato: “Non scrivo e il Napoli vince? Ma non scriverò mai più”! Farei qualsiasi cosa per la mia squadra del cuore. Oggi, però, mi sento obbligato ad andare controcorrente. Il gol di Icardi era in nettissimo fuorigioco. Il secondo gol dell’Inter è stato frutto di una partita dove gli azzurri hanno dovuto sbilanciarsi in avanti. Sommessamente chiedo ai grandi esperti di calcio: ma quali parate determinanti di Reina ricordate?

“Calcio piccolo”: mio figlio ormai da sette anni gioca a calcio, lo seguo spessissimo e vi assicuro che quando la sua squadra, ingiustamente, va sotto di un gol, la partita cambia. “Calcio dei grandi”: non a caso la rimonta del Liverpool di Klopp, di qualche giorno fa, è passata alla storia. L’eccezione che conferma la regola. Diciamola tutta: nessuna tesi di complotto contro di noi, però gli arbitri contro di noi hanno sempre quel “pelino di cazzimma” che ci inguaia. Non rimesto nel pentolone le immagini di Bonucci che esce indenne da un’aggressione verbale ai limiti del fisico contro il giudice di gara, della mancata espulsione di Alex Sandro, delle quattro giornate di squalifica poi diventate tre (“Com’è buono, Lei”, direbbe il buon rag. Fantozzi), di un’Udinese che contro di noi sembrava il Real Madrid per poi ridiventare armata Brancaleone sette giorni dopo.

Insomma, non è bello piangersi addosso e si devono riconoscere i propri limiti. Vero. Sacrosanto. Allora lo dico in altro modo. All’inizio del campionato, Gianni Mura leggeva la famosissima quasi sacra palla di lardo e dava al Napoli solo il 5 per cento di possibilità di vincere il campionato. Ergo, se arriviamo secondi (non fate i pessimisti, siamo ancora là) è un grande risultato. Ma consentitemi di dire che se la “prova tv” arriverà mai in serie A, dando all’arbitro la possibilità di capire meglio rivedendo le immagini in diretta, il Napoli avrebbe almeno sei punti in più e la Juventus qualcuno di meno. Fate un po’ voi i conti. Forza Napoli, sempre, sei riuscito a vincere solo con Diego Armando Maradona, il più grande di tutti che nemmeno gli arbitri potevano sconfiggere. E ora chiamatemi pure vittimista. Accetto anche il “chiagnazzaro”.

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