Il calcio è anche un lavoro, all’università per diventare dirigenti sportivi

Il calcio è anche un lavoro, all’università per diventare dirigenti sportivi

Domani, lunedì 7 marzo, alle ore 15, nell’aula magna del Dipartimento di Scienze Sociali della Università Federico II (vico Monte di Pietà) si svolgerà il laboratorio per la formazione di nuovi dirigenti e operatori dello sport, organizzato in collaborazione con l’Asd Napoli Calcio femminile e maschile. Interverranno la direttrice del dipartimento Enrica Amaturo, i docenti Luca Bifulco, Luciano Brancaccio, Francesco Pirone, gli assessori al Comune di Napoli Ciro Borriello ed Alessandra Clemente, il presidente e il direttore generale del Napoli Carpisa Yamaay Raffaele Carlino e Italo Palmieri, l’ex presidentessa della Lazio femminile Elisabetta Cortani. Modera il giornalista Max Bonardi. 

Una domanda crescente di professionalità

La pratica del calcio rappresenta un fenomeno di massa che riguarda l’area metropolitana di Napoli come il resto del territorio nazionale. Stando ai dati più aggiornati della Figc (Federazione italiana gioco calcio) sull’attività agonistica ufficiale (ReportCalcio, 2015), nel 2014 si sono registrati 1,4 milioni di tesserati tra calciatori (1,1 milioni), tecnici (23 mila), forza arbitrale (34 mila) e dirigenti (241 mila). Il calcio, com’è noto, rappresenta lo sport più praticato e seguito in Italia: nella stagione 2013-2014, in circa 12 mila campi di calcio si sono giocate quasi 600 mila partite ufficiali. Guardando alla regione Campania nel 2014 sono registrate alla Figc 3.900 squadre per 75 mila tesserati che hanno giocato su 608 campi accreditati. Inoltre, le attività giovanili ufficiali hanno coinvolto in un anno 58 mila giovani, dai 5 ai 19 anni, dalla categoria “piccoli amici” ai “juniores”. Si tratta quindi di un campo di attività esteso, radicato nel territorio e in costante crescita in cui c’è un elevato potenziale di occupazione e di sviluppo professionale.

È ormai da decenni che il calcio e i settori a esso collegati si sono fortemente professionalizzati. La formazione fornita dalle istituzioni dello sport sta seguendo questo processo, ciò nonostante nelle società di calcio più dinamiche si registrano nuove esigenze che le attuali figure tecniche – educatori, istruttori, psicologi dello sport – non sempre sono in grado di affrontare adeguatamente. Ciò accade anche perché spesso si adottano approcci focalizzati sull’individuo che trascurano la complessità degli ambienti dove si pratica lo sport e le dinamiche che collegano l’attività sportiva ad altri campi della vita sociale. Si registra, quindi, un bisogno di ricerca e formazione per la definizione e la formazione di nuove figure professionali – dirigenti e operatori – in grado di agire in quelle aree di attività dove più sensibili sono le carenze organizzative e professionali. Ciò richiede la sperimentazione di nuovi approcci, definiti a partire dall’analisi sociologica dei contesti sportivi, e una più stretta collaborazione tra il mondo dello sport e quello accademico.

Un’esperienza di collaborazione tra mondo sportivo e università

L’esigenza di professionalizzazione è stata avvertita dalla Napoli Calcio Femminile & Maschile che, attiva dal 2003 a Napoli, ha sviluppato un percorso di crescita e qualificazione nella formazione calcistica all’avanguardia che le ha consentito di svolgere attività agonistica ad alto livello insieme a un impegno costante nel campo sociale. L’esigenza avvertita dalla Napoli Calcio FM è oggi di sviluppare, su base scientifica, nuovi approcci alla gestione della squadra, in grado di fornire gli elementi per la comprensione e la gestione delle relazioni interne ed esterne alla società sportiva: il gruppo sportivo, la struttura societaria, le famiglie, i gruppi dei pari, la comunità locale, le istituzioni, gli stakeholder e i media.

Tra le figure tecniche e professionali già codificate non esistono profili specificamente orientati verso questi aspetti gestionali, per questo motivo è stata avviata la collaborazione con il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, diretto dalla professoressa Enrica Amaturo, per definire attraverso il gruppo di ricerca formato dai professori Luca Bifulco, Luciano Brancaccio e Francesco Pirone un percorso di ricerca e formazione in grado di definire il profilo di conoscenze, abilità e competenze necessarie a nuovi professionisti del settore. Il Dipartimento di Scienze Sociali si propone di sviluppare un approccio di analisi e intervento di tipo sociologico, focalizzato in particolare sui processi relazionali, culturali e comunicativi e attento all’integrazione dei fattori strutturali del contesto sociale locale.

Questa attività, attraverso l’attivazione di tirocini che coinvolgono gli studenti dei corsi di laurea del Dipartimento, consente di realizzare attività di ricerca e specifici percorsi formativi per laureati e laureandi. In particolare si attivano tirocini curriculari di formazione e orientamento per i laureandi dei corsi di laurea magistrali in «Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica» e in «Politiche sociali e del territorio» al fine di agevolare le loro scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro, con un momento di alternanza tra studio e lavoro. Mentre per i laureati degli stessi corsi di laurea si prevedono esperienze di formazione al lavoro sul campo che oltre alla professionalizzante, si propongono anche di sostenere l’inserimento dei giovani laureati nel mondo del lavoro in un settore che, come anticipato sopra, ha elevate potenzialità di crescita ed esprime una sensibile domanda di nuove professionalità per accompagnare la strutturazione, la qualificazione e la crescita delle associazioni sportive.

Riflessioni preliminari e primi rilievi empirici

Il contributo del dirigente con competenze sociologiche si sviluppa principalmente in due direzioni. Da un lato c’è il lavoro ordinario incastonato in un ruolo tipicamente dirigenziale. Si tratta di dare un apporto concreto alle attività degli altri dirigenti, attraverso compiti diversificati: si aiuta il club nelle funzioni organizzative, nella conduzione delle minute questioni di campo, così come nella gestione delle squadre e della quotidiana vita di gruppo. Dall’altro lato vi è un lavoro di tipo analitico, che osserva le dinamiche interne alla società calcistica (volendo nel suo integrarsi anche col mondo esterno) e studia le relazioni tra tutti gli attori in gioco: dirigenti, allenatori, ragazzi/e, genitori, ecc. Ciò al fine di migliorare tutto il complesso di interazioni che si sviluppano, per aumentare le capacità organizzative complessive, gestire le tensioni e creare un clima di benessere.

I primi rilievi empirici ci stanno fornendo importanti informazioni per formalizzare più precisamente le caratteristiche di nuove figure professionali, individuando nel concreto il fabbisogno delle scuole calcio e dei club giovanili, e – cosa fondamentale – le linee di intervento che i saperi e le competenze sociologiche consentono, con l’obiettivo di agire sulle interazioni tra le varie componenti. Innanzitutto, competenze e saperi sociologici possono aiutare nell’analisi dei flussi comunicativi tra dirigenti, tecnici e tutte le figure dello staff, individuando le problematiche di un’organizzazione complessa e i vari intoppi nella circolazione di informazioni. Questo vuol dire, a esempio, capire come mai le disposizioni della dirigenza non ottengano il risultato atteso o come mai alcune informazioni rilevanti sulla gestione del lavoro quotidiano delle squadre possano arrivare in maniera incompleta ai quadri dirigenziali, non consentendo la definizione di misure adeguate. Un tipo di rilievi che la sociologia e la scienza dell’organizzazione aiutano a calibrare.

Altri due campi di riflessione e intervento, che la preparazione sociologica contribuisce ad analizzare e affrontare, sono la gestione dell’ambiente mediale (social network, in particolare) e delle questioni concernenti il corpo e la sessualità. Non in un’ottica di mero disciplinamento dei/lle giovani calciatori/calciatrici, ma della comprensione di modalità di equilibrata definizione delle relazioni tra i vari attori – genitori compresi. Vale a dire, in sintesi, come fare in modo che l’uso dei nuovi media e la conduzione della sessualità possano esprimersi in un clima di interazioni serene e improntate al benessere individuale e collettivo.

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