Il rischio che il Napoli di Sarri ci stia abituando troppo bene

Il rischio che il Napoli di Sarri ci stia abituando troppo bene
Maurizio Sarri

Fino a qualche anno fa guardavo le partite di Champions League e ricordo perfettamente la sensazione che mi provocavano. La velocità con la quale veniva giocata la palla, la rapidità di pensiero dei singoli, i passaggi di prima eseguiti a memoria, l’organizzazione di gioco che traspariva chiara dallo schermo della tv, facevano si che la considerazione che prendeva prepotentemente posto tra i miei pensieri recitasse, più o meno, “mamma mia, questo è un altro sport rispetto a quello che siamo abituati a vedere”.

Ieri sera, forse perché ci sono un bel po’ di volti noti, forse perché è una partita tra due grandi compagini ma soprattutto perché è la partita proposta in chiaro da Mediaset, ho guardato Psg-Chelsea. La prima considerazione tratta è che, tutto sommato, i telecronisti attualmente disponibili sul mercato, fatta salva l’inimitabile vetustà di quelli pagati dal canone in bolletta, sono mediamente di un livello simile e per cui non ha molto senso il mio continuo criticare quelli di Sky. Ovviamente mi riferisco alla figura professionale del telecronista e non quella dell’opinionista in quanto non ho nessuna intenzione di cambiare idea sulle puntualmente inopportune affermazioni di Massimo Mauro.

La seconda considerazione è quella relativa all’ex: vedere Cavani entrare dalla panchina, dopo pochi istanti metterla alle spalle di un mr. Bean vestito di giallo che fino a quel momento aveva svolto il suo ruolo meglio di Pino Batman Taglialatela, e vederlo esultare con un’altra maglia mi ha provocato quella sgradevole sensazione che si prova quando incontri la tua ex, con la quale ti eri pure lasciato male, con il suo nuovo compagno.

La terza considerazione, dettata probabilmente dalla delusione ancora non del tutto smaltita dopo sabato sera, è relativa alla qualità del gioco espresso attualmente dal Napoli. Nonostante non ci fossero maglie azzurre (o rosse) in campo, la sensazione è stata, infatti completamente opposta a quella descritta all’inizio. Ho avuto la netta sensazione di vedere una partita all’altezza di quelle che il Napoli ci ha abituato a vedere quest’anno. Ho riflettuto piuttosto su come, molto spesso, guardando partite di altre squadre, mi capiti sempre più spesso di pensare cose del tipo: “ma perché non la mette filtrante?”; “perché il terzino non si sovrappone?”; “come mai l’esterno non taglia?”; “ma guarda quella linea com’è bassa”. La verità è che, al contrario di qualche anno fa, ci siamo abituati a vedere la nostra squadra giocare al calcio ad altissimi livelli. Vediamo finalmente la nostra squadra esprimere il gioco che abbiamo sempre sognato.

Se dal punto di vista immediato e di facile lettura questa è una cosa eccezionale, da un altro punto di vista, bisogna considerare che può diventare pericolosa. Ci siamo abituati e l’abitudine, come recitava un antico adagio, porta alla trascuratezza e la trascuratezza ti può mettere in condizione di pericolo. Sebbene i tifosi siano maturati tantissimo insieme con la squadra e la società, l’abitudine a vedere un calcio di altissimo livello può portare a trascurare la storia recente e a dimenticare la strada percorsa e il punto dal quale si è partiti e questo comporta il pericolo dell’insoddisfazione perenne. Essere insoddisfatti di questa squadra e dei risultati che sta ottenendo sarebbe un delitto imperdonabile. Vedere che il nostro Jorginho, che fino all’anno scorso la maggior parte dei tifosi e degli addetti ai lavori aveva bocciato senza molti complimenti, stasera non avrebbe sfigurato se avesse giocato al posto di Verratti, deve riempirci di orgoglio e di soddisfazione. Poter dire che Lorenzo Insigne, che molti avevano etichettato come cuozzo incapace arrivando perfino a fare discriminazione territoriale in quanto di Frattamaggiore e non di Napoli, non avrebbe sfigurato al posto di Di Maria, ci deve riempire di gioia e di speranza. Considerare che tutto questo è avvenuto grazie al ritorno di Reina, al rinforzo di Allan, alla scoperta di Hysaj ma, soprattutto, al lavoro del mister nel quale in pochi credevano, ci deve riempire di gratitudine anche di fronte ad una sconfitta immeritata. I tremila che erano a Capodichino sabato sera e tanti altri tutto questo lo avevano ben chiaro. A tutti gli altri si sta palesando più lentamente ma, senz’altro, in maniera altrettanto chiara.

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